NOTTE D'INVERNO IN STAZIONE: UNA MIA ESPERIENZA
Spezzoni di parole,
sillabe sconnesse
che vengono dalla notte,
quella che dentro
distrugge un cuore
ormai alla deriva:
come eruzioni di dolore,
come schegge di cuore
che scoppia di disperazione.
Non c'è parola
d'uomo e di donna
che incroci
il suo parlare.
Gli risponde
soltanto
un'altra notte
piena di freddo
e di sordità.
Una,
poi cinque
poi dieci
persone:
quasi ammucchiate
come per illudersi
di non essere sole.
Sembra che a notte
si diano convegno
in sala d'attesa
come a sommare
le loro disgrazie.
L'angoscia
dipinta sui volti
scavati
corrode le ossa
percorse
da gelide
ondate di morte.
Sono lì anch'io
come atterrito
da uomini
che sembrano
ombre di morte
e temo l'incontro
di quegli occhi
che lanciano sguardi
pieni di fiamma.
Tanti racconti, spezzettati,
come litanie di inferno
si intrecciano
nella lunga notte.
A tratti
le voci prorompono
alte e minacciose,
poi declinano
fino a morire
e sopraggiunge un sonno
senza pace,
pieno di rantoli
e di brontolii cupi.
Poi il mio treno
finalmente parte,
prima della pigra alba
d'inverno.
Gli occhi mi bruciano
ma li guarirà
quel sole
che forse invano
per loro
sorgerà.
Troppo è il dolore
che si perde
senza risposta
e il cuore geme
di tragica impotenza.
Franco Barbero
alla stazione Porta Nuova di Torino,
dicembre 1979