da Il Manifesto del 18/04/2026
Lula e Sánchez, l’alleanza di sinistra per la pace
di Andrea Carugati
«Alzare la voce contro una guerra illegale non sempre è comodo, ma è la cosa corretta. La neutralità davanti all’ingiustizia non è prudenza, è rinuncia. E non rinunceremo a ciò che siamo». Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha incontrato il presidente brasiliano Lula ieri a Barcellona: un summit di governo, proprio nelle ore in cui alla fiera della città catalana inizia il Global Progressive Mobilisation, il summit di tutte le forze progressiste mondiali, fortemente voluto dallo stesso Sánzhez che chiuderà oggi i lavori proprio con Lula.
TRUMP E LE SUE GUERRE, l’internazionale reazionaria guidata dal presidente americano sono il vero bersaglio della due giorni dei progressisti. E anche della conferenza stampa con Lula al palacio real de Petralbes. «Con il Brasile condividiamo la stessa visione del mondo: difesa della democrazia, del diritto internazionale, del multilateralismo e della pace. Mentre altri aprono ferite, noi vogliamo chiuderle e curarle, ridurre le disuguaglianze». E Lula: «Siamo un esempio che è possibile costruire soluzioni ai problemi che abbiamo senza cedere alle false promesse degli estremismi». Il presidente brasiliano ha evidenziato il lavoro «straordinario» fatto da Sánchez riunendo a Barcellona tanti leader, dalla «presidente del Messico al presidente del Sudafrica». «Significa che il nostro gregge sta crescendo», ha aggiunto. «Bisogna dare speranza al mondo, trovare una soluzione per rafforzare la democrazia e non consentire un ritorno al passato», ai tempi bui di fascismo e nazismo. «Capisco perfettamente quando dici “no alla guerra”», ha detto Lula rivolto allo spagnolo.
IL PD È ARRIVATO A BARCELLONA con un’ampia delegazione guidata da Elly Schlein: ci sono la capogruppo alla camera Chiara Braga, Peppe Provenzano, Nicola Zingaretti, il tesoriere Michele Fina, Brando Benifei, il sindaco di Roma Gualtieri, Piero De Luca, Alfredo D’Attorre. Prima di unirsi alla cena con i leader al museo d’arte della Catalogna (presenti anche Antonio Costa e Teresa Ribera), Schlein passa tutto il pomeriggio alla fiera, incontrando molti esponenti progressisti: dal presidente del Pse Stefan Lofven all’economista francese Gabriel Zucman (esperto di paradisi fiscali e tasse ai super ricchi), i leader dell’opposizione turca e giapponese e l’ex primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh.
«Questa è una bellissima occasione, condividiamo la stessa agenda con gli altri leader di sinistra, basata su solidarietà, pace e giustizia sociale. Il tempo della destra nazionalista è finito», spiega Schlein ai cronisti. «Tra i leader stranieri, anche fuori dall’Europa, c’è un grandissimo interesse per la situazione italiana, una grande speranza dopo la vittoria del No al referendum. In Italia è iniziato il declino dell’estrema destra, noi con gli altri progressisti rappresentiamo un ’alternativa, possiamo costruire insieme un mondo diverso da quello che loro hanno incendiato». La leader Pd domani mattina avrà un panel con la vicepresidente della commissione Ue Teresa Ribera e il francese Raphael Glucksmann sui temi dell’energia: «Liberarsi delle fonti fossili è anche una grande questione democratica, non possiamo dipendere da paesi che violano il diritto internazionale». Schlein glissa quando le si fa notare che è la sola leader a rappresentare l’Italia: lei e non Conte. «C’è attesa per quello che succederà da noi alle prossime politiche».
LA FIERA DI BARCELLONA è un formicaio: centinaia di delegati da tutto il mondo, i panel si accavallano nelle varie sale, i colori dominanti sono rosso e verde, si discute di giustizia sociale, multilateralismo, transizione verde, migranti. Sopratutto di come ribaltare la «narrazione tossica delle destre», spiega Laura Boldrini. «Una narrazione che alimenta paure e odio e che nasconde la totale incapacità dei sovranisti di risolvere i problemi reali delle persone. Sono loro che creano insicurezza, noi progressisti dobbiamo capovolgere il paradigma». Spiega Provenzano: «In Ungheria l’internazionale nera ha perso, ma la battaglia non è finita. L’Europa fin qui non ha reagito con la forza necessaria a Trump, con l’eccezione di Sanchez: unire le forze è una necessità».
«Qui dimostriamo che quella di Trump non è l’unica opzione possibile, la sua è una destra contro la democrazia, che spaventa anche il mondo capitalista: il tema ora è come fare redistribuzione nel mondo del tecnocapitalismo digitale: non sarà facile». Alfredo D’Attorre ragiona: «Qui c’è il tentativo di andare oltre l’Internazionale socialista, e di spostare a sinistra l’asse del Pse, su temi come il riarmo: serve una Ue più autonoma, non il porcospino d’acciaio evocato da von der Leyen». Gualtieri non ha dubbi: «Sta cambiando il vento, la spinta propulsiva dell’estrema destra si è esaurita».