da Domani del 01/04/2026
Niet di Putin alla tregua di Pasqua.
Zelensky “grazia” il petrolio russo.
di Davide Maria De Luca
Nel quarto anniversario della liberazione di Bucha, il sobborgo della capitale ucraina in cui sono stati trovati decine di corpi di civili uccisi dagli occupanti russi, i ministri degli Esteri dell’UE si sono dati appuntamento a Kiev per <<commemorare le vittime>> e <<riaffermare il nostro incrollabile impegno a garantire la piena responsabilità della Russia>>. Tra loro anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che ha ricordato <<la vicinanza a Kiev del governo>>. La dimostrazione di solidarietà dei paesi membri arriva proprio mentre l’unità dell’Ue nei confronti dell’Ucraina rischia di andare in frantumi dato il veto di Ungheria e Slovacchia sul pacchetto da 90 miliardi per Kiev.
Fondi di stallo
Concordato dai leader europei nel 2025, il finanziamento è fondamentale per il governo ucraino, che altrimenti rischia di restare senza fondi prima dell’estate. Un tema, lo sblocco del finanziamento, su cui l'alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, anche lei a Kiev, ha ammesso che al momento <<non ci sono buone notizie>>. Il premier ungherese ha legato la sua opposizione al pacchetto allo stop dell'oleodotto “Amicizia”, che trasporta il petrolio dalla Russia attraverso l'Ucraina e che è rimasto danneggiato in un bombardamento lo scorso gennaio. Sulla riparazione dell’oleodotto si sviluppano tuttora tensioni tra Budapest e Kiev.
Ma ci sarebbe anche altro: stando a quanto riporta di Kyiv Independent, in una lettera inviata al governo ucraino Bruxelles chiede all'Ucraina di accelerare sulle riforme necessarie all'ingresso nell’Unione e avverte e avverte che ritardarne l'applicazione potrebbe costare fino a 4 miliardi di euro di finanziamenti. Non solo Budapest, insomma. Anche la capitale ucraina, secondo la Commissione europea, non sta facendo il suo dovere fino in fondo. Senza un accordo sui finanziamenti, Kiev sarà costretta a scelte difficili: aumentare le tasse, ridurre il budget e finanziare il deficit stampando nuova moneta e causato ulteriore inflazione.
Scandalo ungherese
Nel clima di scontro sempre più aperto tra Kiev e Budapest, non a caso il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjarto, era l'unico tra i 27 governi dell'Unione a non essere presente a Kiev per la ricorrenza di ieri. Oltre al fatto di essere considerato persona non grata a Kiev, il capo della diplomazia di Budapest deve affrontare altri problemi in questi giorni.
Dopo la rivelazione nei giorni scorsi delle telefonate in cui Szijjarto riferiva al Cremlino le decisioni prese nel corso dei vertici europei, ieri una rete di giornalisti investigativi, tra i quali VSquare e la testata estone Delfi, ha rivelato e pubblicato l'audio di una nuova telefonata, avvenuta nel 2024, in cui il ministro ungherese discute direttamente con la sua controparte russa, Sergei Lavrov, sugli individui e società che l’Ungheria proverà a far togliere dalle liste di sanzioni europee.
Dopo la rivelazione, un funzionario della Commissione europea ha ricordato che i contenuti delle riunioni del Consiglio Ue sono riservate e non dovrebbero essere divulgate a terze parti. Tra meno di due settimane, il 12 aprile, in Ungheria si vota; i sondaggi danno in vantaggio il partito di opposizione Tisza. Una sua vittoria è considerata da molti, a Kiev e Bruxelles, l'unico modo per sbloccare i finanziamenti destinati all’Ucraina.
Nel frattempo, è arrivata la risposta del Cremlino a gelare l'offerta lanciata da Kiev di un cessate il fuoco tra i due paesi in occasione delle festività di Pasqua.
No alla tregua di Pasqua
La proposta è respinta, ha fatto sapere il portavoce del presidente russo Vladimir Putin: <<Zelens'kyj dovrebbe assumersi le sue responsabilità e prendere le decisioni che porteranno alla pace, invece che limitarsi a chiedere un cessate il fuoco>>.
Nella notte il Cremlino aveva già fornito un'altra risposta, più diretta, all’offerta ucraina e ha scatenato un violento bombardamento nella regione di Poltava, dove si trovano i principali giacimenti e depositi di gas dell’Ucraina. Una persona è morta nel bombardamento e altre quattro sono rimaste ferite. L’attacco è considerato una risposta ai recenti bombardamenti effettuati dagli ucraini contro gli impianti petroliferi russi, bersaglio di una nuova e vigorosa campagna di attacchi con droni a lungo raggio iniziata da un paio di settimane che già portato diversi risultati.
Ieri notte, ad esempio, l'importante porto petrolifero di Ust-Luga, sul Mar Baltico, è stato colpito dagli ucraini per la quinta volta in solo 10 giorni, mentre altri attacchi sono avvenuti contro raffinerie e depositi di carburante fino a 1200 km dal confine ucraino. Secondo i calcoli dell'agenzia Reuters, questa nuova ondata di bombardamenti mirati avrebbe già ridotto del 40% la capacità russa di esportare petrolio, un colpo particolarmente doloroso ora che i prezzi dell’energia sono saliti rapidamente a causa del conflitto in Medio Oriente.
Ma questi attacchi starebbero turbando non soltanto Mosca, ma alcuni alleati di Kiev. Zelensky ha detto ieri ai giornalisti che un partner dell'Ucraina ha chiesto di ridurre gli attacchi al settore petrolifero russo per evitare ulteriori spinte al rialzo dei prezzi del greggio.
Come altre volte in passato, la prima nel 2024 durante l'amministrazione Biden, dietro questa richiesta ci sarebbero gli Stati Uniti, che tengono gli effetti sull'opinione pubblica interna di ulteriori rialzi nei pressi di benzina e diesel.