Questo è il canone preparato da Walter Primo con la collaborazione di Manuela Brussino per la celebrazione di domani.
La celebrazione inizierà alle ore 10:00.
Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.
Il link per collegarsi è:
meet.google.com/ehv-oyaj-iue
Dopo la celebrazione si svolgerà l'assemblea della Comunità.
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In un mondo dove si parla solo di guerre: è possibile pensare ancora alla pace?
P. Saluto all’assemblea
1. Ti benediciamo, o Dio Creatore della vita, perché concedi alle Tue figlie e ai Tuoi figli di godere momenti di gioia e di pace.
2. Ti benediciamo perché ogni giorno fai crescere nel nostro cuore il desiderio del Tuo Regno e ci doni la forza e la fantasia per collaborare con slancio alla sua costruzione.
LETTURE BIBLICHE
Dal Salmo 23
1Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
2Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
[…]
Da Matteo 5, 1-12
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
[…]
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
[…]
RIFLESSIONE
Forse partendo da un personale desiderio o forse rammentando i vari discorsi ai quali ho assistito, oppure ho partecipato nelle chiese, in ”Comunità” ed in altri contesti a sfondo religioso e venendo investito oggi dal gran parlare di guerre, non posso fare a meno di voler condividere con voi il mio pensiero.
Nella letteratura biblica, profetica per la precisione, è ricorrente l’auspicio di saper promuovere e ritrovare la pace. Nel testo evangelico, poi, le cosiddette Beatitudini esprimono con chiarezza la scelta della pace e del saper essere costruttori di pace. Oggi, al contrario, l’orizzonte dominante è quello di guerra.
Ritengo allora che sia assolutamente necessario da parte di tutti coloro che si rifanno al Dio biblico, al suo testimone, Gesù di Nazareth, pensare a come possa esser possibile per ognuno diventare costruttore di pace. E ciò ancor più di fronte alle mistificazioni di certi politici che riescono addirittura, nel loro delirio di potere guerrafondaio, a dirsi strumenti divini per fondare il loro criminale comportamento. Però, di fatto, la situazione è questa: la volontà di potenza, di prevaricazione è tale che il solo linguaggio possibile sembra essere quello delle armi.
Penso invece che chi voglia seguire le tracce bibliche debba avere il coraggio e la costanza di seguire il ”viottolo” dell’informazione che si oppone alla cultura dominante. Le chiese, le comunità religiose devono diventare occasioni di informazione, di proposta di riflessione, forse occasione di conversione di fronte all’immobilismo di chi ritiene che le scelte politiche siano troppo grandi per poter esser scalfite. Se invece tutte le cellule del multiforme panorama religioso mondiale sapessero unirsi per testimoniare che la vera volontà divina è quella di negare la guerra, questa sarebbe la vera testimonianza di fede.
Quindi, al di là delle storie di ognuno, siamo giunti ad un punto nel quale è inderogabile che le chiese sappiano raccontare dai pulpiti che occorre informazione e opposizione, non soltanto dai cardinali, dal papa o dalla nomenclatura ecclesiastica, ma che è giunto il tempo in cui sia la ”base”, sia il popolo delle parrocchie a richieder testimonianze e inviti di pace che muovano dalla condivisione delle informazioni e che illustrino la pervasività dell’orizzonte bellicista dominante.
Non penso sia giusto, sia utile continuare a proporre documenti illuminati, patrimonio di élite intellettuali, mentre guerre ed eliminazione della natura, dell’ambiente proseguono indisturbati. Altro che fondare una coscienza ecologica e ambientale… L’orizzonte bellicista annienta l’ambiente, l’ecologia in nome del profitto di pochi. Tutto ciò è come l’improvvisa comparsa davanti a noi della “valle oscura” del salmo, in cui sembriamo esserci incamminati.
