sabato 4 luglio 2026

da Il Fatto Quotidiano del 02/07/2026

RIFIUTANO L’ULTIMO CONCILIO,

GLI ALTRI PERÒ LI ACCETTANO

di Enzo Bianchi


Ieri, significativamente nella festa del Preziosissimo Sangue, si è consumato il doloroso scisma tanto temuto: la Fraternità San Pio X, fondata da monsignor Lefebvre, ha consacrato senza mandato del papa 4 nuovi vescovi incorrendo nella scomunica prevista dalla tradizione e dal diritto canonico. Leone XIV alla vigilia di questo evento ha indirizzato una lettera al capo della Fraternità, don Pagliarani, chiedendogli umilmente e fraternamente di “non lacerare la tunica inconsutile di Cristo, peccato di estrema gravità!”. Leone XIV si dichiara “disposto con tutta la Chiesa a un percorso di dialogo e di intesa” riconoscendo ciò che sta a cuore alla fraternità come la liturgia, l'impegno nella formazione sacerdotale e il desiderio di fedeltà alla tradizione. Ma malgrado l’appello, in sintonia con gli atteggiamenti di misericordia tenuti da Benedetto XVI e da papa Francesco, la rete della pesca ecclesiale si è spezzata, la tunica è stata strappata. Il cristianesimo fin dagli inizi ha conosciuto divisioni e contrapposizioni, come testimoniano gli scritti del Nuovo Testamento: dovremmo parlare di “cristianesimi” e non di un cristianesimo. Ma nella Chiesa cattolica questo scisma è una novità. Non è come quello causato e non voluto da Lutero, che cercò di salvare la grazia del Vangelo contro la mercificazione e l’autogiustificazione umane. È un rifiuto dello sviluppo della dottrina cattolica, garantito da un Concilio ecumenico e dai papi Giovanni XXIII e Paolo VI.

Bisogna avere il coraggio di dirlo: i lefebvriani non hanno intrapreso una loro strada fino allo scisma solo a causa della liturgia rinnovata dalla riforma conciliare, ma di fatto dichiarano che la fede cattolica è quella professata, predicata, fatta catechesi per il popolo fino al Concilio. Si abbia il coraggio di dirlo invece di nutrire un orgoglio cattolico romano che pretende che la fede sia sempre la stessa. No, non è vero!

Certo, il Credo è sempre lo stesso, niceno-costantinopolitano. Ma la dottrina consegnata ai fedeli cambia ed è cambiata. Io ne sono testimone: sono giunto con una limpida e sincera fede tridentina a vent’anni nell’ora del Concilio e ho dovuto operare una conversione. La mia fede oggi non è più quella della mia giovinezza. Ecco, i lefebvriani si sono arrestati a quel punto: non accettano paradossalmente l’evoluzione ultima, mentre hanno accettato quelle precedenti che hanno portato a radicali innovazioni dottrinali come l’infallibilità pontificia sancita dal Concilio Vaticano I.

Ora una significativa porzione di Chiesa se n’è andata: è tutta scomunicata o sono scomunicati solo i vescovi? E chi riceve da loro i sacramenti è scomunicato? Non è facile rispondere. Ieri alla consacrazione erano presenti migliaia di fedeli, centinaia di presbiteri, suore, domenicani e cappuccini. La liturgia era un pontificale in concorrenza con quelli romani, i canti gregoriani più belli e più adatti alla liturgia cattolica dei canti postconciliari delle nostre chiese e l’atmosfera certamente un invito alla preghiera.

Leone XIV dovrà anche con questi scomunicati mantenere un atteggiamento di misericordia: sono sempre nostri fratelli anche se scismatici e non vanno demonizzati né disprezzati. Nell’omelia Pagliarani diceva: “Noi amiamo il papa, noi ubbidiamo al papa, ma vogliamo allontanarlo dai falsi pastori, dalle false religioni, dal dialogo con i cristiani fuori dalla chiesa”. Ma proprio questo dall’ecclesiam suam di Paolo VI non è più possibile: il papa non rinnega Cristo dialogando con uomini di altre religioni, né lavorando per la pace con uomini non cristiani o non credenti. Il successore di Pietro ormai può solo dire in obbedienza a Gesù: “Noi siamo tutti, tutti fratelli!”. Purtroppo proprio questo è negato da questa porzione di Chiesa.