da Domani del 29/03/2026
Multinazionali, software e hardware: cresce l’apparato militare tecnologico. Ed è un monopolio Usa
di ROBERTO ANTONIO ROMANO
La dimensione del settore militar-tecnologico allargato non restituisce soltanto la sua forza rispetto ad altri comparti – spesso più direttamente utili al benessere sociale – ma evidenzia anche il peso e il potere degli Stati Uniti nello scenario internazionale.
Nel corso del tempo, la guerra ha cambiato natura. L’intelligenza artificiale, insieme ai sistemi informatici e hardware, ha assunto un ruolo sempre più centrale. Non si tratta più soltanto di disporre di informazioni riservate sugli obiettivi da colpire, ma di governare e selezionare tali obiettivi attraverso un’integrazione crescente tra tecnologie digitali, satelliti e apparati militari tradizionali, quella “ferraglia” incaricata della distruzione materiale.
La guerra in Iran, così come le operazioni condotte dall'Idf, non è più determinata dalla semplice deterrenza basata su aerei, soldati, carri armati, elicotteri, missili o troni. A fare la differenza è la conoscenza che guida questi strumenti di morte: un sapere tecnologico, integrato e strategico.
Muovendo dalle stimolanti osservazioni di Guarascio in Imperialismo digitale (2026), ho provato a delineare i contorni dell'apparato militar-tecnologico includendo, oltre all’aerospazio e alla difesa in senso stretto, anche i settori del software e dell’hardware. L’analisi si basa sui dati della EU Scoreboard, che monitora circa duemila multinazionali a livello globale in termini di ricerca e sviluppo, vendite, investimenti, valore di mercato, profitti e occupazione (dati 2024). A questo ho affiancato una ricostruzione della distribuzione geografica della spesa militare mondiale.
Sebbene tra il 2022 e il 2024 la spesa militare globale, a prezzi costanti, sia cresciuta del 16% (dati Sipri), con un aumento dell'8% negli Stati Uniti e del 18% in Europa, la sua distribuzione relativa è mutata. La quota statunitense è scesa dal 40 al 37%; quella cinese è rimasta stabile intorno al 12%; la Russia è passata dal 4 al 5,5%.