da Adista del 18/04/2026
Il riarmo allontana pace e benessere: al via le giornate globali contro la spesa militare
Il 10 aprile scorso ha preso il via la XV edizione delle “Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari” (GDAMS, acronimo di Global Days of Action on Military Spending), iniziativa che ogni anno, attraverso un mese di eventi promossi in tutto il globo, sensibilizza l'opinione pubblica mondiale sulla spesa militare e chiede alle istituzioni un riorientamento dei bilanci statali verso i bisogni reali delle comunità e del pianeta.
Le GDAMS sono promosse nell'ambito della Global Campaign on Military Spending (GCOMS, demilitarize.org), iniziativa internazionale permanente lanciata nel 2014 dell’International Peace Bureau (IPB, ipb.org) per arginare l’incremento continuo della spesa militare globale, per ridurre la spesa pubblica degli Stati destinata agli armamenti e riallocare ogni anno almeno il 10% della spesa militare verso esigenze sociali e climatiche.
In una nota dell’8 aprile, la Rete italiana Pace Disarmo (RiPD), che aderisce alle GDAMS, invita gruppi e organizzazioni della società civile italiana <<a organizzare iniziative pubbliche>> <<in occasione dell’Earth Day del 22 aprile>>. Denuncia l’insicurezza in cui è precipitato il pianeta negli ultimi anni, con un tasso di conflittualità e violenza mai visto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, frutto dell’<<imperialismo>>, della <<militarizzazione>> e dell’imposizione della forza bruta militare nelle relazioni internazionali. In questo scenario, sottolinea la RiPD, si registra una nuova corsa al riarmo - anche nucleare - sospinta dallo sviluppo di tecnologie innovative e letali (si pensi ai droni e all’IA applicata al comparto bellico) che ancora non incontrano un argine nei trattati e negli accordi internazionali.
Ogni anno la spesa militare globale tocca cifre da capogiro e, insieme, cresce l'instabilità e la conflittualità in numerosi scenari di guerra. Nel contempo, però, questi massicci investimenti non migliorano le condizioni di vita delle comunità a ogni latitudine e ignorano sfide epocali, come quella climatica, che rischiano di ipotecare il futuro dell'umanità e che richiederebbero maggiore attenzione da parte dei governi. Anche il Belpaese non è esente dalle accuse dei pacifisti: secondo la RiPD <<in Italia, le pressioni per portare la spesa per la difesa al 5% del PIL si sono già tradotte e si tradurranno in decine di miliardi aggiuntivi ogni anno per le armi. Fondi preziosi che vengono sottratti a sanità, scuola, welfare, transizione ecologica e cooperazione internazionale>>.