lunedì 22 giugno 2026

CULTURA

Chi è Gesù, oggi, per noi?

Gli interrogativi sollevati dall'ultimo libro di Vito Mancuso

Ottavio Di Grazia

 

Con Gesù e Cristo, Vito Mancuso affronta una delle questioni più delicate e decisive del cristianesimo: la distanza - storica, teologica e simbolica - tra Gesù di Nazaret e il Cristo della fede.

Non si tratta di un tema nuovo, ma Mancuso lo assume con particolare chiarezza e ne esplora le implicazioni fino in fondo. La sua è una riflessione teologica radicale e personale, che interroga il significato di Gesà e del Cristo per l'uomo contemporaneo, nel mutato modo in cui aleune grandi costruzioni dottrinali vengono oggi comprese e vissute e dell’idea di redenzione intesa come intervento soprannaturale risolutivo.

Il punto di avvio dell'intero percorso può essere individuato in una domanda evangelica ben nota, nella sua formulazione più sobria e originaria: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mc 8, 29). Mancuso non la assume come formula confessionale da ripetere, ma come interrogativo esistenziale da attraversare senza scorciatoie. Gesù e Cristo è il tentativo di affrontare questo interrogativo in prima persona, chiarendo chi Gesù sia oggi per lui, prima ancora che per una Chiesa o per una tradizione teologica. A essa egli risponde riprendendo una celebre espressione del cardinale Carlo Maria Martini: Gesù è «il mio amico». Non una definizione dogmatica, ma una relazione viva, capace di orientare l'esistenza. Questa risposta, tuttavia, non cancella il profilo storico di Gesù come profeta escatologico e apocalittico. Al contrario, ne presuppone la radicalità, traducendola sul piano di una fede che accetta di misurarsi con Lui come presenza che accompagna e interpella.

Mancuso prende con decisione le distanze dalla teologia sacrificale della croce. Rifiuta l'idea di un Dio che esige la morte del Figlio per la nostra salvezza e respinge ogni interpretazione violenta o giuridica della redenzione. La croce non è più il luogo di un risarcimento, ma la manifestazione estrema di una legge più profonda: l'amore come forza che attraversa il limite, la perdita e la morte.

Da qui si delinea una diversa comprensione della Redenzione. Essa non è un evento che chiude la storia, ma un processo aperto, che coinvolge la coscienza, le relazioni, la materia stessa del mondo. La salvezza non discende dall‘alto, ma emerge dall'interno della vita quando questa si accorda con la sua struttura più intima. Dio non è pensato come un soggetto che interviene dall'esterno, ma come principio di ordine e di bene inscritto nel reale. Il cristianesimo che ne deriva è post-sacrificale e post-dogmatico, e tenta di restare fedele al nucleo del messaggio evangelico senza ricorrere a categorie teologiche che, forse, dovrebbero essere rimeditate.

Proprio questa forza interpretativa invita a interrogarsi sul rapporto con il Gesù storico. Il Gesù che emerge dal libro è una figura resa immediatamente pensabile per l'oggi, portatrice di una verità capace di oltrepassare il suo tempo e di rendersi intellegibile in orizzonti di senso più ampi. Le fonti più antiche, così come vengono lette alla luce della ricerca storica, ci descrivono Gesù come un ebreo immerso nel mondo simbolico, linguistico e religioso del giudaismo del Secondo Tempio. Tenere insieme questi due piani non significa contraddirli, ma riconoscerne la complessità stessa della sua figura.

Gesù annuncia il Regno di Dio, parla il linguaggio dell’escatologia e dell’apocalittica giudaica, si muove all'interno della Torah, che interpreta e radicalizza senza abolirla. Le sue parole non sono enunciati dottrinali, ma parabole, gesti profetici, provocazioni spesso iperboliche, difficilmente separabili dal loro contesto originale. Anche i conflitti che attraversano la sua vicenda non sono scontri tra religioni, ma tensioni interne al giudaismo del suo tempo, segno di una pluralità viva e non pacificata.

Nel libro, questa dimensione non è negata, ma è progressivamente trasposta. Gesù diventa figura paradigmatica, rivelatore di una verità che eccede il suo orizzonte storico. È una scelta consapevole e legittima. Fare i conti con il Gesù storico e, nello stesso tempo, lasciar emergere una figura capace di parlare oltre il proprio tempo significa abitare una tensione costitutiva. Il valore del libro di Mancuso sta proprio nel non scioglierla, ma nel mantenerla aperta, esponendo il lettore alla stessa domanda evangelica da cui il percorso prende avvio: chi è Gesù, oggi, per noi? È in questa domanda assunta senza scorciatoie che il libro trova la sua forza e la sua pertinenza.

Vito Mancuso, Gesù e Cristo, Milano, Garzanti, 2025, pp.780, euro 25,00.

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da Riforma del 10 aprile