Un discepolo da ricordare…
da Rocca del 01/04/2026
La voce libera di Aldo Antonelli
di Tonio Dell’Olio
Difficile paragonare Aldo Antonelli a un'altra presenza socio-ecclesiale con quello stesso carisma. Prete abruzzese, intellettuale inquieto e appassionato, Aldo è stata una di quelle rare figure capaci di tenere insieme la radicalità del Vangelo e la responsabilità della parola pubblica. Non ha mai scelto la strada della prudenza accomodante. Ha preferito, piuttosto, quella della franchezza evangelica, anche quando ciò significava esporsi, disturbare, andare controcorrente. Il suo ministero sacerdotale è stato attraversato da una fedeltà ostinata ai poveri e alle vittime delle ingiustizie. Al vescovo che lo aveva richiamato per aver detto pubblicamente di essere marxista rispose che lui adottava Marx come analisi di comprensione della realtà. A quel punto il vescovo gli rimproverò a muso duro l'inconciliabilità dell’ateismo comunista con la fede cristiana. Aldo, seccato gli rispose: “Eccellenza ma se lei ha bisogno dell’idraulico lo preferisce credente o ateo? Ecco, di fronte alla competenza di un metodo e un sogno come quello comunista che condivido, a me non interessa la professione di fede”. Coi tempi che corrono si direbbe che oggi Aldo sarebbe fuori dalla storia! Il Vangelo, per lui, non era un testo da commentare ma una parola da incarnare nella storia. Per questo la sua predicazione e i suoi interventi pubblici non hanno mai cercato l'applauso facile: erano piuttosto una provocazione, talvolta scomoda, sempre radicata nella coscienza cristiana. In questo orizzonte si colloca anche il suo impegno con Libera, l'associazione fondata da Don Luigi Ciotti per contrastare le mafie e promuovere una cultura della legalità. Denunciare le strutture del male, ricordava spesso, è parte integrante dell’annuncio cristiano. E non diceva nulla che non fosse dimostrato da fonti certe e citazioni. Amava studiare, discutere, interrogare la realtà senza sconti. La sua parola - nelle omelie, negli articoli, negli incontri pubblici - aveva la forza di chi non teme di chiamare le cose con il loro nome. In un tempo in cui la prudenza ecclesiastica tende spesso a smussare i conflitti, Aldo ha scelto di restare fedele alla paremia evangelica: quella libertà interiore che permette di dire la verità anche quando è scomoda. Un giorno che ci eravamo trovati per lavorare a un progetto, ricevemmo la visita di un vescovo, peraltro giovane e aperto. Non fece in tempo ad entrare che Aldo prese a rivolgergli rimproveri perché qualche tempo prima aveva promosso una processione religiosa per invocare il dono della pioggia. "Tu favorisci una mentalità pagana e l'idea di una religione scaramantica e superstiziosa” - diceva. Il vescovo argomentava circa la necessità di immergersi nella cultura di un popolo e camminare con esso, ma Aldo restava graniticamente legato allo scoglio del suo pensiero. E di queste prese di posizione di cui sono stato diretto testimone potrei citarne a decine. La stessa passione per la parola e per il pensiero si è espressa anche nelle sue numerose pubblicazioni. Tra le più recenti spicca Altro da pensare e oltre il già fatto, pubblicato con Rocca Libri, un lavoro che raccoglie riflessioni maturate nel dialogo con il nostro tempo e con le sue ferite sulle pagine di questo quindicinale. Anche lì si ritrova il tratto che lo ha sempre contraddistinto: una fede inquieta, capace di interrogare la politica, la società e la stessa comunità ecclesiale. Don Aldo Antonelli è stato tutt'altro che un uomo accomodante. E’ stato, piuttosto, un prete che ha preso sul serio il Vangelo fino in fondo. Per questo la sua voce continuerà a risuonare anche ora che si è spenta: come un invito a non addomesticare la fede e a non tacere davanti alle ingiustizie della storia. Perché il Vangelo, quando è annunciato con verità, non consola soltanto: inquieta, provoca e apre strade nuove.