da Il Manifesto del 22/04/2026
Almeno 29 migranti morti davanti alla Libia
di Giansandro Merli
Dieci cadaveri sono stati recuperati tra le coste di Blkhater e quelle di Al-Qardaba, vicino Tobruk, in Cirenaica. Altri diciassette sulle spiagge di Zuwara, 120 chilometri a ovest di Tripoli. Due salme sono apparse invece vicino Janzour, non lontano dalla capitale. Lo ha reso noto la locale Mezzaluna rossa, secondo la quale ci sarebbero stati dei naufragi di migranti in fuga dal paese nordafricano alla fine della scorsa settimana. Il numero dei morti, però, sarebbe più alto perché c’è un numero indefinito di dispersi (31 solo per la strage di Tobruk, secondo le cifre dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni – Oim).
«Nelle acque libiche donne e uomini, bambine e bambini, continuano a morire – denuncia Mediterranea saving humans, che sta monitorando i casi – a est come a ovest, in Tripolitania come in Cirenaica, sotto i governi di Dbeibah e di Haftar». L’ong denuncia che nel frattempo le famiglie degli uomini al potere «continuano sporchi affari e traffici di materie prime e carne umana, come ricordato dalle Nazioni Unite. Sono i padrini politici delle cosiddette guardia coste libiche, in realtà milizie a cui i governi italiani e le istituzioni europee hanno affidato la cattura in mare e la detenzione a terra, in condizioni orribili, delle persone migranti».
Dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo centrale, sempre secondo i numeri dell’Oim che conteggiano solo i decessi verificati, hanno perso la vita almeno 812 migranti. Sono oltre il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025, quando alla fine di dicembre si sono contate 1.330 vittime. Numeri spaventosi anche perché nel frattempo gli sbarchi sono quasi dimezzati e le intercettazioni della sedicente “guardia costiera libica” risultano in forte calo. Significa che la probabilità di annegare nel tentativo di raggiungere l’Europa si è moltiplicata.
Per l’Oim i fattori di questa impennata di decessi sono tre: i fenomeni di maltempo che hanno caratterizzato l’inizio del 2026, in particolare il ciclone Harry; la maggiore crudeltà dei trafficanti, che mettono in mare i barconi anche di fronte a condizioni meteomarine particolarmente avverse; la mancanza di un sistema europeo di ricerca e soccorso. I continui ostacoli che il governo Meloni continua a imporre alle ong, tra fermi amministrativi e porti lontani, fanno il resto.