domenica 3 maggio 2026

da Domani del 26/04/2026

La violenza rovina la festa della Liberazione. 

Spari contro l’Anpi, lite sulla Brigata ebraica.

di Lisa Di Giuseppe


Due feriti, una festa di popolo e piena di giovani rovinata. È questo il bilancio di un 25 aprile che nasceva in un clima di speranza, con un incoraggiamento potente di Sergio Mattarella. Poi, a macchiare le celebrazioni, il corteo pacifico di parco Schuster, un uomo in mimetica che con un casco integrale prende una pistola ad aria compressa e fa fuoco su una coppia di manifestanti con tanto di fazzolettone dell’Anpi al collo. E, a Milano, un brutto scontro tra i pro Pal nel corteo e la Brigata ebraica, che alla fine ha dovuto lasciare il corteo scortata dalla polizia dopo che lo spezzone è stato a lungo bloccato da centinaia di manifestanti al grido di “assassini”, “fuori” e “Palestina libera”. «Uno ci ha detto: “Siete solo saponette mancate”», ha riferito l'esponente del Pd Emanuele Fiano. «Questo è il corteo in cui si difende la libertà di tutti. Poi ci sono estremisti che assegnano la libertà a chi vogliono loro». Nel frattempo, a Varese, una ventina di militanti dei Do.Ra non hanno rinunciato a omaggiare con il rito del presente i «camerati uccisi dal nemico mentre combattevano per la patria», ossia i repubblichini di Salò. Un riconoscimento nel solco del pensiero ribadito alcuni giorni fa dal presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Degli spari a Roma sud si sa ancora ben poco. I due manifestanti colpiti, si sono detti comprensibilmente «scossi» dopo aver lasciato il commissariato di via Colombo. Il primo a intervenire è stato il leader di Avs Nicola Fratoianni, che parla di un «episodio di gravità assoluta». «Si tratta di un ulteriore episodio di una lunga serie di intimidazioni, minacce, atti di violenza di segno fascista che da troppo tempo si stanno verificando nel paese. Nessuna impunità, nessuna sottovalutazione può essere accettata in uno Stato democratico».

«Dovrebbe essere la festa della democrazia. E invece quest’anno è stata segnata da episodi di violenza». Mentre Il sindaco dem di Roma Roberto Gualtieri si augura «che venga fatta piena luce al più presto su quanto accaduto e che i responsabili di questo gesto vile e vigliacco siano assicurati alla giustizia». Anche per il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, impegnato nelle celebrazioni in Campania, «vanno condannati gli episodi di intolleranza e agli insulti per impedire di manifestare alla Brigata ebraica a Milano e va condannata l’aggressione folle a Roma». Da destra, Matteo Salvini esprime solidarietà alla Brigata ebraica e auspica: «Il Pd rifletta sui propri compagni di piazza». Antonio Tajani condanna la violenza ed esprime solidarietà ai due iscritti Anpi. A sera Giorgia Meloni attacca: «Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema». Senza citare però gli spari di Roma.

Quel che resta, a posteriori, è l’amarezza dell’ombra di un clima di tensione assoluto su una celebrazione animata dai giovani e fatta propria anche dalle nuove generazioni. Gli stessi, almeno in parte, che sono corsi alle urne il 23 marzo per votare “No” al referendum sulla riforma della giustizia voluta dalla destra. Come in quel caso, non un popolo attribuibile in maniera organica al campo largo, ma di certo un elettorato che si sente vicino alla Costituzione repubblicana ed è pronto a scendere in piazza per  celebrarla e ad andare ai seggi per difenderla.

LA LINEA DEL COLLE

«Ora e sempre resistenza». Sergio Mattarella nel suo discorso di San Severino Marche ha invece messo paletti fermi sul perimetro dei festeggiamenti nel giorno della Liberazione. «È questo che celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà» ha detto il capo dello Stato, che ieri mattina ha iniziato le celebrazioni assieme alle altre principali cariche dello Stato. Che, nel caso di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, hanno iniziato a fare politica raccogliendo l’eredità di coloro che il presidente della Repubblica nel suo discorso marchigiano ha chiamato «zelanti complici fascisti» del «dominio hitleriano».

Le parole arrivano al termine di settimane complicate per il centrodestra, così tanto impegnato a ritrovare un baricentro interno da perdere di vista la strategia parlamentare e incartarsi in un brutto pasticcio sulla conversione del decreto Sicurezza alla Camera. Un impasse talmente grave che ha aumentato anche la tensione con il Quirinale, dove Mattarella alla fine ha contestualmente promulgato la legge Sicurezza ed emanato il decreto correttivo dell’emendamento sull’assistenza legale ai migranti. La firma del Colle è arrivata, anche se qualcuno delle opposizioni – disciplinate nel loro ostruzionismo parlamentare fino a poche ore dalla scadenza del testo – sperava che ci potesse essere un’esitazione maggiore. Ma le parole del capo dello Stato nette e ferme dimostrano che il Colle non ha intenzione di fare sconti a palazzo Chigi. «La Resistenza fu esperienza che ebbe a donare alla Repubblica personalità e classi dirigenti di spessore» ha detto ancora Mattarella, ricordando Carlo Alberto Dalla Chiesa, Enrico Mattei e Sandro Pertini e passando in rassegna episodi che hanno segnato la lotta partigiana nelle zone intorno a San Severino.

«A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria» ha continuato. Parole di fronte a cui la definizione riduttiva di «fine dell’oppressione fascista» che si ritrova nel comunicato della premier sembra ancora meno incisiva.