lunedì 23 marzo 2026

da “Il silenzio dell’opinione pubblica”

di Ezio Mauro e Zygmunt Bauman - Feltrinelli 2026

Quel che resta da capire…

Di fronte all’incognita torna la questione capitale del che fare. Cornelius Castoriadis dice “non ci facciamo più domande” e quindi è difficile che troviamo delle buone risposte. Ma è il sistema che ha introiettato la soglia tecnologica estrema cui il capitalismo imprenditoriale è giunto, e la risolve con una sorta di disarmo politico. Ci viene detto che la tecnica possiede ormai tutte le risposte a qualsiasi quesito. La realtà è completamente svelata, il mondo è piatto, non c'è più bisogno di fare domande, perché basta riscuotere le risposte. La verità è prefabbricata, le spiegazioni precedono le questioni, non c'è più niente da capire. Questa è la lusinga del potere, l'ultima suggestione: hai il questionario universale già pronto, se ti assale un’obiezione barra la casella più conveniente e tutto ritroverà una sua conforme coerenza.

E’ il principio di contraddizione che deforma la realtà, proprio adesso che è definitivamente programmata e addomesticata: basta evitarlo, imparare a farne a meno, fino a espungerlo dal nostro vocabolario civile.

Eppure Beck insiste: abbiamo assolutamente bisogno di qualcuno che chieda "perché?", "siamo sicuri?" "quali sono le conseguenze?" e, infine, "c'è un'altra strada?". Dobbiamo coltivare l'arte del dubbio, la capacità, la sapienza del dubbio perché dubitare è l'unica cosa che d’incanto rende di nuovo tutto possibile, e rende noi padroni. Io lo riassumono in una formula di salvaguardia: dobbiamo essere coscienti custodi di ciò che bisogna sapere, di ciò che merita ricordare, di quel che resta da capire.

Tu scrivi una pagina molto bella quando spieghi che “noi esseri umani, armati del linguaggio, di quella strana particella ‘no’ che ci eleva al di sopra delle evidenze dei sensi e dell’apparenza di verità, e di quel tempo futuro che ci conduce oltre l’immediatezza, non possiamo astenerci dall’immaginare come le cose siano diverse da come sono, non possiamo accontentarci di ciò che è senza andare oltre”. E aggiungi: “Come l’ossigeno e l’idrogeno incontrandosi formano acqua, l’immaginazione e il senso morale concepiscono la speranza. Prima che Homo Sapiens, l’uomo è creatura che spera”. Quindi, l’ultima speranza è la speranza?

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La risorsa più preziosa che abbiamo sono le nostre competenze, le nostre capacità, eppure vengono sottoutilizzate in modo quasi criminale. Ed è proprio in questa distanza tra potenziale e realtà che si gioca una parte essenziale del futuro della speranza. 

            Ezio Mauro

…Le nostre risorse

Le nostre istituzioni non ci educano ad essere attivi e così portiamo in noi tante capacità inutilizzate e al tempo stesso presi da bisogno urgente di utilizzare le nostre doti e risorse.

                                                                               Franco Barbero