da Il Manifesto del 19/03/2026
Sulla crisi dell’oro blu irrompe la nuova divoratrice: l’Intelligenza artificiale
di Luca Martinelli
L’acqua è il filo invisibile che tiene insieme salute, ecosistemi, economia, diritti. In Italia questo filo si sta tendendo pericolosamente. La crisi climatica sta alterando il ciclo idrico» scrive Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, nella premessa all’edizione italiana dell’Atlante dell’acqua, un poderoso lavoro di ricerca e di sintesi pubblicato in origine congiuntamente nell’aprile del 2025 da Heinrich-Boll-Stiftung e Bund fur Umweltund Naturschutz Deutschland (Bund) e arricchito da saggi e approfondimenti inerenti la situazione nel nostro Paese.
L’ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA LO LANCIA in occasione della Giornata mondiale dell’acqua 2026, con l’obiettivo di affrontare un fenomeno che gli scienziati definiscono «water blindness» ossia cecità idrica, l’incapacità cioè di capire il legame tra la crisi climatica e l’acqua. «Molte persone non sanno ancora come la crisi climatica alteri la disponibilità e la distribuzione dell’acqua. La ricerca scientifica mostra che comprendiamo meglio i problemi ambientali quando possiamo percepirli direttamente con i nostri sensi. La crisi idrica, con siccità, inondazioni, foreste aride e fiumi pieni di pesci morti, si manifesta direttamente ai nostri occhi, mentre i gas serra come l’anidride carbonica restano invisibili. Ecco perché molti non percepiscono quanto strettamente il clima sia legato alla qualità e alla disponibilità dell’acqua» scrive Imme Scholz della Fondazione Heinrich Böll nella premessa al testo.
I PERICOLI GLOBALI. L’Atlante analizza tutti i problemi che a 360 gradi rischiano di compromettere il nostro accesso all’acqua. Il primo riguarda le temperature medie e gli effetti del riscaldamento globale: l’aria più calda trattiene circa il 7% di umidità in più per ogni grado in più, aumentando la probabilità di precipitazioni estreme. Il 5% degli eventi meteorologici estremi causa il 61% delle perdite economiche globali: alluvioni improvvise e siccità prolungate si susseguono in sequenze sempre più ravvicinate. Medio Oriente, il Nord Africa, l’India, nord della Cina e sud-ovest degli Stati Uniti sono tra le regioni più colpite dalla scarsità idrica e le più assetate.
IN PARTICOLARE, NORD AFRICA E MEDIO ORIENTE rappresentano il 5% della popolazione mondiale, ma dispongono solo dello 0,7% delle risorse idriche, di cui l’80% è utilizzato per l’agricoltura. C’è poi il problema dello stato ecologico dei corpi idrici: in Europa, nonostante una Direttiva di 25 anni fa, ormai meno del 40% delle acque superficiali raggiunge un buono stato.
L’IMPRONTA IDRICA DEL DIGITALE E IA. Intanto, cresce la domanda idrica legata alla digitalizzazione, comprende l’acqua necessaria per produrre dispositivi elettronici, quella impiegata per generare l’energia che li alimenta e quella utilizzata per il raffreddamento dei data center. Un data center medio negli Stati Uniti utilizza oltre un milione di litri al giorno; per il solo raffreddamento può arrivare a richiedere fino a 169 litri al secondo.
Entro il 2030, il consumo idrico dei data center europei potrebbe eguagliare quello di una grande città. L’espansione dell’intelligenza artificiale amplifica il fenomeno: se 20 ricerche online consumano circa 10 millilitri d’acqua, un sistema di AI può arrivare a utilizzare fino a mezzo litro per 20-50 interrogazioni. Per addestrare modelli avanzati sono lasciati evaporare centinaia di migliaia di litri di acqua dolce: secondo uno studio dell’Università della California (Riverside) entro il 2027 l’AI globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca. Pensateci prima di interrogare di nuovo Chat GPT.
MINIERE E TERRE RARE. Se dal digitale passiamo a parlare di transizione energetica e mobilità elettrica, questi temi incontrano l’acqua legata all’estrazione di rame, litio e terre rare, che è idro-intensiva: circa 97 litri d’acqua per 1 kg di rame e tra 400 e 2.000 litri per 1 kg di litio. La domanda di terre rare potrebbe più che raddoppiare entro il 2040, mentre quella di litio potrebbe aumentare fino a tredici volte. Oltre il 50% della produzione globale di rame e litio si trova in aree soggette a stress idrico e rischi climatici. A livello globale si registrano quasi 900 conflitti ambientali legati alle attività minerarie, l’85% connessi a uso o contaminazione delle acque. La pressione sulle risorse minerarie si traduce quindi in pressione diretta sulle riserve di acqua dolce e sulle comunità locali.
L’ITALIA? LA DEPURAZIONE CHE MANCA. L’Italia è tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile: nel 2022 sono stati prelevati 9,1 miliardi di m³, pari a 155 m³ annui per abitante. L’85% proviene da acque sotterranee. Nelle reti di distribuzione si perde il 42,4% dell’acqua immessa, pari a 3,4 miliardi di m³ l’anno, con punte oltre il 60% in alcune regioni del Mezzogiorno. Un problema anche maggiore riguarda le acque reflue, però: solo il 56% è trattato in conformità con la normativa, contro una media Ue del 76%. Gli scarichi non trattati incidono sulla qualità del 25% dei fiumi, del 22% dei laghi e di oltre il 50% delle acque costiere. Preoccupa anche l’intensificarsi degli eventi meteo estremi (grandinate, siccità, alluvioni, esondazioni…): ben 195 quelli registrati negli ultimi 11 anni, secondo l’Osservatorio Città Clima.
LE ALPI SENZA GHIACCIO E NEVE. Infine, c’è l’acqua che manca, quella dei ghiacciai che stanno rapidamente scomparendo da Alpi e Pirenei, luoghi tra i più vulnerabili alla crisi climatica: tra il 2000 e il 2023 hanno perso circa il 39% della loro massa e, se il trend continuerà, entro il 2050 gran parte dei ghiacciai sotto i 3.500 metri in Europa centrale scomparirà. Sulle Alpi italiane, inoltre, i giorni con neve al suolo sono diminuiti in media di 20-30 giorni rispetto ai primi anni 2000, con deficit dell’equivalente idrico della neve fino al 70%.
Ne derivano effetti rilevanti sulla disponibilità di acqua, sulla portata dei fiumi, sulla produzione idroelettrica e sull’equilibrio degli ecosistemi montani. Lo ha ribadito anche dieci giorni fa Fondazione Cima, che misura la disponibilità idrica nivale in Italia: nell’inverno tra il 2025 e il 2026, il deficit è pari in media a un meno 22%, una situazione che diventa drammatica se la sia osserva dagli Appennino, dove manca quasi il 75% delle precipitazioni medie. Significa che nell’Estate 2026 mancherà l’acqua per irrigare ma anche per le famiglie.
ECCO CHE ANCHE NEL NOSTRO PAESE è sempre più vero quanto afferma Imme Scholz: «L’importanza dell’acqua va oltre le questioni ecologiche e tecniche: tocca anche sfere politiche e sociali. La scarsità d’acqua e la crisi climatica accentuano tensioni e disuguaglianze. Le popolazioni che vivono nelle regioni più povere sono le più vulnerabili, subiscono in modo diretto gli effetti della scarsità d’acqua e degli eventi climatici estremi. La carenza idrica minaccia la sicurezza alimentare, provoca migrazioni e aggrava i conflitti esistenti». L’acqua è vita. E ce ne siamo dimenticati.