da Confronti di Aprile 2026
SUD ABBANDONATO
di Donato Di Sanzo (ricercatore di Storia all’Istituto di Studi sul Mediterraneo)
Mentre in Medio Oriente infuria una guerra potenzialmente disastrosa per l’intero pianeta, i temi di politica interna italiana passano (comprensibilmente?) in secondo piano. Si è abbassata l’attenzione, ad esempio, sulle questioni legate all’impoverimento e all’abbandono del Mezzogiorno, che, attraverso le immagini della terribile frana di Niscemi, si erano recentemente riproposte al centro del dibattito pubblico.
Il letterale sgretolamento di un pezzo di profondo Sud Italia, infatti, aveva sollecitato riflessioni e considerazioni soprattutto in merito all’intreccio tra dissesto idrogeologico e altre dinamiche negative, relative al contesto socio-economico meridionale, come le difficoltà delle attività produttive, il taglio dei servizi, la disoccupazione, lo spopolamento, la glaciazione demografica. Il quadro è, dunque, caratterizzato da tendenze e fenomeni che, in effetti, proprio osservando la vicenda di Niscemi e i suoi sviluppi, non si fatica a connettere alla dura raffigurazione di un Mezzogiorno abbandonato, in particolare per ciò che concerne due importanti declinazioni dell’abbandono.
La prima è, inequivocabilmente, quella che riguarda la politica. La coesione tra i diversi territori della penisola sembra essere significativamente scomparsa dall’agenda del governo e il Sud è diventato il terreno su cui sperimentare la propaganda in merito a opere dal futuro incerto e dalle dubbie utilità e opportunità (su tutte, il ponte sullo Stretto di Messina). Oltretutto, i dati sull’impiego di risorse per il risanamento del territorio e per il miglioramento dell’ambiente – oltre che per l’efficientamento delle reti infrastrutturali e di trasporto – raccontano che la predisposizione di fondi e finanziamenti è più legata ad azioni post-emergenziali che a un disegno di politica di lungo periodo. Tutto ciò mentre i primi bilanci sulla reale efficacia degli interventi realizzati attraverso il Pnrr non lasciano ben sperare.
La smobilitazione della discussione sul Mezzogiorno da parte della politica, tuttavia, è solo la prima delle due questioni che raffigurano l’immagine di un Sud abbandonato. Esiste, infatti, anche un abbandono forse più silenzioso, ma non meno importante per la definizione dei destini di una parte consistente dell’Italia. È quello che ha come protagonisti le migliaia di meridionali che decidono di lasciare i loro territori di origine in maniera sempre più definitiva. La ricerca scientifica sta ampiamente documentando le dimensioni quantitative e le caratteristiche qualitative di un fenomeno che sta investendo soprattutto le aree interne e che, per le sue proporzioni, è stato paragonato a uno tsunami demografico.
Nell’ultimo ventennio, il Sud della penisola italiana ha visto scomparire più di un milione di residenti, mentre si stima che le regioni meridionali potranno perdere fino a 8 milioni di abitanti entro il 2080. Dal punto di vista più qualitativo, recentemente, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), oltre a riproporre una allarmante rappresentazione dell’abbandono del Mezzogiorno da parte degli under 35, ha fotografato anche il fenomeno dei cosiddetti “nonni con la valigia”, ovvero quegli anziani che, pur non cambiando residenza, si spostano definitivamente nelle regioni del Centro-Nord per ricongiungersi con figli e nipoti precedentemente emigrati. Il loro numero sarebbe raddoppiato tra il 2002 e il 2024, non solo per ragioni riconducibili alla difficoltà di accedere, nell’Italia meridionale, a servizi di cura adeguati, ma anche per motivazioni varie, riguardanti la ricostituzione dell’unità familiare nei luoghi di destinazione.
Si tratta di dati e informazioni che testimoniano come ormai non sia possibile parlare di Mezzogiorno senza ricorrere alla categoria dell’abbandono. Oltretutto, per chi resta si configura la difficile condizione di vivere in luoghi sempre più deprivati, dove talvolta si pongono veri e propri problemi legati al godimento del diritto a una qualità della vita dignitosa. Un Sud abbandonato è la spia di un Paese fondamentalmente non coeso e le conseguenze economiche disastrose della guerra in corso non possono che contribuire ad aumentare disparità e asimmetrie.