sabato 4 luglio 2026

da Il Fatto Quotidiano del 02/07/2026

CHIESA Il Papa scomunica i 4 vescovi tradizionalisti

Lo scisma lefebvriano cerca la benedizione dei trumpiani

di Salvatore Cannavò



“Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti”. Nella lettera inviata da papa Leone XIV alla Fraternità Sacerdotale San Pio X il 30 giugno, era contenuto l’esito di una divisione che ieri, con l’ordinazione di quattro vescovi senza autorizzazione papale, ha raggiunto il culmine.

La Fraternità fondata da Marcel Lefebvre nel 1970, dopo la scomunica del fondatore e la successiva remissione di Benedetto XVI, decide di forzare di nuovo la mano del Vaticano e di porsi fuori dalla Chiesa cattolica. Lo fa con “rammarico”, come spiega in una nota, dopo la solenne cerimonia durata oltre tre ore nel seminario di Écône in Svizzera, il Superiore generale della Fraternità, Davide Pagliarani. Ma senza accogliere l’invito del papa, che pure si era detto disposto “a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”. Anzi, “siamo pronti a pagare qualunque prezzo – dicono –, anche essere considerati ribelli ma noi lo facciamo per il bene della Chiesa, per servirla come una madre tradita. Eventuali pene o censure per noi non hanno valore”. Spaccatura totale.

FINO A IERI SERA dalla Santa Sede non sono giunte prese di posizione esplicite. È intervenuto solo il Segretario di Stato, Pietro Parolin, esprimendo “dolore” e definendo quanto avvenuto a Èconé “un atto scismatico che rompe l’unità della Chiesa e che avrà delle sanzioni”. La scomunica della Fraternità avviene latae sententiae, cioè in forma automatica e riguarda solo gli ordinati. Per la scomunica di tutti i fedeli della Fraternità serve una dichiarazione formale. La FSSPX, prima della consacrazione di ieri, contava 2 vescovi, 751 sacerdoti, 264 seminaristi, 145 religiosi, 88 oblati e 250 suore e dichiara circa mezzo milione di fedeli (di difficile contabilità). Alla cerimonia di Èconé, ieri, erano comunque presenti in migliaia leali a una concezione che ha come obiettivo centrale il Concilio Vaticano II. Gli scismatici insistono su una concezione che riporta la Chiesa indietro di secoli, ma che costituisce il nutrimento culturale e teologico di una congregazione che si comporta come una setta chiusa, come ieri ha notato il pur conservatore cardinal Gerhard Ludwig Müller.

Questa visione costituisce la motivazione di fondo che spinge i seguaci di Lefebvre a non dare ascolto all’appello del papa, che nella lettera aveva avvertito che “lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità”. Anzi, nella nota di “rammarico” per non aver avuto l’autorizzazione di Prevost, la congregazione ribadisce che le consacrazioni di ieri generano una “profonda gioia” e “una grande grazia per la Compagnia stessa e per l’intera Chiesa”. Pesa la percezione che ci sia una vasta area tradizionalista e ultra-conservatrice disposta a recepire questo messaggio. E a parte il folklore rappresentato dalla presenza a Écône dell’ex leghista Mario Borghezio o di Forza Nuova, è nell’area della destra cattolica statunitense la partita più importante. L’ex vescovo scomunicato Carlo Maria Viganò non ha mancato di offrire il suo supporto così anche il sito The Remnant. Il recente scontro tra Prevost e Donald Trump non ha cessato di generare caos e movimentazioni nel mondo cattolico, e a un papa che procede nel lavoro di compattamento interno corrispondono frange che pensano di trovare adepti proprio nella vasta area dello scontento Maga. E del resto, il 4 luglio, giorno dell’indipendenza Usa, Leone XIV sarà a Lampedusa a rendere omaggio ai migranti morti in mare.