Cile
La stretta del presidente contro i migranti
Manoella Smith, Folhade S“.Paulío, Brasile
Il leader cileno di estrema destra José Antonio Kast ha avviato un programma per espellere gli stranieri senza documenti, che vivono nella paura e sempre più spesso sono vittime di xenofobia
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Tra 133 giorni gli immigrati illegali lasceranno il nostro paese. Se non lo faranno volontariamente , li andremo a prendere”. Lo ha detto Iosé Antonio Kast nel 2025, quando, era solo candidato alla presidenza del Cile. Oggi, a poco più di un mese dal1'inizi/o del suo mandato, il presidente di estrema destra vuole mantenere quella promessa. Gli immigrati che vivono nel paese ci hanno' racconta- to di una quotidianità fatta di paura e incertezza.
È diffusa la sensazione che la xenofobia sia in aumento e che il governo si serva degli stranieri come capri espiatori per i problemi del paese. Il venezuelano Roberto Delgado Gil, 41 anni, vive in Cile dal 2016 e gestisce un'azienda di consulenza per immigrati. Secondo Gil in tanti hanno già deciso di lasciare il paese o stanno pensando di farlo.
“Negli ultimi anni molti politici cileni hanno associato l'aumento della criminalità alla presenza degli stranieri e la stigmatizzazione nei loro confronti è aumentata. Anche chi vive nel paese da anni, come me, se ne accorge. Per strada abbiamo paura di essere giudicati per l’accento o l’aspetto fisico”, dice.
Secondo Gil la campagna elettorale di Kast e le sue prime decisioni hanno peggiorato un clima già pesante. Da quando è stato eletto, 2.180 venezuelani hanno lasciato il paese. Il 16 aprile un aereo è partito da Iquique, nel nord, diretto in Bolivia, Colombia ed Ecuador con quaranta migranti a bordo. Le autorità hanno reso noto che è solo “il primo di molti voli” di questo tipo. Quindici persone sono state espulse perché accusate di furto e traffico di droga, le altre 25 avevano avuto procedimenti amministrativi, hanno riferito fonti governative. Appena insediato Kast ha ordinato la costruzione di muri (….)
Per la destra gli immigrati, specialmente i venezuelani, sono colpevoli di sequestri, omicidi e ogni crimine immaginabile”, accusa Clara.
In base alla legge cilena l'ingresso senza documenti nel paese è un'infrazione amministrativa, non un reato. Quindi molte persone si autodenunciano alle autorità e chiedono di regolarizzare la propria posizione. “Ricevono un visto temporaneo di otto mesi, rinnovabile. Questo sistema facilita l'accesso all'impiego e ai servizi, ma rispetto al totale delle persone che arrivano in pochi proseguono l’iter della regolarizzazione”, spiega Gil.
Internazionale, 24 aprile -2026