domenica 31 maggio 2026

Usa. Spose bambine, campeggi biblici, libri proibiti: il fanatismo evangelico che vota il “messia” Donald

di Fabrizio D’Esposito

Rhys Kinnick è un uomo che ha superato la cinquantina. È un giornalista e scrittore. Nel 2016, l’anno della prima vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, decide di auto-esiliarsi in un capanno a un centinaio di chilometri da Spokane, nello Stato di Washington. Senza telefono, senza elettricità. Esplora, legge e continua a scrivere su taccuini e quaderni. Ha lasciato la civiltà quando il vitus del trumpismo ha corroso anche la sua famiglia, che vive a Grants Pass, in Oregon.

Sua figlia Bethany ha sposato un nazionalista cristiano, Shane, che lui però chiama Shemo.

L’ultimo scontro con il genero è avvenuto nel 2016, appunto, nel giorno del Ringraziamento.

Rhys gli ha dato un cazzotto in faccia e poi è andato via, fuggendo da tutto e da tutti e rifugiandosi nel capanno ereditato dal padre.

Sono tanti i romanzi, ormai, che raccontano l’America di Trump, soprattutto quella profonda, fatta di paesaggi urbani e rurali, e Kinnich è il protagonista di Quello che resta (Nutrimenti, 296 pagine, 20 euro, traduzione di Sandro Ristori e Beatrice Messineo), ultimo di libro di Jess Walter, autore di bestseller letti da Obama. Nel dettaglio, Quello che resta va alle radici dell’aura messianica che avvolge il presidente americano in quella che anche Walter definisce idiocrazia.

Kinnich sceglie infatti di abbandonare la famiglia della figlia quando il litigio con Shane arriva a un punto di non ritorno, fideistico.

Dice il genero: era destino che un giorno, in Occidente, sarebbe arrivato un re capace di rendere di nuovo grande la sua nazione, aveva spiegato sgusciando un pistacchio”. Il suocero obietta che questo accadeva duemila anni prima. Ma Shane: “La Bibbia parla sempre del nostro tempo, in ogni tempo”.

È LA CLASSICA strumentalizzazione a fini politici della Bibbia, tipica del fondamentalismo evangelico, Rihys tenta di analizzare la svolta oscura degli Stati Uniti. Nel suo animo c’è un senso di vuoto simile alla depressione. I suoi compatrioti “non erano loro il vero problema”. Eleggendo Trump avevano sperato in tasse più basse e “credevano che la corruzione avesse eroso ogni cosa, che un partito valesse l’altro”. Piuttosto, il neofondamentalismo è figlio di una “lunga slavina culturale” che ha portato “la società dello spettacolo” a tracimare nel governo e fatto precipitare l’informazione “in un enorme buco nero”, tra tv e Internet che propalano idee orribili, bugie, facce toste e stronzate.

Il romanzo è un thriller, laddove Kinnich torna nella civiltà sette anni e mezzo dopo perché la figlia Bethany è scomparsa e la setta evangelica del genero, la Chiesa del Sacro Fuoco, ha rapito i suoi nipoti Asher e Leah.

Perdipiù, Leah, che ha solo tredici anni, è stata promessa in sposa al figlio del pastore, tra campeggi dedicati allo studio della Bibbia, milizie cristiane e liste di libri proibiti. “Suppongo che Walden di Thoreau non faccia parte delle letture approvate dalla chiesa”. “Non credo”, rispose Leah.

Il Fatto quotidiano, 25 maggio