da Il Manifesto del 15/05/2026
Pacifismo con i Quanti
di Luca Tancredi Barone
Uno spettro si aggira per i dipartimenti di fisica di tutto il mondo. Uno spettro che, a seconda delle epoche, ha assunto forme diverse. Ma con uno stesso obiettivo: allontanare la fisica dalla tentazione del peccato. Quello più grave, che aveva macchiato la coscienza di tutti i suoi protagonisti, era esploso su Hiroshima e Nagasaki. Una bomba atomica costruita con le conoscenze più avanzate frutto del lavoro dei più grandi fisici e fisiche del ventesimo secolo. E che aveva tolto in pochi secondi la vita a 200 mila persone.
Negli anni successivi, era stato dallo stesso mondo dei fisici che si erano levate delle voci di preoccupazione. Nel 1955 viene presentato il manifesto di Russell – Einstein per chiedere il disarmo. A partire da questo manifesto, il fisico polacco Joseph Rotblat (l’unico che aveva abbandonato nel 1944 il progetto Manhattan per ragioni etiche) aveva fondato la Pugwash Conference che lottava per il disarmo nucleare (sia Rotblat, che la Pugwash ottennero il Premio Nobel per la pace nel 1995).
OGGI PERÒ la branca della fisica che suscita maggiori brame dell’industria bellica non è più quella atomica, bensì la fisica quantistica. E proprio a 100 anni esatti dalla sua nascita: il 2025 è stato per questo chiamato l’anno mondiale della scienza quantistica. È stato nei molti eventi che si sono celebrati l’anno scorso che fisici come Carlo Rovelli (che lavora in Francia), Luca Tagliacozzo e Francesca Vidotto (entrambi in forze al Csic, equivalente del Cnr in Spagna), Flavio del Santo (Università di Ginevra) e Marco Cattaneo (Università di Helsinki) si sono accorti con preoccupazione che le loro conferenze, una volta una nicchia di nerd della fisica, cominciavano a essere finanziate e sponsorizzate agenzie statunitensi militari. Molto interessate alle possibili applicazioni, dal computer quantistico (ancora al di là da venire), alla crittografia quantistica, passando per la progettazione di sensori quantistici. Una tecnologia di alta precisione, quest’ultima, che come spiega Cattaneo in una recente intervista per Altraeconomia, i militari vorrebbero applicare ai droni o per lo sviluppo di radar quantistici per la sorveglianza satellitare.
PER QUESTO, hanno incominciato a parlarne apertamente durante i loro interventi nelle conferenze scientifiche, legando le loro preoccupazioni etiche anche al genocidio palestinese perpetrato con la complicità delle stesse aziende il cui logo era presente nelle loro conferenze: «Riteniamo che la scienza debba essere dedicata alla ricerca della conoscenza e al miglioramento dell’umanità, e non intrecciata con interessi militari e le loro applicazioni distruttive. Soprattutto in questo momento storico, gli scienziati hanno il dovere morale e civico di denunciare la crescente militarizzazione e di rifiutare qualsiasi complicità con essa», scrivono.
E INSIEME ad altri giovani ricercatori, si sono fatti promotori di un manifesto chiamato «Ricercatori quantistici per il disarmo», firmato finora da quasi 400 ricercatori e ricercatrici (che non sono pochi, in un campo come quello della fisica teorica, che riunisce poche migliaia di ricercatori). Il manifesto respinge l’uso della loro ricerca per scopi militari, o di sorveglianza della popolazione; denuncia il sempre maggiore coinvolgimento di imprese militari nel finanziamento in centri di ricerca pubblici, dato che negli Usa già più della metà della ricerca in fisica teorica è finanziato dal ministero della Guerra; e chiama all’appello i ricercatori per aprire un dibattito etico profondo in tutta la comunità scientifica dei fisici su questi temi.
SECONDO quanto spiega Cattaneo, l’obiettivo da una parte è che le università pubbliche non finanzino linee di ricerca orientate ad applicazioni militari; dall’altra, quello di spingere verso una moratoria internazionale sul modello di quanto chiesto per la tecnologia dei killer robot o dell’intelligenza artificiale applicata all’industria bellica.
QUESTO SPARUTO ma combattivo gruppo di fisici ha avuto modo anche in questi ultimi giorni di ottenere delle piccole vittorie in Spagna: l’ambasciata italiana di Madrid ha organizzato pochi giorni fa un incontro scientifico bilaterale, dedicato proprio alla ricerca quantistica, dove inizialmente era previsto anche l’intervento di un esponente dell’industria leader aerospaziale e della difesa Leonardo, che alla fine, per le pressioni ricevute da esponenti della comunità scientifica fra cui il comitato «Csic per la Palestina» (di cui Tagliacozzo è membro) si è ritirato.
ANCHE nella conferenza internazionale in corso in questi giorni a Barcellona, Quantum Matter 2026, la presenza militare prevista era importante. Come spiega Tagliacozzo al manifesto, «ho deciso di alzare la voce sull’esempio dei miei colleghi e della International Union of scientists che lotta per il disarmo, e forte anche delle mobilitazioni pro Palestina di questi mesi legate alla partenza della Flotilla». Tagliacozzo chiedeva di eliminare la presenza di Quantum Machines, un’azienda che sviluppa hardware e software per controllare i computer quantistici, e sviluppare sensori estremamente precisi. A poco a poco, tutti gli organizzatori si sono schierati contro l’accettazione di questo sponsor. «Sembra che almeno in Spagna – commenta Tagliacozzo – ci sia una certa sensibilità sul tema della Palestina, e forse anche sul tema della militarizzazione della ricerca in generale».
Ma perché la ricerca quantistica, un tempo quasi di nicchia, sta vivendo questa militarizzazione? Secondo Cattaneo, ci sono due motivi. «Da un lato, il processo di militarizzazione della società europea a seguito dall’invasione dell’Ucraina. Dall’altro, il ruolo sempre più imprenditoriale che ci si aspetta dai ricercatori capi (i principal investigator): sembra che il bravo ricercatore non debba avere etica, ma debba essere solamente interessato a massimizzare i fondi ottenuti, dietro la massima pecunia non olet. Ecco perché sono così pochi i ricercatori affermati che hanno firmato il nostro manifesto. Ed ecco perché per noi è così importante aprire questo dibattito».