da Rocca del 15/03/2026
Il Sabato - Salmo 92
di Lidia Maggi e Angelo Reginato
E’ bello celebrare il
Signore e cantare
le tue lodi, o
Altissimo;
proclamare al
mattino la tua
bontà, e la tua
fedeltà ogni notte,
sulla lira a dieci
corde e sulla cetra,
con la melodia
dell’arpa!
Poiché tu mi hai
rallegrato con le
tue meraviglie, o
Signore; io canto
di gioia per le opere
delle tue mani…
Angelo: la sovrascritta del Salmo offre la chiave musicale del componimento: Salmo. Canto per il giorno del sabato. Quelle che seguono sono le parole del settimo giorno; è lo sguardo che vede compiuta l'opera della creazione. Noi umani siamo opera del sesto giorno, viviamo in una realtà che non ha ancora raggiunto il riposo. Eppure, possiamo fin da ora pregustarlo, immaginando quanto non compare ancora sotto i nostri occhi.
Lidia: in fondo è questo l'orizzonte dell'intero Libro di Salmi, che in ebraico suona come Libro delle Lodi. E’ la scommessa che si possa giungere a cantare le lodi del Creatore già in questo sesto giorno della storia umana. Passando attraverso le grida e i lamenti di una condizione incerta, senza rimuovere le lacrime della vita umiliata.
Angelo: e in questa sfida si annida quella tensione che attraversa tutte le Scritture e che è costitutiva dell'esperienza credente, ovvero il nostro essere sempre tra il "non ancora" della storia e il "già" del suo esito. Il Libro dei Salmi articoli entrambi i suoni. O, almeno, ci prova. Lo fa nel percorso che propone, che parte dal grido per concludersi con la lode. Lo fa nei singoli componimenti, dove sovente i due registri si sovrappongono.
Lidia: persino qui, dove prevale la lode, possiamo udire la voce inquietante dei malvagi. Ma quest'ultima rimane solo sullo sfondo. Perché l'ordine del giorno delle parole della preghiera lo detta il sabato. Sorprendentemente, anche noi ci troviamo accanto a Dio che guarda alla sua creazione come un'opera compiuta ed esprime la sua gioia riposando. Come si guarda la realtà da questa inedita prospettiva? È possibile pizzicare lo strumento a dieci corde, invece che i soliti strumenti della fatica umana?
Angelo: mentre nei sei giorni precedenti facciamo l'esperienza che non è ancora ora di cantare, ecco che al settimo giorno possiamo sperimentare la bellezza di celebrare il creato. Un'esperienza di riconoscimento che diviene riconoscenza. Riconoscimento di meraviglie che nostri occhi, calamitati dalle preoccupazioni, non sono stati in grado di scorgere precedentemente. Riconoscenza per una bontà, che sta all'origine di tutto e che spiega anche perché ci scandalizza il male, perché in una storia non buona percepiamo il non ancora di una realtà irrisolta.
Lidia: lo sguardo riconoscente mette a fuoco ciò che lo sguardo abituale non sa scorgere. Ed insieme all'intensità, lo sguardo sabbatico si caratterizza per l'ampiezza: va oltre il presente e corre verso un tempo in cui la verità delle vite si manifesterà e si farà giustizia. Allora si potrà sperimentare quanto detto fin dal portale d'ingresso del Salterio: che è destinato a fiorire e a fare frutto solo chi medita la Torah giorno e notte e lascia brillare sul proprio vissuto quella Parola che dice il sogno di Dio. Di quel sabato definitivo fa eco il nostro Salmo.