martedì 7 aprile 2026

da Il Fatto Quotidiano del 31/03/2026

Bomba a Ranucci, due sospettati arrivati in auto dalla Campania: “Pista dei Casalesi”

di Vincenzo Bisbiglia

Ci sono almeno due sospettati per l’attentato intimidatorio nei confronti del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto la sera del 15 ottobre 2025. Si tratta delle persone a bordo di un’utilitaria di colore nero che, a ridosso dell’orario in cui è esploso l’ordigno sotto l’auto del giornalista parcheggiata davanti alla sua abitazione di Pomezia, è arrivata sul litorale laziale dalla Campania e poi è ripartita per fare ritorno alla base. Di qui, l’ipotesi dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma che fosse la stessa auto che portava il commando di attentatori. Almeno due persone dunque, anche se dalle immagini fin qui raccolte non è chiaro se vi fossero altri individui sui sedili posteriori. Gli investigatori hanno anche dei sospettati, ci sono dei nomi al vaglio, ma le indagini coordinate dal procuratore capo Francesco Lo Voi sono ancora in corso e gli elementi non circostanziati.

La bomba da un chilo di polvere pirica pressata – una sorta di gigantesco petardo – esplosa intorno alle 22.15 del 15 ottobre aveva devastato la vettura di Ranucci, parcheggiata proprio davanti al cancello dove vive anche la famiglia, danneggiando sia l’ingresso sia l’auto della figlia del conduttore.

Come anticipato il 21 novembre dal Fatto, la pista investigativa principale riguarda appunto la camorra e in particolare il clan dei Casalesi. E l’itinerario seguito dall’auto su cui probabilmente viaggiavano gli attentatori rafforzerebbe questa ipotesi, aperta sempre a novembre quando nella redazione di Report era arrivata una dettagliata lettera anonima che raccontava i possibili collegamenti con la mafia campana.

Ma cosa vogliono i Casalesi da Ranucci? L’ipotesi degli investigatori è che tra le varie inchieste giornalistiche di Report, ce ne sia stata una che ha smosso alcuni “ambienti criminali” coerenti con un presunto traffico internazionale di armi svelato a settembre scorso dall’inviato Daniele Autieri. Si fa riferimento a vicende legate alla società Cantieri Navale Vittoria, storica azienda italiana, con sede in Veneto, che produce anche motovedette da guerra. Quando il cronista di Report si è presentato nella sede di Cnv ad Adria (Rovigo) per intervistare l’attuale presidente Roberto Cavazzana, alcuni dipendenti hanno rinvenuto nel cantiere due casse di legno con dentro due mitragliatrici non registrate. Spiegava Autieri nella puntata che fu la società Arkipiù di Caserta, a finanziare parte degli 8,2 milioni necessari a Cavazzana per acquistare Cnv dalla famiglia Duò, dopo uno stato di crisi che aveva spinto Palazzo Chigi ad avviare il Golden Power. Tra gli ex soci di Arkipiù figura anche una persona in affari in un’altra società con Luigi Russo, condannato per concorso esterno con il clan dei Casalesi capeggiato dal boss Giuseppe Setola. Le indagini sono ancora in corso. Come parte offesa non c’è solo Ranucci, ma anche nove giornalisti di Report – tra cui Autieri – rappresentati dall’avvocato Roberto De Vita.