da Il Manifesto del 16/04/2026
Crisi energetica, l’altra faccia del Pianeta che nessuno vede
di Tonino Perna
I mass media di tutti i paesi industrializzati sono pieni di notizie allarmanti sugli effetti della crisi di petrolio e gas, causata dalla sciagurata guerra condotta da Israele e Usa contro l’Iran. I cittadini del G20, ovvero dei venti paesi più ricchi della terra, sono preoccupati per gli effetti sull’inflazione, a partire dai beni alimentari e dalla bolletta energetica. Questa crisi vista dall’altra parte del pianeta, dagli L20 – ovvero dai venti paesi più impoveriti della terra – è una vera e propria tragedia, ignorata dai grandi organi d’informazione.
IN OCCIDENTE LA CHIUSURA dello Stretto di Hormuz porterà probabilmente, se continua la guerra Israele-Usa contro l’Iran, ad una stagflazione, soprattutto nei paesi come il nostro più dipendenti dai combustibili fossili. Nei Paesi L20, che contano quasi 500 milioni di abitanti, è già una tragedia, in particolare nei paesi africani che ne costituiscono la stragrande maggioranza (17 su 20). Infatti, i paesi africani più poveri dipendono fortemente dall’import di combustibili fossili. Innanzitutto, in quanto la rete elettrica copre mediamente solo il 30% dei bisogni della popolazione, per il resto si usano vecchi gruppi elettrogeni, energivori e inquinanti.
Inoltre, il trasporto interno dei beni (materie prime, beni alimentari, manufatti, ecc.) avviene quasi esclusivamente su camion obsoleti che divorano il diesel, fanno lievitare i prezzi al consumo mentre tengono sotto scacco i contadini ed i piccoli produttori al momento dell’acquisto. Se si bloccano i trasporti nei paesi africani è la fame, la miseria, la disperazione.
L’INFLAZIONE GALOPPANTE sta provocando proteste in diversi paesi. Il governo dello Zimbawe ha cercato di dare una risposta ai lavoratori che chiedevano un aumento del salario cercando di compensare l’aumento del prezzo del petrolio con una miscela che porta l’etanolo dal 5 al 20% del combustibile. Risultato: i motori vengono in breve tempo danneggiati in quanto l’etanolo corrode metalli e gomme. Il caso più paradossale è quello della Nigeria, il gigante africano, primo produttore di petrolio in Africa: il prezzo della benzina è aumentato del 35% in meno di un mese.
Il motivo è semplice: la Nigeria esporta petrolio grezzo ed importa quasi la totalità del petrolio raffinato (benzina in primis). Dalle esportazioni di petrolio grezzo dal Delta del Niger ricava l’80% dell’export, la cui estrazione è gestita dalle multinazionali degli idrocarburi che non hanno avuto alcun interesse a costruire delle raffinerie ed hanno invece provocato il più grande disastro ecologico di tutto il Continente (con una stima di oltre 8.000 perdite di petrolio negli ultimi 15 anni),
INOLTRE, VA CONSIDERATO IL FATTO che il blocco dello Stretto di Hormuz sta impedendo alle navi che trasportano fertilizzanti di arrivare ai porti africani. E mentre in Europa abbiamo ampie scorte di fertilizzanti e anche la possibilità di approvvigionarci da altre aree del mondo, per l’Africa e in particolare per i paesi L20 questo blocco si traduce in un crollo della produzione agricola.
QUESTA CRISI GEOPOLITICA ed economica globale sta facendo esplodere le contraddizioni tra i G20 e gli L20. Bastino pochi dati per rendersi conto dell’abisso che si è creato tra i paesi più ricchi e quelli più poveri: reddito pro capite, a parità di potere d’acquisto, gli L20 fanno registrare 1.749 dollari contro i 40.239 $ dei G20 (un rapporto di 1 a 23); la speranza di vita è di 61,4 anni contro i 76,1 dei G20, l’alfabetizzazione è di 55,6% contro il 92% dei G20, 48,9% della popolazione ha meno di 18 anni contro il 23% nei G20 e il 18% nella Ue, ecc.
MA QUELLO CHE È PIÙ SCANDALOSO e inaccettabile è l’ingiustizia climatica. Gli L20 introducono nell’atmosfera per abitante (2022) 0,21 tn di CO2 mentre i G20 ben 6,71 tn con un rapporto di 1 a 33. Paradossalmente gli eventi estremi fanno in proporzione molti più danni negli L20: l’impatto sull’economia degli L20, negli ultimi cinque anni, è pari a circa 1,5 % del Pil contro lo 0,1% del Pil per i paesi G20!
E GLI EVENTI ESTREMI OLTRE ai danni materiali provocano, insieme ai conflitti, grandi spostamenti di popolazione: dal 2005 ad oggi negli L20 la popolazione déplacés è aumentata del 368% arrivando a superare i 40 milioni, e complessivamente gli L20 accolgono circa la metà dei rifugiati rispetto alla media dei G20.
SE CONSIDERIAMO CHE L’ATTUALE GUERRA in Medio Oriente, che si va ad aggiungere ad altri sessanta conflitti in tutto il mondo, sta distruggendo grandi impianti petroliferi, bruciando milioni di tonnellate di combustibili, provocando grandi incendi e distruzioni di infrastrutture, non potrà che fare aumentare la CO2 nell’atmosfera con effetti sul cambiamento climatico che non riusciamo a quantificare, ma che vedremo nei prossimi anni. E questo feedback avrà pesanti ripercussioni sui paesi più impoveriti della Terra.