mercoledì 3 giugno 2026

da Il Manifesto del 19/04/2026

Germania, sondaggio shock:

Sorpassata la Cdu, Afd prima

di Sebastiano Canetta 


I fascio-populisti di Alternative für Deutschland tornano a essere il primo partito a livello nazionale nei sondaggi mentre il cancelliere Friedrich Merz cola a picco nel consenso fino a diventare il «premier più impopolare del mondo», come rileva Morning Consult, la società di ricerca Usa leader nell’analisi della pubblica opinione.

Due trend politici opposti restituiscono l’immagine della Germania Infelix che vede nero sotto tutti i punti di vista, a cominciare dall’orizzonte politico. Ancora una volta l’estrema destra incarnata da Alice Weidel si conferma capace di convincere la maggioranza dei tedeschi sempre più provati dal caro-energia e dagli esorbitanti costi economici del conflitto in Ucraina di cui Berlino è il primo supporter nell’Ue.

SECONDO L’ISTITUTO WAHLEN nelle intenzioni di voto per il prossimo Bundestag i fascio-populisti ieri hanno superato di nuovo i democristiani facendo registrare il record storico: 26% contro 25% è il gap apparentemente sottile che separa Afd dalla Cdu-Csu, ma in realtà la distanza fra i due sfidanti è assai più pesante. Mentre il partito di Weidel incassa il risultato della presa di distanza dalle guerre di Donald Trump, il cancelliere ne paga la compartecipazione: non solo le due basi dell’Us Air Force in Renania fungono da hub logistico per la guerra contro l’Iran, ma anche il governo Merz ha continuato a rifornire di armi le forze armate israeliane, persino dopo l’invasione del Libano.

Così la fiducia nel leader della Cdu tocca il minimo assoluto. A leggere la rilevazione del «barometro politico» della tv pubblica Zdf appena un terzo dei tedeschi approva in qualche modo le politiche del capo di governo, dal mega-riarmo a debito fino al giro di vite sull’immigrazione. Oggi il 65% giudica invece negativamente il suo lavoro (trenta giorni fa era il 57%) mentre solo il 30% lo giudica positivo (a marzo era il 38%) con la maggior parte del pollice verso registrato proprio fra i sostenitori dell’Union cristiano-democratica.

NON SI SALVA NEMMENO il vice-cancelliere della Spd, Lars Klingbeil, ministro delle Finanze, il cui operato viene percepito negativamente da sei cittadini su dieci. Bocciata pure la ministra dell’Economia, Katherina Reiche (Cdu), «amica delle imprese» e mal considerata dalla maggioranza del paese.

Sono le condizioni perfette per Afd, il terreno ideale per preparare l’assalto finale alla socialdemocrazia che si concretizzerà nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento della Sassonia-Anhalt il prossimo settembre. Di fronte al 40% di Afd nei sondaggi emerge tutta la fragilità dell’azione politica anti-fascista da parte dei partiti democratici. Se Alice Weidel conquisterà la maggioranza assoluta dei voti non basterà più il Brandmauer (il patto di isolamento dell’ultradestra firmato da Cdu-Csu, Spd, Verdi e Linke) e forse sarà anche troppo tardi per la messa al bando del partito.

UN SOGGETTO MAI COSÌ popolare, come dimostra il caso dell’Uckermark, regione del Land del Brandeburgo in cui domani si aprono le urne per il consiglio distrettuale. Qui Afd potrebbe eleggere il secondo borgomastro della sua storia: si chiama Felix Teichner e in queste ore sta concludendo il suo tour elettorale a cavallo del ciclomotore marca Simson, l’icona della Ddr, il simbolo dell’orgoglio della Germania dell’Est irriducibile alla sola esperienza comunista, anzi. Anche il principale candidato dei fascio-populisti in Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund non a caso ha scelto lo stesso mezzo ormai identitario di un’intera ideologia.

SI GIOCA ANCHE COSÌ la partita a cavallo del Brandmauer locale. Nell’Uckermark domani sarà tutti contro Afd: la democristiana Karina Dörk, che governa da otto anni, è sostenuta dai partiti democratici uniti dopo che nessuno è riuscito a esprimere il proprio candidato. Spetta a lei fermare i fascio-populisti nel Land dove l’Ufficio per la protezione della Costituzione ha classificato Afd come «soggetto politico composto da estremisti di destra». E suona come ultima chiamata di fronte al boom apparentemente inarrestabile di Alice Weidel, fresca del suo ultimo capolavoro politico: molto prima della piroetta di Giorgia Meloni, già con il rapimento di Maduro, la primadonna dell’ultradestra tedesca aveva fatto un passo di lato rispetto a Trump.