lunedì 13 luglio 2026

da L’Eco del Chisone del 24/06/2026

Lutto. Pinerolo saluta Elvio Fassone: il rigore della giustizia e la responsabilità come impegno civile


Si sono tenuti mercoledì 24 giugno, nella cattedrale di Pinerolo i funerali di Elvio Fassone, scomparso domenica 21 giugno all’età di 88 anni dopo il progressivo aggravarsi della malattia che lo accompagnava da tempo.

Fassone (magistrato, parlamentare per due mandati, scrittore) ha rappresentato una figura di alto profilo istituzionale e morale, profondamente legata al Pinerolese. 

Nato a Torino il 4 marzo 1938, laureato in Giurisprudenza all'Università di Torino, aveva orientato sin dagli anni della formazione il proprio interesse verso il diritto penale e le grandi questioni sociali connesse alla pena e al carcere. Pretore a Pinerolo, poi presidente della Corte d'Assise di Torino, aveva maturato una competenza giuridica riconosciuta e, insieme, una sensibilità rara verso la dimensione umana della giustizia.

La sua notorietà nazionale si lega in modo indissolubile al maxiprocesso alla mafia catanese celebrato a Torino nel 1985. Proprio in qualità di presidente della Corte d'Assise, Fassone firmò una sentenza di condanna all'ergastolo nei confronti di un giovane capo di cosca. Da quell'atto di giustizia nacque, il giorno successivo, un gesto inatteso: una lettera inviata dal condannato, accompagnata da un libro. Si avviò così un carteggio lungo ventisei anni, rimasto privato fino al 2015, poi confluito nel volume “Fine pena: ora” (Sellerio), diventato anche esperienza teatrale.

Quel dialogo epistolare, costruito dentro la distanza radicale tra chi giudica e chi è giudicato, rappresenta uno dei tratti più originali e profondi della sua riflessione: la domanda sul senso della pena, sui suoi limiti, sulla possibilità di interrompere il tempo dell’ergastolo ostativo, il cosiddetto “fine pena mai”.

Dal Consiglio Superiore della Magistratura, di cui fu componente tra il 1990 e il 1994, al Senato della Repubblica, dove fu eletto nel 1996 nel Collegio che comprendeva Bussoleno, Giaveno e Pinerolo, Fassone ha sempre mantenuto uno stile di presenza istituzionale sobrio e rigoroso. In Parlamento ha ricoperto incarichi di rilievo nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e nel Comitato parlamentare per i processi d’accusa. E’ stato autore di saggi significativi, lavori in cui emerge una stessa tensione: tenere insieme legalità e umanità, senza ridurre la pena a sola retribuzione.

Nella sua biografia si intreccia anche una rete di relazioni culturali e personali significative, tra cui l'amicizia con Roberto Benigni, più volte in dialogo ideale con i suoi scritti e con la riflessione sul valore costituzionale della dignità. In particolare per lo spettacolo "La più bella del mondo" Roberto Benigni si è ispirato profondamente alle riflessioni di Elvio Fassone sulla Costituzione “amica".

Fassone è stato per i Pinerolesi un punto di riferimento morale e civile, riconosciuto per autorevolezza e misura. 

Alla competenza giuridica ha sempre unito una postura di generosità concreta, spesso silenziosa, mai esibita né usata come strumento di consenso. Un modo di intendere il servizio istituzionale distante dalle logiche di marketing politico di oggi, e radicato nella responsabilità personale.