giovedì 16 luglio 2026

 da Rocca del 01/05/2026

Ascende solo chi discende

di Giuseppe Grampa


Forse è facile sorridere ascoltando il racconto della Ascensione di Gesù al cielo… come un palloncino sfuggito alla mano di un bambino e che si perde tra le nuvole. Lasciamoci istruire da questo simbolo dell’ascensione. Quell’uomo che ha vissuto fino in fondo la nostra condizione umana, quell’uomo che ha lavorato con mani di uomo, amato con un cuore d’uomo, quell’uomo che ha sofferto ed è stato messo a morte è ora l’innalzato, quell’uomo è portato in alto, alla destra del Padre perché tutti riconoscano in lui il vertice dell’intera umanità. Questa immagine spaziale, salire al cielo, andare in alto, è solo la traccia visibile di un mistero che ci supera: l’esaltazione del Signore Gesù. L’ascensione è come il compimento, la verità della vita di Gesù, della sua passione e morte in croce. E infatti l’evangelista Giovanni per indicare la crocifissione usa il verbo ‘elevare, innalzare’. Gesù stesso annuncia così la sua imminente morte sulla croce: “Quando sarò innalzato-elevato da terra, attirerò tutti a me” (12,32). L’elevazione da terra sul patibolo della croce è innalzamento, glorificazione. Il patibolo anzi è cantato dalla Chiesa “albero bello e splendente”. E sempre alludendo alla sua morte Gesù aveva detto: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se muore nel solco porta molto frutto” (Gv 12,24). L’ascensione esprime visibilmente questa certezza: solo chi dà la sua vita, solo chi la perde per gli altri la ritroverà in pienezza; solo chi si abbassa nell’umile servizio ai fratelli, questi solo sarà esaltato, solo chi discende condividendo la condizione umana nella sua sofferenza e nel morire, questi sarà l’innalzato. Quante volte Gesù ha descritto la sua esperienza umana come un discendere. Anche noi lo affermiamo nel Credo: ”Discese dal cielo…”. Chi discende, nella logica del condividere, chi non teme di mettersi accanto a chi è più basso e sceglie per sé la condizione di colui che serve, questi è l’innalzato. Paolo ha mirabilmente espresso questo movimento di discesa e di ascesa: “Cristo svuotò se stesso assumendo una condizione di servo… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in croce. Per questo Dio lo esaltò… perché ogni lingua proclami che Gesù è il Signore” (Fil 2,5ss.). L’ascensione è la risposta al discendere di Gesù, il suo abbassarsi è vera esaltazione. La sua Ascensione lo mostra a noi come l’innalzato perché si è abbassato. Tutti noi cerchiamo di salire nella scala sociale, nella considerazione della gente, cerchiamo in modi diversi di realizzare la nostra ascensione. Ma l’evangelo dell’Ascensione ci avverte: solo chi discende, mettendosi accanto ai piccoli, ai poveri solo questi davvero ascende.

Ma questo mistero dell’Ascensione di Gesù, il suo esser portato in alto, verso il cielo, il suo ritorno al Padre racchiude un secondo messaggio, non facile. Ripetutamente Paolo ci invita a volgerci verso il cielo: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo. Pensate alle cose di lassù” (Col 3,1). E ancora più chiaramente: “La nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù” (Fil 3,20). Il cielo, non la terra è l’ultimo approdo della vita di Gesù e quindi il nostro definitivo approdo. Eppure noi amiamo appassionatamente la terra, la abitiamo mettendo in essa giorno dopo giorno radici sempre più profonde e tenaci. Ma non è questa la nostra casa definitiva. Questa certezza è per molti sorgente di tristezza e anche di disperazione. Possiamo coltivare e custodire la terra sapendo che non è la nostra ultima, definitiva dimora? Ai credenti è stato mosso il rimprovero d’avere occhi così rivolti al cielo da non saper guardare con dedizione la terra. Ma noi sappiamo che il Regno di Dio è già misteriosamente presente nel tempo e che di questo Regno siamo già qui e ora artefici, costruttori. Per questo l’attesa di cieli nuovi e terre nuove non deve indebolire l’impegno generoso perché la novità del Regno cominci a prendere forma nei solchi della terra.