lunedì 22 giugno 2026

Innamoramento di Luigi Berzano


Un giorno in cui una grande folla andava con Gesù, egli si voltò e disse: «Se uno viene con me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. (...) Così chiunque di voi che non rinuncia a tutte le sue cose, non può essere mio discepolo» (Vangelo di Luca, 14, 25-33).

 

Solo chi vive un innamoramento può capire parole così radicali quali quelle di Gesù. È un dato ricorrente nei vangeli questo rigore che Gesù proponeva ai suoi discepoli. A noi pare eccessivo. Ma dobbiamo tradurre meglio queste parole; infatti, nella lingua aramaica - la lingua di Gesù - la mancanza dei comparativi produce una difficile comprensione dei testi. Nel Vangelo di Luca, il testo letterale direbbe che il discepolo dovrebbe odiare padre, madre e tutti, per amare Gesù.

In realtà, Gesù voleva dire che i suoi discepdli avrebbero davuto amare lui ancor più degli altri. Il Vangelo di Matteo, infatti, scrive così e non è duro quanto quello di Luca. Comunemente si preferisce la lectio difficilior, secondo la quale Gesù sarebbe un severo maestro che preferisce la croce del Calvario alla dolcezza dei rapporti domestici. Anche oggi la famiglia riceve un’attenzione così grande che se Luca venisse a ripetere queste cose verrebbe allontanato fuori dalle chiese.

Gesù sarebbe l’antitesi della religione cinese di Confucio che esalta l’attaccamento alla famiglia e il culto degli antenati. Quando i gesuiti arrivarono a predicare in Cina, stavano ben attenti a non citare questi versetti di Luca. E, anzi, adottavano uno stile da “mandarini cinesi” per conciliare le parole di Gesù con il culto familiare degli uditori, anche se la Chiesa di Roma non condivideva questa pastorale missionaria e la condannava. Ma eravamo nel XVII secolo, quando Matteo Ricci e i suol confratelli gesuiti iniziarono ad annunciare il vangelo in Cina.

Che cosa dunque chiede Gesù? Per prima cosa Gesù indica una via radicale e non “indora” la pillola! Quelli erano i primi discepoli e il maestro non voleva equivoci. Se il primo passo fosse stato sbagliato anche gli altri sarebbero stati fuori strada. Per seguire la via dell’amore senza limiti non si possono avere troppi amori. Paradossale, ma è la parola di Gesù. Per seguire la via e trovare se stessi, bisogna andare contro anche a se stessi. Qui Gesù le cose non le sussurra all’orecchio dei discepali, ma le lancia sul volto. Le grida alla folla che lo segue in adorazione. Mette in guardia, fin dal primo momento.

Qual era il contesto storico nel quale Gesù chiedeva ai discepoli uno stile di vita così radicaie? Secondo ricerche di studiosi della Faculty of Divinity (HDS) presso la Harvard University, Gesù faceva parte di quegli scribi di villaggio itineranti che avevano iniziato a usare le sinagoghe per mobilizzare la gente: alcuni con finalità di insurrezione militare, altri, come Gesù, che - pur non avendo finalità politiche contro l’impero romano e nemmeno messianiche quale capovolgimento sociale - era però un grande messaggio di trasformazione culturale delle metalità, con nuovi spazi di rapporti e di convivialità. In tutto ciò il messaggio di Gesù aveva le movenze del racconto e della parabola rivoluzionaria che spesso era motivo di scandalo (Marteo 26.3; Marco 4.27).

In tale contesto la piccola comunità che si stava formando attorno a Gesù doveva fare scelte radicali nel preferire quanto il maestro annunciava sopra ogni altra cosa. Quelli erano i primi discepoli e il maestro non voleva equivoci. Se il primo passo fosse stato sbagliato anche gli altri sarebbero stati fuori strada. Per seguire la via dell’amore senza limiti non si possono avere troppi amori. È paradossale, ma è la parola di Gesù. Non si può amare tutti; ma solo il prossimo che incontri. Per seguire la via dell’amore senza limiti non si possono avere troppi amori.

Anzi, per seguire la vita che è trovare sé stessi, bisogna andare contro anche a sè stessi, Queste cose Gesù non le sussurrava all’orecchio dei discepoli, ma le lanciava sul volto e le gridava alla folla che lo seguiva in adorazione. Metteva in guardia, fin dal primo momento. Una scelta radicale all’inizio era ed è ora la condizione di una vita ben riuscita.

È l’esperienza che facciamo tutti: che portarci sempre dietro tutto e tutti è grande fatica; anche amare tutto e tutti è grande fatica. E poi verrà il tempo in cui lasceremo tutto. In guesta prospettiva anche la traduzione errata del testo di Luca (cioè il verbo odiare) non è cosi scandalosa. Noi leggiamo la poesia L’arciere di Kalhil Gibran e la troviamo vera.

I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie dell’ardore che la Vita ha per sé stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma mon da voi. E benché vivano con voi, non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri. Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi, poiché la vita non va mai indietro né indugia con il giorno appena passato. Voi siete solo gli archi da cui i vostri figli come frecce vive sono scoccati. Ma il volo appartiene alla loro vita e non a voi.

È la vita che, inesorabilmente, chiederà un giorno di lasciare tutto. È l’esperienza che facciamo tutti: che portarci sempre dietro tutto è grande fatica; anche amare tutto e tutti è grande fatica. Ma,  abbandonando già ora “la presa”, il dominio su tutto, su di me, su di te, sulle molte cose, non resta che la vita a sostenere la vita.

Questo è il luogo dove si diventa discepolo e fratello di Gesù. Forse, è questo che voleva dire Gesù?

Tempi di Fraternità, maggio 2026