venerdì 27 marzo 2026

da Il Manifesto del 19/03/2026

Acqua, il bere comune non è uguale per tutti

di Michela Mazzali


HO «Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza»: la Giornata mondiale Onu sulla crisi idrica, il 22 marzo, quest’anno è stata dedicata alla disparità di genere.

«Where Water Flows, Equality Grows», dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza. Il tema scelto dalle Nazioni Unite per la giornata mondiale dell’acqua 2026 che si celebra il prossimo 22 marzo, ha a che fare con due delle emergenze più urgenti del pianeta: la crisi idrica e la disparità di genere. Perché in molte zone del mondo a sostenere il maggiore peso della mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati sono soprattutto le ragazze e le donne.

PARTIAMO DAI NUMERI GENERALI perché ci danno intanto la dimensione reale di un problema globale. Oggi nel mondo 2,1 miliardi di persone (1 persona su 4) vivono ancora senza accesso ad acqua potabile sicura. Quasi 1,8 miliardi non hanno acqua corrente in casa. Circa 436 milioni di bambini vivono in aree ad altissima vulnerabilità idrica, con un rischio che aumenterà nei prossimi anni a causa di eventi climatici estremi; circa mille bambini sotto i cinque anni muoiono ogni giorno per cause legate all’acqua non sicura, alla scarsa igiene e ai servizi sanitari inadeguati; l’uso di acqua contaminata provoca gravi infezioni, in particolare la diarrea, che rappresenta una delle principali cause di mortalità infantile.

DATI CHE ARRIVANO da un Rapporto Who e Unicef datato 2025 e che, da soli, dovrebbero bastare a mettere la questione idrica al centro di qualsiasi agenda politica globale. Del resto, basti pensare, come si legge nel libro di Fred Pearce Un pianeta senz’acqua, che Cina e Pakistan per irrigare le loro colture consumano da soli metà dell’acqua della terra; che la Libia, con 3.500 chilometri di tubi grossi come gallerie della metropolitana, sta risucchiando l’acqua della falda fossile sahariana, la più grande della terra; che i pozzi si moltiplicano dappertutto mentre le zone paludose africane, asiatiche o sudamericane vengono bonificate e destinate all’agricoltura senza alcun criterio.

DA SOMMARE A TUTTO QUESTO c’è il problema di genere, fortemente legato all’acqua. In più di 53 paesi con dati disponibili – rilevati da Un Women e Undesa nel 2023 – donne e ragazze trascorrono ogni giorno 250 milioni di ore complessive a raccogliere acqua. Trecentocinquantamila anni di tempo femminile svaniti ogni anno in secchi da riempire e trasportare, spesso per chilometri. Un tempo sottratto alla scuola, al lavoro, alla partecipazione alla vita pubblica. Un tempo che gli uomini, in media, dedicano in misura tre volte inferiore.

SECONDO IL RAPPORTO «PROGRESS on household drinking water, sanitation and hygiene (WASH) 2000-2022: Special focus on gender» – le donne e le ragazze di età pari o superiore a 15 anni sono infatti le principali responsabili della raccolta dell’acqua in 7 famiglie su 10, rispetto alle 3 famiglie su 10 dei loro coetanei maschi. Anche le ragazze sotto i 15 anni (7%) hanno maggiori probabilità rispetto ai ragazzi sotto i 15 anni (4%) di andare a prendere l’acqua.

NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, le donne e le ragazze compiono viaggi più lunghi per raccoglierla, perdendo tempo per l’istruzione, il lavoro e il tempo libero e mettendosi a rischio di lesioni fisiche e pericoli lungo il percorso.

DAL RAPPORTO EMERGE, inoltre, che oltre mezzo miliardo di persone condivide ancora i servizi igienico-sanitari con altre famiglie. Una difficoltà che mette a rischio la privacy, la sicurezza e la dignità di donne e ragazze e che plasma le possibilità di vita di intere generazioni femminili.

LA SCELTA DEL TEMA DA PARTE DELLE NAZIONI Unite è dunque più che mai opportuna e chiede un cambio di paradigma: non basta portare l’acqua vicino alle case delle donne, occorre portare le donne al centro delle scelte sull’acqua. Un approccio trasformativo basato sui diritti, in cui la leadership femminile non sia un’eccezione ma la norma: nelle commissioni locali, nei ministeri, nelle istituzioni internazionali.

UN SONDAGGIO DELLA BANCA MONDIALE in 28 paesi ha rilevato che solo il 18% dei lavoratori delle utility idriche sono donne e tra ingegneri e manager, solo il 23%. La dichiarazione di Dublino ha riconosciuto il ruolo delle donne nella fornitura di acqua decenni fa ma, nonostante questo, la loro partecipazione alla governance formale dell’acqua rimane fortemente inadeguata.

UN GAP CHE NECESSITA DI ESSERE COLMATO al più presto visto che quando le donne guidano le politiche idriche, i risultati cambiano: più equità distributiva, maggiore efficienza, maggiore attenzione agli usi domestici e comunitari. Una ricerca Undp su 44 progetti idrici in Asia e Africa mostra che quando sia gli uomini che le donne si impegnano a plasmare le politiche e le istituzioni in materia di acqua le comunità utilizzano di più i servizi idrici e li sostengono più a lungo. Inoltre le donne condividono l’acqua in modo più equo rispetto agli uomini, specialmente in tempi di scarsità.

MA AL CENTRO DELLA CRISI IDRICA GLOBALE, non ci sono solo i paesi in via di sviluppo. Anche l’Europa e l’Italia si trovano a fare i conti con una pressione crescente sulle risorse idriche, amplificata dai cambiamenti climatici. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato in Italia, con una temperatura media superiore di 1,33 gradi centigradi rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020. Le precipitazioni hanno mostrato una polarizzazione geografica estrema: surplus del 38% al Nord, grave siccità al Sud e nelle Isole. Un’instabilità che si riflette direttamente sulla disponibilità d’acqua per usi civili, industriali e agricoli.

IN QUESTO CONTESTO, L’ITALIA porta con sé anche un’inefficienza strutturale difficile da ignorare: nel 2022, secondo i dati Istat, la quota di perdite idriche totali nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile è stata del 42,4%, circa 3,4 miliardi di metri cubi. Un volume equivalente ai consumi annui di oltre 43 milioni di persone.

ACQUA CHE SPARISCE NELLE TUBATURE ammalorate, nei raccordi vetusti, in un’infrastruttura che attende da decenni gli investimenti necessari per essere ammodernata.

NONOSTANTE NEGLI ULTIMI ANNI MOLTI gestori del servizio idrico abbiano avviato iniziative per garantire una maggiore capacità di misurazione dei consumi e il contenimento delle perdite di rete, la quantità di acqua dispersa continua a rappresentare un volume quantificabile in 157 litri al giorno per abitante.

NELL’AUTUNNO DEL 2026, ROMA ospiterà, infatti, il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, un appuntamento inedito che per la prima volta riunirà tutti gli stati europei e dei Balcani. Un segnale che la politica comincia a prendere sul serio la questione idrica come priorità globale non solo ambientale ma anche sociale e geopolitica.

INSOMMA, L’ACQUA È UN BENE PRIMARIO in esaurimento, lo sarà sempre di più nei prossimi anni e non è uguale per tutti. Riconoscere ufficialmente e politicamente quest’emergenza e le disuguaglianze che porta con sé è un tema non più procrastinabile e che deve diventare protagonista permanente delle politiche globali.