lunedì 25 maggio 2026

da Il Fatto Quotidiano del 18/04/2026

Lula e Sánchez battezzano l’Internazionale progressista

di Wanda Marra


“Quando ho conosciuto l’Italia, ho conosciuto il Pci, come il più grande partito comunista dell’occidente. Si presentava alle elezioni e aveva il 33%, ma perdeva sempre contro la Democrazia Cristiana”. Parola di Lula, presidente del Brasile, emblema della sinistra mondiale, che oggi, insieme al premier spagnolo, Pedro Sánchez sarà la vera star della Global Progressive Mobilisation. Insomma, “le forze progressiste devono capire dove stanno sbagliando”. Per dirla con Sánchez nella sua veste di aspirante leader del progressismo europeo: “I nostri governi, come le nostre società, vogliono raddoppiare gli sforzi per lavorare per la pace e un multilateralismo rafforzato. Mentre altri aprono ferite noi vogliamo chiuderle e curarle”. Ieri i due hanno fatto il primo bilaterale a Palacio de Pedralbes tra Spagna e Brasile nel nome dell’anti-trumpismo, nel quale Lula ha ringraziato pubblicamente Sánchez per aver difeso il Mercosur. Nel frattempo a Barcellona si riuniscono le forze progressiste: tremila partecipanti contro “l’internazionale dell’ultradestra”. Una sorta di anti Cpac-maga, sotto la guida del Partito socialista europeo allargato ai leader dell’America Latina. Tra i presenti il presidente della Colombia, Gustavo Petro, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera, la leader del Partito democratico Elly Schlein, il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa nonché la presidente del Messico Claudia Sheinbaum. Ma poi ci sono rappresentanti di tutto il mondo. E per l’Italia, prima di tutto Elly Schlein, accompagnata da una delegazione foltissima del Pd, a partire dal responsabile Esteri, Peppe Provenzano e poi il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Arriva nel primo pomeriggio la segretaria del Pd, incontra i leader dell’opposizione turca e giapponese, l’ex premier palestinese e una delegazione di Al Fatah, tra gli altri. È tutto uno stringere mani, un coltivare rapporti. “C’è un fortissimo interesse su quello che sta succedendo in Italia e, in particolare, sul risultato del referendum” che “ha generato una grandissima speranza tra i progressisti”, dice a fine giornata. E lei, unica leader progressista presente, è il volto di quella speranza? “C’è pure Enzo Maraio”, fa notare la segretaria glissando, pure se parla di “grande attesa per quello che succederà alle prossime elezioni”. Conte non c’è (d’altra parte non fa parte dei Socialisti) e ha tutte le intenzioni di sfruttare l’occasione politica, come dimostra il fatto che passa il pomeriggio a stringere rapporti, anche se i i leader più importanti saranno qui solo oggi.

L’IDEA del Forum è anche quella di spostare l’asse del Partito socialista europeo più a sinistra e provare poi a rilanciarne il ruolo: a Strasburgo in questa legislatura l’ S&D è all’angolo, con le destre sovraniste che spesso fanno asse con il Ppe. Senza contare che in generale i socialisti non sfondano a livello elettorale. Ma d’altra parte, il momento è propizio, con Trump che è riuscito ad attaccare persino il papa. Peraltro Sánchez ha schierato subito la Spagna sul no all’uso delle basi per gli Usa. Investire in politica estera come il frontman della pace è la sua scommessa politica, con elezioni tra un anno nient’affatto scontata. Nonostante non abbia avuto dubbi sull’invio di armi a Kiev. E anche Schlein non esita a battere sulla parola pace. Non stupisce che per spostare l’asse, i Socialisti guardino più all’America latina che all’Europa, dove la sinistra-sinistra è palesemente su posizioni diverse. L’Italia è vista come un esperimento interessante, dove il campo progressista è davvero una realtà. Per dirla con Stefan Löfven, il presidente del Pse tra i promotori del Forum “Schlein sta facendo un buon lavoro”. Lei racconta: “Per esempio, i turchi, che vedono le sostituzioni dei giudici poco prima delle sentenze, sono molto interessati al referendum”. Stamattina farà un panel sulla questione energetica (“non possiamo dipendere da chi viola il diritto internazionale”) con Teresa Ribera (la Commissaria europea spagnola) e il francese Raphael Glucksmann. E nella sessione finale, che vedrà le conclusioni di Sánchez e Lula. Studia come leader del futuro più che del presente. “Ora mi vedo con Sánchez e Lula”, saluta andando via. In realtà, va alla cena di gala del Forum al Museo nazionale dell’arte catalana. Dietro di lei le note di The Final countdown salutano l’ex premier Zapatero, nell’entusiasmo generale.