IL FATTO QUOTIDIANO, mercoledì 3 giugno 2026
2 giugno. La parata militare stride con il pacifismo della Repubblica
Caro “Fatto Quotidiano”, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, continuiamo a celebrare questa ricorrenza con una grande parata militare. La contraddizione è evidente. Da una parte, celebriamo una Costituzione che, all’articolo 11, afferma che l’Italia ripudia la guerra e, dall’altra, il momento più importante della festa nazionale è una sfilata di soldati, mezzi militari e armamenti.
Questa è l’immagine che vogliamo consegnare alle nuove generazioni? Colonne di soldati, carri armati e aerei militari che sorvolano la Capitale? La Repubblica nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale avrebbe dovuto rappresentare una rottura con la cultura della guerra. I Padri costituenti avevano conosciuto bombardamenti, dittature, deportazioni e milioni di morti. Per questo inserirono nella costituzione uno dei principi più avanzati e rivoluzionari del dopoguerra: il ripudio della guerra.
Forse è arrivato il momento di ripensare il 2 giugno. Di immaginare una festa diversa, capace di mettere al centro non la forza delle armi, ma la forza della società. La Repubblica è stata fatta dagli insegnanti che educano, dai medici che curano , dai magistrati che amministrano la giustizia, dai volontari che assistono i fragili, dagli operai , dagli imprenditori e dai diplomatici che lavorano per prevenire i conflitti. Una grande sfilata civile racconterebbe molto meglio ciò che siamo. Mostrerebbe l’Italia che costruisce invece di distruggere, che cura invece di colpire, che educa invece di addestrare.
Infine, possiamo davvero parlare di una Repubblica compiuta e sovrana quando sul nostro territorio sono ancora presenti armi nucleari statunitensi e quando le principali scelte strategiche del paese sono subordinatte agli interessi geopolitici di altre potenze? Possiamo davvero festeggiare senza aver fatto piena luce su alcune delle pagine più oscure della nostra storia repubblicana, a partire dall’omicidio di Aldo Moro?
Una Repubblica matura non dovrebbe avere paura della verità. La sovranità non si misura con inutili parate militari, ma con la capacità di decidere il proprio destino, di conoscere fino in fondo la propria storia e di agire nell’interesse dei propri cittadini.
GIANLUCA FERRARA