Come credenti sappiamo però che il Signore mantiene la Sua promessa proprio quando abbiamo paura se riponiamo in lui fiducia. Gesù ci ha insegnato con l’esempio che la fiducia si esprime concretamente. Lo smarrimento è il sentimento che ci travolge come piccoli esseri umani singoli.
Ma come popolo dei credenti molto può essere fatto. Con la denuncia corale che essere cristiani esclude totalmente l’opzione della guerra. La pace trasformata come esperienza di vita è la manifestazione della nostra fiducia nel Dio di Gesù.
INTERVENTI LIBERI
1. Come Abramo il nomade, che lasciò la casa dei suoi padri per mettersi dietro alla Tua parola, credendo alla promessa,
2. come Sara, che accolse il Tuo annuncio, meravigliandosi e ridendo con stupore,
T. rendici capaci di aggiungere tempo ai nostri giorni. Tempo utile, non solo per noi, tempo per sperimentare la condivisione e l’accoglienza.
1. Come alla vedova di Sarepta colmasti di olio l’orcio quasi vuoto, così ricolma le nostre esistenze dell’amore che solo Tu puoi donare.
2. E se perdessimo coraggio, non ci abbandonare; stacci vicino: come hai soccorso Israele nel deserto e Mosé, quando aveva perso fiducia nella sua gente.
T. Insegnaci a trovare l’acqua viva in quei momenti difficili e a fidarci di Te, che rendi sensato ciò che è privo di senso.
G. Dio di tenerezza e di bontà, dal volto severo e dal cuore misericordioso, accompagnaci nel cammino per tutti i giorni della nostra vita.
PADRE NOSTRO
MEMORIA DELLA CENA
T. Mentre mangiavano prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel Regno di Dio”.
1. Ricordando Gesù di Nazareth, facciamo memoria di tutti e tutte coloro che, come lui, hanno lottato per conquistare spazi di dignità e di liberazione. Così facendo, si sono scontrati con il volto disumano del potere, che non sopporta gli spiriti liberi e senza padroni.
2. Spezzando questo pane, ci proponiamo di condividere “pezzi” della nostra vita, del nostro tempo, delle nostre energie, nella consapevolezza che non c’è “perdita” in questo “spezzare”, ma gioiosa scoperta di altre mani, altri volti, altri cammini.
1. Assaporando la fragranza di questo cibo, ci ricordiamo che la terra è di Dio e che i suoi frutti ci sono dati gratuitamente, in dono.
2. Chi si affanna a riempire i granai si troverà di fronte all’amara scoperta della manna che marcisce tra le mani di chi non ha saputo accoglierla.
P. Noi ora mangiamo questo pane spezzandolo tra di noi. L’espressione simbolica: “questo è il mio corpo”, “questo è il mio sangue” ha un rimando molto concreto alla nostra vita. Se noi facciamo nostro lo stile di vita di Gesù, se lo facciamo penetrare nella nostra esistenza quotidiana, noi comunichiamo con Gesù stesso in profondità, come se ci nutrissimo di lui. Questo linguaggio ci invita a prendere sul serio le due caratteristiche che hanno contraddistinto il comportamento del maestro di Nazareth: la fiducia in Dio e la prassi di con- divisione.
COMUNIONE
PREGHIERA SPONTANEA
BENEDIZIONE FINALE
G. “Che il vento, soffiando nei vostri capelli, vi porti il palpitare della vita.
Che i vostri piedi lascino nella polvere orme di speranza.
Che nell’oscurità
voi udiate battere il cuore del prossimo.
Che le vostre mani si protendano come porte che si aprono.
Che le vostre bocche trasmettano quanto vi è stato dato di ricevere.
Che le vostre orecchie colgano
quello che le parole dicono solo a metà.
E che l’amore del Signore vi accompagni
anche là dove non vorreste andare”. (Christian Kempf)
Comunità di base di Pinerolo via città di Gap
Walter Primo, 22 marzo 2026
(Canone tratto da ”Preghiere Eucaristiche vol.2 pag. 102)