da Il Manifesto del 08/05/2026
Schlein a Toronto con Obama: «Meloni cadrà come Orbán»
di Andrea Carugati
Dopo Barcellona, l’abbraccio sul palco con Pedro Sanchez e Lula, Elly Schlein torna a un meeting progressista fuori dall’Italia. Stavolta è toccato a Toronto, al Global progress action summit, dove ha incontrato Barack Obama e il presidente canadese Mark Carney.
CON OBAMA È STATA una prima volta. Schlein gli ha raccontato della sua partecipazione come volontaria alla campagna per la rielezione nel 2012, lei era in prima fila a Chicago per il discorso della vittoria. L’ex presidente è rimasto stupito, l’ha incoraggiata come «giovane leader», e del resto lui stesso è approdato alla Casa Bianca a 47 anni. Un incontro importante per Schlein, per il suo progetto di darsi un profilo internazionale, ben inserito nella nouvelle vague progressista, che non esclude anche rapporti atlantici con i leader schierati contro Trump. «È la seconda volta che partecipo al Global summit, l’anno scorso a Londra. Al centro, come ricostruire un ordine internazionale che i sovranisti stanno cercando di smantellare per sostituire il diritto internazionale con la legge del più forte e del più ricco», ha spiegato la leader Pd. «È una preoccupazione condivisa con tante altre personalità e forze politiche progressiste di tutto il mondo. Ho ringraziato il premier Carney per le parole che ha detto in Armenia la settimana scorsa, quando ha affermato che l’ordine internazionale sarà ricostruito a partire dall’Europa. Qui si discute di come rimettere al centro la pace, il dialogo e la cooperazione».
NEL SUO INTERVENTO, ieri pomeriggio, Schlein ha ricordato la recente vittoria del no al referendum in Italia. «Per un periodo queste destre sono sembrate impossibili da battere, e invece si può fare con la nostra agenda e i nostri temi che riguardano la vita reale delle presone, i salari. C’è una buona notizia che arriva dall’Europa: Orban ha perso, non governa più. E io penso che come lui cadranno Trump e Meloni». «In Ungheria giovani e donne hanno fatto la differenza, e così è successo al referendum in Italia. Le cose stanno cambiando, le destre stanno fallendo sulle politiche economiche e sociali. Il tempo delle destre nazionaliste è finito. Non risolvono i problemi delle persone. Se guardo all’Italia la produzione è a zero, la crescita è a zero e i costi dell’energia sono i più alti. La propaganda del governo in Italia ha sbattuto contro la realtà della condizione di vita delle persone».
SCHLEIN ASSICURA CHE, nonostante Trump, «sarà possibile ricostruire un ordine internazionale, che non sarà quello di prima che non è riuscito a soddisfare le esigenze di tutti, ma uno nuovo, fondato su pace, solidarietà, cooperazione e giustizia sociale». «Non rinunceremo al rapporto e all’amicizia con il Canada o gli Stati Uniti solo perché c’è un presidente che sta ostacolando ogni giorno questo rapporto, le relazioni atlantiche resisteranno». E se si è commesso l’errore di dare per scontate democrazia e pace, «ora che i nazionalisti di destra le stanno mettendo a rischio abbiamo l’opportunità di dimostrare che la pace, la democrazia e la cooperazione funzionano meglio per tutti i cittadini perché possono offrire risultati migliori per tutti».
PER LA SEGRETARIA DEM è fondatale il ruolo dell’Ue. «Ci siamo per fare la nostra parte, che significa un salto nell’integrazione europea, con le cooperazioni rafforzate e gli investimenti comuni. Se Trump costruisce muri, l’Europa può costruire ponti, portare pace e costruire dialogo. Lo faremo con i tanti partner traditi dai dazi del presidente Usa come Canada, Australia e Giappone». In Canada Schlein ribadisce la ricetta già illustrata a Barcellona: «Le destre portano caos, guerre, muri, recessione: sta a noi progressisti ricostruire pace e tranquillità per le persone». Parole d’ordine che sono ormai diventate il cardine del discorso della leader Pd, sempre più proiettata (primarie permettendo) verso la sfida a Meloni del 2027.