mercoledì 25 marzo 2026

da Il Manifesto del 05/03/2026

Teocrazia USA contro gli ayatollah: il disegno è divino

di Luca Celada


«DEUS VULT» Il fanatismo cristiano che pervade l'amministrazione Trump. Si saldano gli oltranzismi religiosi israeliani e statunitensi di estrema destra.

La segnalazione giunta lunedì da un sottufficiale di un’unità militare statunitense, ha denunciato il discorso pronunciato di un comandante che, rivolto alle truppe, ha definito la guerra contro l’Iran degli ayatollah «parte del disegno divino» e ha aggiunto che il presidente Donald Trump «è stato unto dal Signore per accendere il faro-sentinella che segnala l’inizio del ritorno di Cristo in Terra».

È stata solo una delle molte segnalazioni ricevute negli ultimi giorni dalla Military Religious Freedom Foundation, un’associazione che opera per la pluralità religiosa nelle forze armate. Un portavoce ha parlato di «centinaia» di messaggi simili.

Per molti quadri nell’esercito che risponde al ministro che porta tatuato sul bicipite la dicitura «Deus Vult» e sul petto lo stemma dei crociati, la deflagrazione mediorientale scatenata da Israele e Usa rappresenterebbe dunque la guerra profetizzata dall’antico testamento, ad esempio in passaggi come Ezechiele 38-39. Lo scontro finale fra forze del bene e del male è raffigurato nel libro dell’apocalisse come conflitto fra popolo eletto e una confederazione di nazioni nemiche.

Mentre prosegue il paradossale balletto dei mutevoli obbiettivi e finalità, emerge, in fondo non meno plausibile come movente, il fanatismo irrazionale che pervade il regime Trump e la corrente integralista religiosa della sua coalizione. A questa appartiene il “ministro della guerra” Pete Hegseth, seguace di Douglas Wilson, teologo e predicatore “post millenarista” dell’Idaho. Hegseth, che ha istituito regolari sedute di preghiera al Pentagono, oltre che militarista e convinto interventista, è fautore di dottrine apertamente teocratiche ispirate a sette evangeliche.

L’escatologia avventista evangelica è particolarmente incentrata sul giudizio universale. In quella cosmologia lo scontro militare di Armageddon prelude al “rapimento” (l’ascensione) dei fedeli come ricompensa divina. Un avventismo endemico negli ambienti del cristianesimo fondamentalista americano. La teologia evangelica, in cui spesso risalta un’ossessione con la “fine dei giorni”, è stata cooptata come elemento coesivo dall’estrema destra e fondamento ideologico delle “battaglie” culturali sin dalla Reagan revolution degli anni 80.

La visione fosca e implacabile, con radici puritane mutuate dai revival pentecostali e carismatici, costituisce da allora la matrice teologica e baricentro motivante del movimento conservatore e negli anni ha normalizzato vedute estreme sull’apocalisse prossima ventura che prelude alla grande tribolazione e alla seconda venuta di Cristo in terra.

L’apoteosi trumpista ha permesso l’inserimento di esponenti integralisti e cristo-nazionalisti (l’accezione più estrema e dottrinaria) ad ogni livello del governo. Da Mike Johnson “speaker” della Camera, che parla apertamente di «possessione demonica» dei membri dell’opposizione (e che ieri ha definito «difettosa» la religione islamica), a Russell Vought, il potente direttore dell’ufficio del bilancio e metodico picconatore dello stato amministrativo e assistenziale. Personaggi spesso legati alla Heritage Foundation, think tank “aggregatore” di pensiero neo reazionario e di area integralista.

Il movimento contiene anche un’influente ala cristo-sionista che ha esponenti come Mike HuckAbee, ex telepredicatore e governatore dell’Arkansas, attuale ambasciatore a Gerusalemme (e forte sostenitore del movimento dei coloni in Cisgiordania).

La convergenza fra oltranzismo religioso di estrema destra israeliana e americana trova una saldatura nell’attuale guerra e nella condivisa sintonia “profetica”. Dall’idea di “grande Israele” alla profezia del Monte del Tempio, che considera la ricostruzione del ritorno del messia degli Ebrei.

Resta naturalmente l’ironia dell’allineamento di queste correnti dietro a un apostata antitetico a ogni concetto di pietà religiosa. Donald Trump è tuttavia elevato dalla teo-ideologia, a “vascello imperfetto” del disegno divino, un accettabile compromesso. In ambienti sionisti, intanto, il presidente americano è paragonato al benefattore Re Ciro, il sovrano persiano riverito per aver liberato gli Ebrei dalla prigionia babilonese.

Hegseth è principale fautore della forza militare come strumento di dominio e di quest’ultimo come dimensione sostituiva della politica. È sua la ricorrente formulazione del “FAFO” (fuck around and fund out – «fai il furbo e vedrai»). Solo ieri ha dichiarato che l’Iran sarà «controllato a distanza» dalla supremazia militare Usa. Ma le espressioni di forza bruta non sono mai lontane da suggestioni apocalittiche e religiose che considerano una prossima distruzione del mondo un’auspicabile realtà teologica. Convinzioni che, con eccezionalismo e militarismo, accomunano le due potenze che hanno innescato la polveriera iraniana.

Lasciare le sorti del mondo in mano a chi considera predestinato e inevitabile la sua distruzione non è mai stato saggio. Perseverare nell’ignavia e nell’acquiescenza sembrerebbe davvero suicida.