da Mosaico di Pace di giugno 2026
Cristianesimo contraffatto
di Sergio Paronetto (già vicepresidente Pax Christi Italia)
Gli interventi di papa Leone tra marzo e aprile 2026 (con il viaggio in Africa) smascherano la nuda ferocia del potere oggi dominante nei vari continenti, in particolare il comportamento disumano e teologicamente blasfemo di autocrati come Trump, Putin, Netanhyau, fondamentalisti islamici, ebraici, cristiani, induisti, diffusi in vari continenti. Senza entrare direttamente in contraddittorio con Trump, Vance e Rubio, Leone ha il merito di svelare la gigantesca verità del potere mondiale operando, contemporaneamente, un salto etico-politico (la guerra è strage di innocenti, un affare economico predatorio, un crimine contro l’umanità), un grido teologico (la guerra è idolatria blasfema, una forma di deicidio), un sussulto civile in nome della libertà responsabile (basta coi tiranni, i prepotenti e i predatori), suscitando un ampio consenso. Leone avverte che la posta in gioco è altissima perché riguarda, contemporaneamente, il dolore del mondo, la speranza di ognuno, il destino dell’umanità e la sostanza della fede cristiana.
Il tentativo di ricucire il rapporto con Trump, operato dal Segretario di Stato Rubio il 7 maggio 2026, appare alquanto strumentale, se non intimidatorio. Prevost non teme il delirio di onnipotenza dell’antipapa Trump, e non ha alcuna intenzione di diventare “il cappellano dell’Occidente armato”. In questo appare simile a Bergoglio che nella sua autobiografia Spera (Mondadori 2025), rifiutando “la logica perversa della guerra”, respinge il tentativo diffuso di “fare del papa il cappellano militare dell’Occidente anziché il pastore della chiesa universale”.
Da tempo si fa scottante la questione del potere mondiale e del suo rapporto con la religione (con tutte le religioni). Su questo intreccio la sfida assume un valore radicale. Molti studiosi (ad es. Zuboff, Aresu, Padella, Mazzarella, Zamagni) analizzano le caratteristiche del potere contemporaneo basato sul ruolo determinante delle big tech californiane (Palantir, Anduril, SpaceX, Starlink, Defence Llama, Neuralink, Helsing e altre), associate all’amministrazione trumpiana. Si sta realizzando il dominio di un neocapitalismo plutocratico e finanziario, tecnocratico ed etnocratico, populista e imperialista, futurista e messianico, orientato a eliminare la democrazia e il diritto e a imporre una teologia suprematista in nome del dio del proprio esercito (e di se stessi). Tra i documenti necessari per capire, occorre citare il Manifesto del Capitalismo Oligarchico scritto da Pieter Thiel nel 2009, in California, sostenuto da una potente pattuglia di miliardari quali Vance, Bezos, Musk, Pichai, Altman, Sacks: il Programma Scientifico del Claremont Institute, uno dei più efficaci centri dell’ultraconservatorismo americano; il Manifesto Tecno-Ottimista di Marc Andreessen Ben Horowitz, dell’ottobre 2023, ammiratore del futurismo italiano (…), per rendersi conto di quanto sta accadendo.
Non si tratta di farneticazioni singole ma di un programma preparato da miliardari convertiti a un cristianesimo contraffatto, in proiezione transumanista o postumanista. Peter Thiel, il più trumpiano dei nuovi oligarchi, afferma che è giunto il tempo di abbandonare ogni forma di liberalismo e di pauperismo, per dedicarsi a una teocrazia plutocratica, a un cristianesimo della prosperità e del dominio. Nemici di tale progetto, discepoli dell’”anticristo”, sono coloro che operano per la pace, il disarmo, la giustizia, la cura della terra, l’accoglienza, il pensiero critico non violento. Tra i nemici più pericolosi c’è papa Leone XIV perché, sulla scia di Bergoglio, si occupa di pace, di giustizia e dei poveri, discute di democrazia e riflette sulla IA. Leone con la sua mitezza interviene in modo radicale sulla degenerazione del potere e della fede. (L’articolo è pubblicato in versione integrale in Mosaiconline)