lunedì 20 luglio 2026

 da Pressenza del 15/07/2026


L’Italia delle professioni invecchia e i giovani pagano il conto

di Giovanni Caprio



In cinquant’anni l’età mediana della popolazione è salita da 33 a 49 anni, i giovani si sono dimezzati e gli over 65 sono raddoppiati. Questo squilibrio demografico si riflette direttamente sulla libera professione: meno ingressi, più pensionamenti, percorsi più lenti. Le nuove generazioni faticano a entrare, mentre la platea dei professionisti si sposta verso età sempre più mature, ampliando la distanza tra giovani e senior lungo tutto il ciclo di vita.

È quanto emerge dal rapporto Generazioni a confronto tra demografia e redditi”, realizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni e curato da Ludovica Zichichi, Camilla Lombardi e Alessia Negrini. La ricerca rivela che nel 2025 i lavoratori dipendenti under 35 rappresentano il 24% del totale, mentre tra i liberi professionisti scendono al 16% e tra gli altri indipendenti al 15%. L’età mediana dei professionisti raggiunge i 50 anni tra gli uomini e 46 tra le donne che, pur essendo mediamente più giovani, stanno rapidamente convergendo verso le fasce più mature. Il lavoro dipendente mantiene una struttura più equilibrata grazie a canali di ingresso più standardizzati, mentre la libera professione richiede tempi di avviamento più lunghi, stabilità economica iniziale e reti consolidate, condizioni che favoriscono le generazioni più mature e rendono più selettivo l’ingresso dei giovani. Il rapporto tra under 35 e over 55 evidenzia un ricambio generazionale già debole nel 2015 e ulteriormente peggiorato nel 2025. Tra gli uomini la presenza dei giovani resta strutturalmente bassa; tra le donne il vantaggio iniziale si riduce fino a scendere, a partire dal 2022, sotto la soglia della parità.

Nel lavoro dipendente, si legge nel Rapporto, si osserva un processo di invecchiamento contenuto e relativamente uniforme, che riflette comunque il più ampio cambiamento della struttura demografica della popolazione. L’età mediana passa da 44 anni nel 2015 a 46 anni nel 2025, con differenze di genere limitate: uomini e donne partono da un livello simile e presentano nel 2025 uno scarto ridotto, con le donne leggermente più mature. Anche il rapporto giovani/maturi diminuisce nel tempo, coerentemente con l’invecchiamento generale, ma resta su livelli prossimi alla parità per entrambi i sessi e mostra differenze di genere contenute. Il comparto mantiene, quindi, una struttura per età relativamente bilanciata. Il quadro muta significativamente nel lavoro indipendente e in particolare tra i liberi professionisti. L’età mediana risulta più elevata e differenziata per sesso: nel 2025 raggiunge i 50 anni tra gli uomini e i 46 tra le donne. Tale divario riflette una diversa stratificazione temporale dell’ingresso nella professione, con una componente femminile mediamente più giovane in quanto più recentemente inserita. Guardando al rapporto tra giovani e maturi, il quadro appare ancora più chiaro. Tra i liberi professionisti il ricambio è già debole nel 2015 e peggiora nel 2025, con un numero di giovani nettamente inferiore a quello dei lavoratori più maturi.

Parallelamente all’invecchiamento degli occupati, cambia la distribuzione dei redditi lungo il ciclo di vita. Se nel 1987 i giovani tra 25 e 34 anni percepivano redditi pari al 97% della media complessiva, nel 2022 scendono al 78%: quasi 20 punti percentuali di reddito persi in 35 anni. La tradizionale curva “a campana” si abbassa nelle età iniziali e si sposta in avanti nelle fasi centrali, segnalando una maturità economica più tardiva e un avvio professionale più ripido. Nel lavoro indipendente le differenze sono ancora più marcate: alla fine degli anni ’80 i giovani autonomi guadagnavano il 20% in più dei senior, mentre nel 2022 guadagnano il 16% in meno. L’analisi evidenzia un divario generazionale persistente: i giovani restano stabilmente sotto la fascia mid-career (35–54 anni), i senior sopra, con una distanza che nel lavoro autonomo continua ad ampliarsi. Le nuove generazioni faticano a entrare nella libera professione, le opportunità di progressione economica sono più lente, i redditi iniziali più bassi e la distanza dai senior tende ad ampliarsi soprattutto dopo la crisi del 2008, che ha colpito in modo asimmetrico le generazioni più giovani, prive di posizioni consolidate. Le differenze di genere si intrecciano con quelle generazionali, con le giovani donne che mostrano divari leggermente inferiori rispetto ai giovani uomini, ma solo perché l’intera distribuzione dei redditi femminili è più compressa. Non è un vantaggio, bensì un segnale di fragilità strutturale.

Le pari opportunità non rappresentano un semplice vessillo da esibire”, ha sottolineato Raffaele Loprete, delegato di Confprofessioni a Giovani, Pari opportunità e Politiche Gender Gap. “Sono un principio di governo, una leva di politica economica, una responsabilità verso la comunità nazionale. Un Paese che valorizza il merito, che offre ai giovani le condizioni per costruire il proprio futuro e che consente alle donne di esprimere pienamente il proprio talento è un Paese che cresce, innova e si rafforza. In definitiva, è un Paese migliore”.