don Franco Barbero racconta
Storie, storielle e storiacce
2. Il periodo del seminario e degli studi di teologia a Torino (1950-1959)
Finita la scuola elementare ho scelto di andare in seminario a 11 anni, nel 1950. E’ stata proprio una mia scelta, nessuno mi ha spinto, sentivo di doverlo fare, perché ero appassionato. Ho comunque sofferto di non più giocare con i bambini e stare con la mia famiglia.
Sono entrato in seminario già debole di salute, molto gracile (venivo da una famiglia che ha patito la fame) e anche negli anni del liceo mangiavo poco e avevo degli incarichi, anche la notte, non adeguati alle mie forze.
Un sabato, poco dopo il mio ingresso in seminario, mia sorella Lella è venuta a trovarmi e io l’ho abbracciata e baciata, perché ero abituato così con i miei familiari. Sono stato rimproverato perché avevo baciato mia sorella “Tua sorella è una donna e tu con le donne…”. Non riuscivo a capire, sono andato a parlere col vecchissimo rettore e lui mi ha dato ragione “Tu bacia quando vuoi tua sorella”.
Era la mia sorella Lella, quella che è ancora viva. Anche lei allora era molto giovane, aveva solo 3 anni più di me (è nata nel 1936, aveva 14 anni).
Mia mamma e mio papà venivano poche volte a trovarmi perché erano molto presi e mia sorella, dopo essere stato rimproverata, non è più venuta a trovarmi.
Nella scuola del seminario la mia classe era la più numerosa, eravamo in 14, come una classe di scuola media.
Si facevano tutte le materie normali, matematica, scienze, geografia, francese, ecc. e c’erano anche professori che venivano da fuori.
Oltre alle solite materie di studio facevamo tanta meditazione e preghiera.
Il mattino alle 6 suonava la campana e si andava alla messa, poi la sera c’era il rosario, si mangiava poco.
Il seminario era in via Trieste a Pinerolo, dove è ancora adesso.
Noi vivevamo lì tutto l'anno tranne un periodo di pochi giorni d'estate a casa, poco più di una settimana, perché poi dovevamo ritornare in seminario per il mese di meditazione e convivenza estiva: si andava in montagna in una casa chiamata Laval a Pragelato, i camion ci portavano su e si stava un mese insieme tutti i seminaristi, da fine luglio in poi.
Nel periodo in cui sono stato al seminario le mie sorelle erano nel pieno degli innamoramenti perché erano un po' più anziane di me, era un momento bellissimo.
Tutte le mie sorelle cominciarono a sposarsi, ma io non potevo contattare loro e dovevo vestire già l’abito lungo nero. Una vergogna! Assolutamente in quei giorni di luglio non potevo mai mettermi in maglietta o calzoncini e al mattino sempre due messe e poi tutte le funzioni.
Nel periodo del seminario non potevo partecipare ai matrimoni delle mie sorelle e conoscere i fidanzati e fidanzate perché avevano amici e amiche, tutte persone che io da bambino in grandissima parte avevo conosciuto, con cui si sarebbero potuti attivare dei meccanismi di desiderio sessuale che io non potevo vivere in quella fase.
Dopo aver finito la terza liceo, a 17 anni, nel 1957 mi sono traferito a Torino, dove ho studiato teologia per tre anni, fino al 1959. In quel periodo sapevo già di essere tubercolotico, ma volevo assolutamente arrivare al suddiaconato, che ho ricevuto nel 1959. Nei mesi precedenti avevo trascurato la mia sofferenza nel respirare, perché volevo arrivare ad essere ordinato suddiacono, il primo passo che per arrivare al diaconato e poi al presbiterato.
Per questo ero disposto a tutto, trascurando la mia salute.
È a Torino che ho incontrai il dottor Luciano Gatti e, soprattutto il dottor valdese Matieu, che, resosi conto della gravità del mio stato di salute, mi ha imposto un periodo di ricovero nel sanatorio di Pracatinat. Ricordo ancora le sue parole: “ma non si è accorto prima della sua salute, come fa a stare ancora in piedi! Lei ha una tubercolosi mortale”.
mercoledì 25 il prossimo appuntamento con le "Storie..."