martedì 2 giugno 2026

Il Fatto quotidiano, 26 maggio

INTERVISTA Hamid Dabashi Columbia

“La vittoria dell’Iran cambia la regione: gestire Hormuz è più efficace della atomica”

“Il piano di Trump fantasioso si è ritorto contro Bibi sia sul fronte iraniano sia su quello Usa”

Israele ha trascinato in guerra Trump e i membri filoisraeliani del Congresso. Netanyahu pensava di trarre vantaggio da questo piano fantasioso, che però si è ritorto  contro di lui sia sul fronte iraniano sia su quello statunitense dell’Iran.

Titolare della cattedra Hagop Kevorkian di Studi iranici e  letturatura comparata presso la Columbia University, è autore di una ventina di libri, tra cui Theology of Discontent e Iran, the Green Movement and the Usa.

In che situazione si trova oggi l’Iran?

La vittoria iraniana sta cambiando l’intero scenario geopolitico della regione. Non solo la Repubblica islamica non è caduta, ma si è rafforzata e un nazionalismo anticoloniale si è mobilitato per difendere la patria. Ma la leaderships al potere a Teheran si trova anche a dover affrontare le legittime aspirazioni democratiche di una nazione potente.

Lei vive a New York. Qual è la situazione negli Usa dopo la guerra all’Iran?

La stragrande maggioranza degli americani è contraria a questa guerra. Anche negli Stati Uniti si assiste a un risveglio nazionale collettivo e a una rivolta contro il tentativo israeliano di saccheggiare le loro risorse. Gli americani si chiedono perché i miliardi di dollari delle loro tasse debbano essere sprecati in questa guerra inutile per conto di Israele. Per ora Israele e Donald Trump sono, evidentemente, i perdenti.

Chi sono i nuovi uomini al potere a Teheran?

In Iran esiste un apparato statale come altrove, sarebbe meglio chiedersi non chi è al comando ma cosa. In ogni caso è troppo presto per dirlo perché, dopo la decapitazione della leadership, l'apparato statale verrà ricostruito. Con l'assassinio della Guida Suprema Ayatollah Khamenei - un atto terroristico efferato, mirato a colpire un capo di Stato - qualcosa è cambiato per sempre. Suo figlio Mojtaba è una figura di rappresentanza, un simbolo, un guerriero ombra come il Kagemusha di Akira Kurosawa. È stato scelto dai pasdaran che ora detengono il controllo.

Che cosa pensa dell'ipotesi, avanzata dal New York Times secondo cui Israele avrebbe voluto l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad come futuro leader dell'Iran?

È una supposizione assurda, un’ipotesi incredibilmente razzista e ignorante.

L’Iran avrà un vantaggio decisivo nello Stretto di Hormuz?

Sì, ora l’ha e ce l’avra in futuro, in collaborazione con l’Oman. È la risorsa geostrategica più potente dell’Iran, molto più efficace, utile e potente di una bomba atomica. - 

Che cosa pensa dei diversi punti del possibile accordo, in particolare gli asset congelati e del nucleare?

Per l’Iran le questioni cruciali sono lo scongelamento degli asset, la revoca del blocco navale statunitense e la possibilità di realizzare il proprio progetto nucleare a fini civili. Si tratta di interesse nazionale, ma anche di una questione di sicurezza e di orgoglio. Per gli iraniani l’energia nucleare è paragonabile alle risorse petrolifere degli anni Cinquanta quando gli Stati Uniti e Gran Bretagna cercarono di accaparrarsele organizzando un colpo di stato contro il premier Mossadegh.

A differenza di Israele, l'Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare e, in base agli impegni assunti, ha diritto al nucleare a fini pacifici.

Israele potrebbe mandare a monte l’accordo?

Sì, certo, con operazioni segrete, assassinii di scienziati iraniani, attacchi informatici. Il solito copione! E non rispetteranno la parte dell’accordo che riguarda il Libano.