martedì 16 giugno 2026

POST MORTEM

 

Dopo anni di studio sulla storia dei defunti fatta con studiosi della storia dei dogmi (oltre 44 anni) leggere “Post mortem, L’aldilà dimenticato del Purgatorio, dove le anime sono tra le fiamme per purificarsi” di Fabrizio D’Esposito mi ha fatto ritornare con un certo stupore ai secoli in cui la contesa tra battezzati, Paradiso, Inferno e Purgatorio ha diviso vescovi, comunità e teologi, ma mi fa valorizzare quegli studiosi, miei maestri in facoltà teologiche varie in cui la questione della salvezza, della liberazione dalle nostre colpe occupa secoli di storia, che oggi collocano quei dogmi all’interno di un processo in cui i linguaggi immaginifici del tempo non erano affatto uniformi.

Le immagini che suscitarono una disputa ecclesiale durata secoli fanno parte della costruzione del castello dogmatico e oggi siamo in grado di rileggere questi linguaggi in continua evoluzione. Soprattutto è importante l’esegesi storica per non leggere come messaggio una figura storicamente collocata nel suo tempo. 

A me sembra che l’Autore dell’articolo manchi totalmente di distinguere l’immagine dal messaggio. Dire che le anime sono tra le fiamme per purificarsi sa di Dantesco, ma la misericordia di Dio non ci fa passare tra le fiamme per purificarci. Queste sono immagini e metafore e oggi la fede ha cancellato quei messaggi almeno nel senso che ha abbandonato le metafore del tempo. Oggi ci basta dire che la nostra vita finisce in modo diverso nel senso che Dio ci accoglie nel Suo amore che per noi rimane oltre le nostre spiegazioni. Che so io del mio dopo morte? La mia fede in Dio, mi parla solo del Suo Amore accogliente, ma le modalità della Sua accoglienza dopo la morte sono incerte, mentre è certo per fede che per Lui, il Dio della vita che opera in modo solo a Lui noto, la nostra risurrezione nel Suo Amore è in una condizione tale per cui il Suo Amore è felicità e pace.

Franco Barbero, 14 giugno 2026