martedì 30 settembre 2025

Questo articolo ci è stato segnalato da Lorenzo Tommaselli.

Tra prudenza e profezia: come Leone XIV dovrebbe comportarsi per seguire le orme di Francesco

José Carlos Enríquez Díaz

Fin dall’inizio del suo pontificato, Leone XIV ha dimostrato un mix di continuità sociale e prudenza dottrinale: ha annunciato che manterrà gran parte dello slancio pastorale e sociale ereditato da Francesco, ma senza promuovere cambiamenti immediati in questioni delicate come l’ordinazione delle donne, il matrimonio egualitario o il riconoscimento legale delle persone trans.

La sfida, quindi, non consiste nel ripetere gesti identici, ma nel discernere quali atteggiamenti e decisioni concrete possano conservare lo spirito profetico del papa defunto senza ledere la prudenza che il nuovo pontefice sembra preferire.

In questo senso, Leone XIV dovrebbe mantenere l’audacia pastorale che aveva caratterizzato il suo predecessore. Francesco ha concentrato la sua attenzione sui poveri, sulla presenza in zone di conflitto e su gesti che interrompevano la routine clericale. Questa linea può reggersi solo con azioni equivalenti: visite in territori in guerra, denunce pubbliche contro le ingiustizie, accompagnamento ravvicinato di migranti e sfollati. Il Vangelo si annuncia con la parola, ma soprattutto con una presenza audace, con il gesto concreto che mette a disagio coloro che preferiscono una Chiesa autoreferenziale.

Parallelamente, la sinodalità deve diventare un metodo concreto, non un’etichetta. Francesco ha avviato processi di ascolto in tutto il mondo, ma il rischio è che finiscano per essere diluiti in documenti che non cambiano nulla. Leone XIV avrebbe bisogno di rendere trasparenti i lavori, di rendere pubblici i progressi delle commissioni e di spiegare pubblicamente i dibattiti teologici, come quelli sul diaconato femminile. Solo così si eviterà che la sinodalità venga percepita come un mero slogan senza conseguenze.

Un ambito particolarmente delicato è l’inclusione istituzionale della donna. Il nuovo papa ha espresso chiaramente che non intende modificare la dottrina sul sacramento dell’ordine, ma può certamente compiere passi significativi nella vita interna della Chiesa. Ampliare la presenza delle donne negli organi decisionali, non in maniera simbolica, ma con potere reale, sarebbe un modo concreto per rispondere a una legittima istanza. La chiave sta nel non cadere in una clericalizzazione forzata, ma nel potenziare leadership laicali che riflettano la ricchezza di tutto il Popolo di Dio.

È inoltre essenziale tracciare con chiarezza il confine tra dottrina e pastorale. Il mancato riconoscimento ufficiale del matrimonio tra persone dello stesso sesso da parte della Chiesa non dovrebbe significare l’abbandono delle persone che vivono realtà diverse. Qui si gioca gran parte della credibilità del nuovo pontificato: il mantenimento dell’insegnamento tradizionale non impedisce il dispiegamento di una pastorale di accompagnamento credibile che offra sicurezza, riduca improvvisazioni e dimostri, attraverso i fatti, che nessuno è escluso dall’abbraccio della Chiesa.

Nella comunicazione, Leone XIV deve ricordare che «fare casino» non significa alimentare uno spettacolo, ma piuttosto provocare la coscienza morale. Francesco ci è riuscito con gesti che sconcertavano e costringevano a pensare: una telefonata, una visita inaspettata, una frase diretta in un’omelia. Il nuovo papa può seguire questa strada con gesti significativi che sconvolgano le strutture di potere e scuotano le coscienze, senza dover cadere preda del rumore mediatico che polarizza e divide.

La questione delle nomine episcopali sarà decisiva. Qui è in gioco gran parte della continuità con Francesco. Non basta scegliere uomini di solida dottrina; è essenziale che siano pastori vicini, che abbiano l’odore delle pecore, come diceva Bergoglio. In Spagna, ad esempio, Fernando García Cadiñanos, vescovo di Mondoñedo-Ferrol, è diventato un esempio di questa vicinanza: un pastore che non ha paura di scendere in strada, di dialogare con la gente comune e di confrontarsi con le realtà sociali del suo ambiente. Se le nomine future seguiranno questo profilo, sarà garantita una Chiesa più viva e coerente con il messaggio evangelico.

Anche la trasparenza e la riparazione sono ineludibili. Non ci può essere pausa nell’affrontare gli abusi o nella responsabilità finanziaria. Una Chiesa che denuncia la corruzione e l’ingiustizia nel mondo, ma non purifica a fondo la propria casa, perde ogni autorità morale. La continuità profetica dipende dalla coerenza interna.

A questa situazione si aggiunge una sfida sempre più urgente: la carenza di preti. In molti luoghi sono state create unità pastorali che, lungi dal rivitalizzare la vita cristiana, finiscono per essere strutture fragili che sfiniscono i preti e disperdono i fedeli. Il rischio è quello di ridurre la missione ad una mera gestione amministrativa. Per affrontare questo problema, il papa dovrebbe recuperare con vigore la visione conciliare: tutti i battezzati partecipano al sacerdozio comune. Questo non cancella la differenza con il ministero ordinato, ma ci ricorda che la missione evangelizzatrice non dipende solo dal clero.

La risposta sta nel formare laici e laiche con una seria preparazione teologica, spirituale e pastorale, affinché possano animare le comunità, accompagnare i processi e sostenere la fede anche senza la presenza costante di un prete. Non si tratta di sostituti improvvisati, ma di ministeri stabili e riconosciuti, che già esistono nella Chiesa e che potrebbero essere ampliati con creatività. Allo stesso modo, il futuro esige comunità vive più che grandi strutture: piccoli gruppi ma impegnati, capaci di pregare, servire ed annunciare. Che ogni comunità, anche senza la messa domenicale, sia un centro del Vangelo.

Ciò implica l'assunzione di una vera corresponsabilità. I laici non ci sono per «aiutare il prete», ma per condividere con lui la missione. Questo significa prendere decisioni, pianificare la cura pastorale, gestire risorse e portare il Vangelo nella vita quotidiana. La Chiesa deve smettere di pensarsi come una rete di parrocchie gestite da preti e iniziare a vivere se stessa come un popolo in missione, dove ogni battezzato sa di essere responsabile dell’annuncio della fede e del sostegno della comunità.

Allo stesso tempo, è necessario accompagnare la riflessione teologica con misure istituzionali. Non basta aprire dibattiti; occorre creare risorse e spazi affinché teologi, pastori e laici possano lavorare insieme. E la comunicazione deve essere franca e pedagogica: spiegare perché si mantengono certi limiti dottrinali, ma anche cosa la Chiesa offre a coloro che si sentono ai margini.

La continuità prudente può dare stabilità ma, se viene percepita come tiepidezza, il pontificato perderà forza. L’unico modo per seguire Francesco è recuperare il suo criterio di coerenza tra parola e vita: coraggio pastorale, fedeltà teologica e ascolto efficace.  Se Leone XIV riuscirà a coniugare gesti che mobilitino, un dialogo che non si chiude ed una trasparenza che ripristina fiducia, potrà onorare l’eredità francescana senza riprodurla pedissequamente. E dimostrerà, alla fine, che la profezia cristiana non dipende dalla velocità del cambiamento, ma dalla profondità della testimonianza.
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Articolo pubblicato il 20 settembre 2025 nel sito «Ataque al poder»
(http://www.ataquealpoder.es)
Traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli