venerdì 8 maggio 2026


Pubblichiamo la prima parte delle riflessioni di Tony Robinson, attivista del Movimento Umanista...

Tutta la riflessione è troppo lunga per essere pubblicata in una sola volta...



da Pressenza del 13/04/2026

Tra eredità e rinnovamento in un mondo segnato da violenza, frammentazione ed esaurimento spirituale

di Tony Robinson

Pubblichiamo queste riflessioni di Tony Robinson, attivista del Movimento Umanista, ex-Direttore dell’Organizzazione del Trattato sul Medio Oriente (METO) e membro del comitato di coordinamento di Abolition 2000, Global Network to Eliminate Nuclear Weapons, autore del libro "Caffè con Silo e la ricerca di un senso nella vita" e produttore del film "L'inizio della fine delle armi nucleari”. E’ uno dei fondatori di Pressenza, coautore del libro Giornalismo Nonviolento e animatore per molti anni della redazione inglese di Pressenza. 


A un certo punto, ogni movimento deve porsi una domanda difficile: esiste ancora come forza viva nella storia, oppure è diventato, poco a poco, la memoria della propria ispirazione?

Il mondo non si è avvicinato al superamento della violenza. Al contrario, la violenza è diventata più normalizzata, più diffusa, più mediata tecnologicamente e più profondamente radicata nelle strutture economiche e politiche che organizzano la vita quotidiana. Continuiamo a generare ricchezza senza significato, informazione senza saggezza e potere senza direzione. Allo stesso tempo, la Terra stessa viene spinta verso l’esaurimento da una civiltà il cui principio organizzativo è l’accumulazione piuttosto che l’umanizzazione.

E tuttavia il bisogno che ha dato origine al Movimento Umanista non è scomparso. Se mai, è diventato più urgente.

La doppia esigenza originaria

L’impulso originario non è mai stato semplicemente politico, né semplicemente spirituale. Era un tentativo di unire trasformazione personale e trasformazione sociale in un unico progetto. Comprendeva che nessun cambiamento duraturo può derivare da una ristrutturazione esterna se l’essere umano rimane interiormente diviso, violento, impaurito e alienato. Ma comprendeva anche che un lavoro interiore separato dalla storia, separato dall’ingiustizia e dalla sofferenza degli altri, diventerebbe sterile, autoreferenziale e, in ultima analisi, complice del mondo così com’è.

Questa doppia esigenza rimane decisiva. Potrebbe essere uno dei contributi più preziosi del movimento: l’insistenza sul fatto che l’essere umano deve essere trasformato sia interiormente sia esteriormente, e che nessuna delle due dimensioni può essere abbandonata senza falsificare l’insieme.

Per questo motivo, sarebbe troppo semplice dire che il movimento ha fallito. Forse è più accurato dire che, al momento in cui si scrive, non è riuscito a diventare una risposta storica sufficientemente forte alla crisi della civiltà. Ma questo non significa che le sue verità fossero false, o che i semi che ha gettato nel mondo non abbiano germogliato.