da Il Fatto Quotidiano del 21/05/2026
Contro i Palestinesi torture sistematiche, compresi “i cani utilizzati per gli stupri”.
di Stefania Maurizi
Le immagini del trattamento brutale degli attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla hanno fatto il giro del mondo, innescando la condanna di leader politici italiani e mondiali, ma torture feroci e trattamenti inumani e degradanti contro i palestinesi sono sistematici nelle prigioni di Israele. E a documentarlo da anni sono le più serie organizzazioni per la difesa dei diritti umani, da Amnesty International all’israeliana Physicians for Human Rights Israel all’organizzazione palestinese Palestinian Center for Human Rights.
Nessuno viene risparmiato e anche i medici e il personale sanitario palestinesi sono stati soggetti a trattamenti a dir poco crudeli, che includono brutali pestaggi. Physicians for Human Rights Israel ha documentato almeno 94 morti nelle prigioni israeliane dal 7 ottobre 2023 ad agosto 2025. Uno dei racconti dell’orrore è stato raccolto dal Palestinian Center for Human Rights (Pchr), che nel novembre scorso ha pubblicato le testimonianze di detenuti palestinesi stuprati. Una delle vittime era un uomo di 35 anni, un padre, rinchiuso nel famigerato centro di detenzione di Sde Teiman. “Fui spostato in una sezione di Sde Teiman che non conoscevo”, recita la testimonianza riportata da Pchr, che continua: “Sono stato portato insieme con un gruppo di detenuti in un posto lontano dalle telecamere, un luogo di passaggio tra le diverse sezioni del campo. Siamo stati completamente spogliati. I soldati hanno portato i cani che ci sono saltati addosso e ci hanno urinato sopra. Poi uno dei cani mi ha stuprato, il cane sapeva quello che stava facendo, e ha inserito il suo pene nel mio ano, mentre i soldati continuavano a picchiarci e a torturarci, spruzzandoci in faccia lo spray al peperoncino. L’attacco del cane è durato circa tre minuti”.
La vittima racconta che a causa dei violenti pestaggi, lui e gli altri detenuti del gruppo avevano ferite su tutto il corpo. “Ho sofferto un grave crollo psicologico e una profonda umiliazione, ho perso il controllo perché non avrei mai potuto immaginare di provare una cosa del genere nella mia vita. Poi un dottore mi ha suturato una ferita alla testa causata dalle torture: sette punti senza anestesia. Ho riportato anche contusioni, fratture agli arti e una frattura a una costola”.
L’uso dei cani militari è stato documentato durante la guerra al terrorismo degli Stati Uniti, da Guantanamo alla prigione irachena di Abu Ghraib, ed è finito sia nelle foto dell’orrore sulle torture irachene sia nel ciclo di dipinti dal titolo Abu Ghraib, del celebre pittore Fernando Botero, che è riuscito a rendere l’immagine della ferocia dei cani aizzati contro prigionieri inermi e terrorizzati di essere sbranati da un momento all’altro. Ma per quanto brutali, le torture della guerra al terrorismo degli Stati Uniti non risultano aver mai annoverato lo stupro dei prigionieri da parte dei cani militari e anche un testimone molto informato, come l’ex operativo della Cia, John Kiriakou – l’unico agente Cia finito in prigione per le torture, ma non perché le ha praticate, quanto piuttosto perché le ha rivelate – racconta di non aver mai sentito di casi di detenuti fatti stuprare dai cani durante la war on terror.