da Il Manifesto del 12/03/2026
L’attivista di «Ta’ayush»: «Israele è nato razzista. E oggi è ancora peggio»
di Gregorio Piccin
Demolizioni, usurpazione di terre, arresti arbitrari, minacce e uccisioni. È l’incubo che giorno e notte vivono i palestinesi nei territori occupati. Ed è l’incubo che ha nei suoi occhi Guy, attivista di Ta’ayush, organizzazione di israeliani e palestinesi che lottano insieme per porre fine all’occupazione israeliana e raggiungere la piena uguaglianza civile attraverso azioni dirette non violente.
Si occupano in particolare di difendere i palestinesi vittime di incursioni da parte dei coloni interponendosi con i loro corpi e documentando le violenze. Guy è in Italia da un mese per prendere fiato dalle minacce che subisce dai suoi connazionali che lo considerano un traditore ma soprattutto per tenere conferenze e mantenere alta l’attenzione sulle condizioni dei palestinesi in Cisgiordania.
Da quanto tempo fa parte di Ta’ayush?
Esattamente 16 anni, era il marzo del 2010.
Prima di Ta’ayush ha avuto altre esperienze simili?
No, almeno non in forma organizzata. Mi era solo capitato di assistere ad abusi contro palestinesi e di essermi messo in mezzo per tentare di bloccarli.
Come mai chiede di non essere fotografato e di non rivelare il suo vero nome?
Svolgiamo le nostre azioni in un ambiente ostile. Ad eccezione dei palestinesi, gli altri manifestano ostilità: la società israeliana e le autorità. In particolare le autorità hanno recentemente “appaltato” ad alcune ong il controllo delle nostre attività e dei nostri movimenti. E sempre più gente gira armata. Non ho una vita sociale “libera” e amicizie al di fuori degli attivisti. Mi sento davvero libero quando vengo qui in Italia, ho parecchi amici.
Cosa pensa della definizione di Israele come democrazia?
Israele non è mai stata una democrazia. Israele, e prima ancora il movimento sionista, è sempre stato razzista. Ancora oggi il 90% del parlamento israeliano parla di Israele come di uno stato ebraico democratico. Le regole sono diverse se sei palestinese. Se poi guardi Gaza lì due milioni di persone sono chiuse in un ghetto sotto genocidio. In Cisgiordania i palestinesi non sono cittadini, non hanno diritti civili. Parlare di democrazia è uno scherzo.
Il governo vuole riesumare la pena di morte per i palestinesi.
Il ministro degli interni, che è il principale promotore, gira con una spilla a forma di nodo scorsoio appuntata sul petto. È un gadget che puoi comprare in giro. Nei talk show discutono se è meglio impiccarli o usare l’iniezione letale…
Pensa che il film «No other land» rappresenti bene la realtà dell’occupazione?
No, non credo. È un bel lavoro ma anche se è stato presentato dopo il 7 ottobre tutte le riprese sono state realizzate prima. Rispetto a oggi quello è il “paradiso”. La situazione è peggiorata un milione di volte. Non parlo di Gaza, mi riferisco alla Cisgiordania. Qui ai coloni è stata conferita autorità di stato, con tanto di divisa e armi. Non puoi più rivolgerti alle autorità come prima, per quanto poco potesse valere. Sono diventati l’autorità ufficiale con la facoltà di stabilire le regole. Questo nuovo fenomeno dei coloni soldati è terribile. Sono migliaia. Non si può più pascolare le pecore, coltivare la terra, raccogliere le olive. Stanno forzando definitivamente i palestinesi ad andarsene.
In una delle sue conferenze ha detto che sempre più israeliani sono favorevoli alla soluzione finale: che intende?
Volevo dire che sempre più israeliani non intendono più controllare i palestinesi, dirgli cosa devono fare, non vogliono più una popolazione sotto occupazione. Vogliono liberarsene definitivamente o “trasferendoli” o eliminandoli.
Cosa pensano gli israeliani della recente aggressione ad Iran, Libano e Siria?
Da almeno dieci anni una parte della narrazione si è concentrata nella definizione dell’Iran come un nemico, un obiettivo, una minaccia esistenziale da eliminare. Netanyahu detiene il record per la ripetizione della parola Iran. E nei fatti la maggioranza degli israeliani è convinta che questa guerra sia inevitabile. Ti attacco e ti distruggo perché sono una vittima. È difficile per qualsiasi essere umano uscire indenne da questa propaganda infinita.
L’Italia è il terzo fornitore di armi a Israele dopo Stati uniti e Germania. Ha un messaggio da mandare al governo italiano, ai lavoratori e sindacati del comparto militare?
Penso che sia un fatto non opinabile che Israele commette quotidianamente crimini di guerra e contro l’umanità, incluso il genocidio. Se fornisci armi sei parte attiva in questo crimine. È compito di ogni essere umano non solo non esserne parte ma fermare tutto questo. Mai più per noi, per i palestinesi, per nessuno.