da Il Fatto Quotidiano del 06/05/2026
Per i due capi Flotilla altri 6 giorni illegali nel carcere israeliano
di Alessandro Mantovani
Il colpo degli abbordaggi l’hanno assorbito. Gli equipaggi sono stati ricomposti. Da Heraklion, il capoluogo dall’altra parte di Creta, sono arrivati a Ierapetra decine di reduci della “nave prigione” israeliana, decisi a reimbarcarsi o almeno a dare una mano o anche solo per riabbracciare i compagni. Così ieri l’area portuale e i suoi baretti pullulavano di volontari della Flotilla. Quasi tutti sono sbarcati, a turno perché non si possono lasciare la barche alla fonda senza nessuno a bordo anche se il vento gelido dei giorni scorsi è calato. Molti abitanti della cittadina costiera si sono offerti di dare una mano, alcuni hanno ospitato chi non aveva il posto in barca. “Serve frutta? Verdura?”, chiedeva il signor Dimitri.
La partenza è prevista per domani, giovedì, all’alba. Per la Turchia, intanto. Poi si vedrà. Emergono, nel frattempo, alcuni casi di violenza sessuale attribuiti ai militari israeliani nel corso delle perquisizioni sulla “nave prigione” dove sono stati detenuti per due giorni i 181 attivisti sequestrati dopo gli abbordaggi di 22 barche nella notte tra 29 e 30 aprile. Un giovane olandese ha denunciato anche su Instagram di essere stato costretto a spogliarsi e poi gli hanno “afferrato le parti intime” perché dicevano di voler “vedere la sua resistenza”. Le avvocate del team legale internazionale a Heraklion hanno raccolto anche denunce più gravi, poco meno di uno stupro, ai danni di giovani donne. Erano stati denunciati fatti simili anche in passato. Resta l’angoscia per Saif Abukeshek e Thiago Avila, i due leader della Flotilla – palestinese con passaporto spagnolo e svedese il primo, brasiliano il secondo – deportati in Israele dopo il sequestro in acque internazionali. Il giudice di Askhelon ha disposto ieri altri sei giorni di carcere senza formalizzazione delle accuse, che verterebbero su sospetti di legami con Hamas e con potenze nemiche. Oggi a Beer Shiva si discute l’appello delle avvocate Lubna Tuma and Hadeel Abu Salih. I due sono a Shikna, un centro di detenzione dei Servizi, sottoposti a interrogatori senza avvocato. Denunciano deprivazione sensoriale e altre torture. La moglie di Abukeshek, Sally Issa, è stata ricevuta dal ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares; il governo Sánchez denuncia l’arresto come “illegale” ed “esige” la sua liberazione. Il governo italiano ufficialmente non dice una parola, per quanto i due viaggiassero su una barca battente bandiera italiana.