da Il Manifesto del 13/06/2026
Migranti, il papa: basta indifferenza verso naufragi e assenza di soccorso
di Luca Tancredi Barone
Non c’erano dubbi che la scelta di Robert Prevost di chiudere ieri i suoi cinque giorni di viaggio in Spagna alle isole Canarie sia stata tutta politica e simbolica. Le tappe del pontefice sono state curate in tutti i dettagli. A Madrid ha coniugato visite ai senzatetto con un inedito intervento in Parlamento, dove ha lanciato dardi a tutti: a sinistra, con un attacco all’aborto e all’eutanasia, leggi approvate proprio in quell’emiciclo; a destra, difendendo il multilateralismo, contro la scalata bellicista, e a favore dell’accoglimento delle persone migranti. A Barcellona, dove oltre alla spettacolare inaugurazione della torre più alta della Sagrada Família il giorno del centenario della morte del suo architetto Antoni Gaudí, ha chiesto e ottenuto di visitare un carcere e incontrarne i detenuti.
Infine
proprio alle Canarie, la prima volta di un papa, con l’obiettivo
puntato esclusivamente sul tema migrazione, mentre Vox e le destre
europee lanciano sempre più forte il loro proclama «priorità
nazionale» cioè prima gli spagnoli. Le isole Canarie sono
considerate la porta d’entrata in Europa più pericolosa. Dalla
Mauritania sono quasi mille chilometri di navigazione, dal Senegal
1.500 in mezzo a forti correnti e su imbarcazioni precarie. Delle 64
mila persone arrivate in Spagna nel 2024, 47 mila sono arrivate alle
Canarie. Tra gennaio e maggio 2026, invece, gli arrivi sono molto
diminuiti: circa 3mila persone, 70% in meno dell’anno scorso (senza
contare i morti, che l’ong Caminando Fronteras stima in circa
1.300).
Proprio fra il 2024 e il 2025, la gestione delle persone
arrivate in massa alle Canarie aveva scatenato uno scontro politico
tra il governo centrale e la maggioranza delle comunità autonome
(regioni), governate dal Pp in coalizione con Vox, che non volevano
accettare il riparto dei minori non accompagnati. Ieri il papa ha
ascoltato il racconto commovente di alcuni di questi migranti,
arrivati giovanissimi e sopravvissuti a situazioni difficilissime.
«Siamo tutti migranti in un certo senso», ha detto il papa, che ha anche lanciato in mare un mazzo di fiori dal molo “della vergogna”, quello di Arguineguín, in Gran Canaria, dove nel 2020 si erano accumulate migliaia di persone in condizioni terribili perché l’isola non era preparata ad accoglierle. «L’Europa non può abituarsi a considerare il Mediterraneo e l’Atlantico come cimiteri senza lapidi», ha esclamato. E ancora: «Cari migranti, voglio inchinarmi di fronte alla vostra dignità. Ogni imbarcazione che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito se tanti nostri fratelli e sorelle devono rischiare la morte per cercare la vita?».
In molti dei discorsi di questi due intensi giorni di incontri con le comunità dei migranti, in maggioranza musulmane, il pontefice ha espresso chiaramente la posizione della Chiesa, in aperta polemica con l’Europa e paesi come l’Italia. I migranti, ha detto, «non sono numeri o pratiche. Sono persone con famiglie e case lasciate indietro». Pedro Sánchez, che ha promosso una sanatoria che si sta chiudendo in questi giorni per far uscire dalla clandestinità centinaia di migliaia di persone, ha voluto stare accanto al pontefice anche a Santa Cruz per evidenziare l’allineamento del suo governo con Prevost su questo tema.
«Ci sono occhi che vedono, eppure non riconoscono. Trasformano un volto in un numero; una storia in un fascicolo; e una differenza in distanza», ha detto il papa in un altro momento della visita davanti a centinaia di migranti. L’Europa che vorrebbe il pontefice dovrebbe essere proprio quella che colma questa distanza e sa ascoltare queste storie.