Trump e
la deportazione dell’uomo
Del modo di 'governare' di Donald Trump sappiamo tutto, o quasi. Sappiamo ad esempio che a parte le sue passate rivendicazioni di sovranità su territori stranieri - Groenlandia e Panama, passando per il Canada, candidato a diventare il 51/o Stato a stelle e a strisce – e l'uso dei dazi come arma per praticamente tutti i Paesi del mondo, ha mostrato una particolare cura nell'inasprire le misure per ridurre la presenza di migranti negli Usa. E ha manifestato un particolare accanimento nel punire in America Latina i Paesi considerati violatori dei diritti umani e strumenti del comunismo come Cuba, Venezuela e Nicaragua. Tuttavia Trump pur essendo un promotore del sovranismo di destra mondiale (a cui guardano l'ex presidente Jair Bolsonaro in Brasile, il presidente argentino Javier Milei, quello salvadoregno Nayib Bukele e il premier ungherese Viktor Orban non agisce per convinzione ideologica, ma adotta decisioni che ritiene fondamentali per ottenere l'approvazione dei cittadini americani. Ed è arrivato ad accanirsi mesi fa - senza che i media internazionali ne abbiano sottolineato il potenziale drammatico effetto – con Haiti e i suoi cittadini emigrati negli Usa dopo il devastante terremoto che ha sconvolto il Paese nel 2010. Lo ha fatto revocando lo Status di protezione temporanea (Tps) di oltre 500.000 di essi. La decisione, ufficializzata dal ministero della Sicurezza interna (Dhs), diventerà effettiva per i migranti della nazione più povera dell'emisfero occidentale il 3 settembre 2025, a meno di ripensamenti che, nel caso di Trump, sono sempre possibili. Se non vi saranno novità, la cessazione del Tps implicherà che gli haitiani residenti negli Usa grazie a quello status perderanno i loro permessi di lavoro e potranno essere deportati con procedura rapida ad Haiti. Ossia in un Paese che vive in una diffusa condizione di violenza promossa da potenti gang armate, di instabilità politica massima e di profonda crisi umanitaria. La prova? Le Nazioni Unite hanno diffuso stime agghiaccianti delle persone assassinate (oltre 8.700 fra il 1° gennaio 2024 e il 30 giugno 2025) e degli sfollati all'interno del Paese, una quota record di 1,6 milioni (+ 24% sul 2024). Per non parlare della pressoché totale distruzione del sistema sanitario e dei problemi alimentari per i bambini. Secondo l'Unicef un quarto di essi (2,85 milioni) vive in un clima di insicurezza alimentare, e un milione soffrono in una condizione estrema. Ma nonostante ciò, la ministra della Sicurezza interna americana, Kristi Noem, "ha stabilito che le condizioni ad Haiti non soddisfano più i requisiti statutari del Tps", visto che esse "sono sufficientemente migliorate in quel Paese", e "ciò rende possibile la deportazione degli haitiani che vivono negli Usa". Con soddisfazione, un portavoce del Dhs ha assicurato che "la decisione ripristina l'integrità del nostro sistema di immigrazione e garantisce che il Tps sia effettivamente temporaneo". Tuttavia le stesse autorità Usa si sono incaricate di smentire tali affermazioni dato che la cosiddetta 'Perla delle Antille' rimane ancora classificata al livello quattro.
Maurizio Salvi (da “Rocca”)