domenica 19 luglio 2026

 da Domani del 22/06/2026

Resistere agli antibiotici

La pandemia silenziosa che spaventa l’Italia

di Francesca Paola Iannaccone


La resistenza antimicrobica avanza come una crisi lenta e silenziosa, destinata – secondo diversi rapporti internazionali – a diventare una delle principali cause di morte entro il 2050. In Italia, dove l’uso degli antibiotici rimane elevato in ambito ospedaliero, nella medicina territoriale e in alcuni comparti zootecnici, l’emergenza è già evidente.

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce il crescente disinteresse dell’industria farmaceutica verso lo sviluppo di nuovi antibiotici, un settore considerato poco remunerativo e quindi oggetto, negli ultimi anni, di una riduzione consistente degli investimenti. Al Sacco di Milano, il professor Andrea Gori, direttore dell’Unità di malattie infettive, osserva quotidianamente gli effetti di questa tendenza.

<<In Italia il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è ormai un’emergenza sanitaria>>, afferma. <<Stiamo vivendo un aumento esponenziale di infezioni sostenute da patogeni non più sensibili agli antibiotici, con una stima di un tasso compreso tra 12-18mila morti all’anno>>. Secondo Gori, i batteri resistenti non circolano più soltanto nei reparti specialistici: <<I patogeni resistenti non sono più confinati agli ospedali, ma circolano anche nella comunità. Colpiscono soprattutto infezioni urinarie e sepsi. Nei reparti ospedalieri interessano principalmente i pazienti fragili in terapia intensiva e in lungodegenza. Nelle Rsa il fenomeno è sottostimato, ma probabilmente in aumento>>.

Ricerca in difficoltà

L’abuso o l’uso non ottimale degli antibiotici continua a essere un fattore determinante. <<Sì, contribuisce direttamente allo sviluppo della resistenza>>, spiega. La pressione prescrittiva resta significativa soprattutto a livello territoriale. <<Sul territorio il consumo è maggiore, in parte per le limitazioni diagnostiche dei medici di medicina generale>>, osserva.

Anche la ricerca appare in difficoltà. <<Lo sviluppo di nuovi antibiotici è costoso e ad alto rischio: quando un farmaco sarà pronto tra dieci anni, i patogeni potrebbero essere già cambiati. Attualmente non ci sono nuovi antibiotici in pipeline, quindi nei prossimi dieci anni non avremo farmaci nuovi>>.

Per il futuro immagina strategie integrate: <<Oltre agli antibiotici tradizionali, si vanno valutando nuove strategie: terapia fagica, vaccini contro patogeni multiresistenti e anticorpi monoclonali. E’ essenziale promuovere l’uso corretto dei farmaci e una prescrizione responsabile, con gli infettivologi presenti anche sul territorio>>.

12mila decessi l’anno

Il quadro nazionale è delineato anche dai dati dell’Istituto superiore di sanità. <<Le stime più citate indicano circa 12.000 decessi l’anno in Italia per infezioni resistenti, pari a un terzo del totale europeo>>, spiega il dottor Fortunato Paolo D’Ancona, dirigente di Ricerca del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. <<Per i costi si parla di circa 2,4 miliardi di euro l’anno, gran parte legati alle giornate di degenza aggiuntive>>.

Un fenomeno che presenta differenze territoriali significative. <<Le regioni con i tassi più elevati si trovano nel Centro-Sud, in particolare Sicilia, Calabria e Puglia>>, sottolinea D’Ancona.