da Mosaico di Pace di giugno 2026
Per non dimenticare il popolo saharawi
di Patrizia Minella (Associazione Karama)
Il 20 marzo scorso, a Sesto San Giovanni, all’interno di un corso di Geografia umana organizzato dal Centro Studi Problemi Internazionali, due socie dell’associazione Karama hanno tenuto una partecipata lezione dal titolo “Sahara Occidentale: ultima colonia d’Africa”.
L’incontro, aperto con una breve presentazione della rete di sinergie che lega l’Associazione Karama al Centro Studi Problemi Internazionali, ha visto come prima protagonista Giovanna Andreoni, sulla scorta della sua tesi di laurea in Mediazione Linguistica e Culturale. La Andreoni ha ripercorso l’excursus storico sul Sahara Occidentale, nei suoi tre periodi: precoloniale, coloniale e contemporaneo. Si sono attraversate la storia dell’invasione marocchina, la guerra di Resistenza, la fondazione della RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), Stato membro dell’Unione Africana, fino alla costruzione del Muro della vergogna, un sistema di sette muri di sabbia lungo 2700 km, attrezzato di campi minati, postazioni militari sempre attive e torrette d’avvistamento. Un muro, vergognoso appunto, che taglia in due il popolo saharawi, lasciandone una parte discriminata e perseguitata sull’Oceano e una parte nei campi profughi dalla RASD.
Tali campi sono stati autorizzati tra il 1975 e il 1976 presso Tindouf, appena oltre il confine algerino, una zona desertica per il suo clima estremo definita “il giardino del diavolo”.
La funzione delle donne nella gestione dei campi è da sempre fondamentale. Basti ricordare che le Wylaia – i campi con il nome delle città che i Saharawi hanno dovuto abbandonare sotto i bombardamenti del Marocco (El Aaiun, Auserd, Smara, Dakhla e Boujdour, infine Rabouni dove hanno sede gli uffici amministrativi) – hanno quasi tutte sindache donne. Sono insegnanti, medici, infermiere, amministratrici. Molte si sono formate gratuitamente a Cuba e negli ex Paesi socialisti.
E’ stato ricordato il coraggio delle donne resistenti nei territori occupati dal Marocco, donne violentate, imprigionate e torturate.
In particolare, merita rilievo, la figura di Aminetou Haidar, chiamata la Gandhi sahrawi. Ad oggi, la situazione dei “profughi dimenticati”, come li definiva nel 2024 la Commissione europea, è ancora, anzi sempre più, tragica. Gli aiuti delle organizzazioni internazionali (PAM, UNHCR, ad esempio) sono diminuiti di più del 30%, a causa dell’aumento del numero di profughi nel mondo; i prezzi dei rari prodotti freschi che arrivavano ai campi sono aumentati enormemente; la situazione sanitaria si aggrava di anno in anno.
Per dieci estati consegutive, fino al 2018, abbiamo accolto nelle scuole della nostra città, dieci bambine/i dei campi profughi, per permettere loro di effettuare controlli sanitari, cibo sano e sfuggire ai 60 gradi del deserto.
Dal 2020 Karama ha adottato 13 famiglie con bambini/e celiaci con un impegno triennale e porta, ogni anno, gli aiuti ai campi (200 euro a famiglia) tramite un socio. Le famiglie individuate dal sistema sanitario della RASD sono per ora 120. Vogliamo tener accesa una luce sulla situazione di un popolo pacifico che, da sempre, si affida al diritto internazionale e alla mediazione ONU, ma che oggi il diritto della forza (non la forza del diritto) riduce a essere una provincia marocchina.