da Rocca del 01/05/2026
Come i manicomi, realtà da abolire
di Sabrina Magnani
A chi, nella campagna referendaria per la riforma della giustizia, ha strumentalizzato i fatti di cronaca che riguardano i migranti per giustificare la bontà della stessa in virtù di una presunta collateralità dei magistrati con chi “aiuta i migranti”, la notizia della recente accusa di falso ideologico della gip del Tribunale di Ravenna dovrebbe far capire che così non è. Il caso del gip del Tribunale di Ravenna Federica Lipovscek che, proprio nella settimana prima del discusso referendum, ha avviato un’indagine contro otto medici dell’ospedale di Santa Maria delle Croci della città romagnola accusati di falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici con il fine di aver perseguito “un’aperta contestazione del sistema di gestione dell’immigrazione clandestina” mostra, se ce ne fosse bisogno, che i magistrati agiscono secondo indagini raccolte. Secondo le ipotesi del procuratore generale Daniele Barberini e della pm Angela Scorza, gli otto sanitari avrebbero firmato certificati di inidoneità falsi per almeno 64 cittadini extracomunitari destinati ai Cpr, i centri per la permanenza e il rimpatrio così denominati dalla legge Minniti-Orlando del 2017 ma già presenti dal 1998 anche se con definizioni e utilizzo in parte nel tempo modificati.
Gli otto sanitari, che hanno collaborato con la giustizia fin dall’inizio, hanno tutti testimoniato la bontà del loro operato dettato di principi deontologici della professione medica a seguito di riscontro di malattie infettive come la scabbia tra i pazienti visitati, tutti migranti senza documenti, e che quindi se portati in ambienti ristretti come i Cpr avrebbero potuto contagiare anche altri, trattandosi i Cpr di strutture con spazi ristretti e sovraffollati (secondo il gip i medici avrebbero dovuto adottare protocolli di cura che a suo avviso non sono stati sufficientemente attivati anche se i medici sostengono il contrario) questo fatto di cronaca evidenzia l’inadeguatezza di queste strutture nate quasi 30 anni fa, con la legge Turco, come Cpt (Centri di permanenza temporanea) e poi riformati con la legge Bossi-Fini del 2002 che li aveva trasformati in centri per la identificazione ed espulsione (Cie) e deputati alla gestione amministrativa delle persone immigrate in maniera clandestina, quindi al di fuori dei flussi regolari, giunti in Italia con i tragici “barconi” e secondo le disumane condizioni imposte dai trafficanti umani.
Condizioni di vita degradanti e violati i più elementari diritti umani
E’ di fine gennaio il Rapporto di Medici senza frontiere sullo stato dei Cpr in Italia, 10 finora ma che il Viminale con l’attuale Governo vorrebbe ampliare e costruirne uno per ogni regione. La situazione che i ricercatori di MSF hanno riscontrato è di una gravità tale da aver valso all’Italia anche richiami dall’Unione Europea per la presenza di condizioni lesive della dignità umana. Nel corso del 2025 le delegazioni del Tavolo asilo e immigrazione hanno effettuato visite in dieci Cpr sul territorio nazionale, effettuando un secondo ciclo di monitoraggi prosegue un percorso già avviato nel 2024 a cui Msf ha contribuito con l’analisi delle condizioni mediche e di salute.
Il Rapporto segnala che nei Cpr il diritto alla salute è sistematicamente compromesso a causa di ritardi nell’accesso alle cure, di difficoltà nella continuità terapeutica e di carenze nel coordinamento con i servizi territoriali. Viene, inoltre, documentato l’uso improprio di psicofarmaci, autolesionismi e tentativi di suicidio. I Cpr non si limitano ad accogliere fragilità preesistenti, ma sono, di fatto, un sistema patogeno che genera deterioramento psicofisico.
Analizzando i dati, si evince già un primo aspetto che evidenzia il degrado di queste strutture, e cioè l’effettiva capienza: mentre quella ufficiale è di 1.238 posti, sono poco meno della metà i posti effettivamente utilizzabili, solo 672, con oltre il 45% di posti inagibili per degrado e danni. Gli “ospiti” sono per lo più uomini e giovani adulti provenienti dal Nord Africa e dal Subsahara, mentre residuali sono le presenze di donne e minori concentrati solo in alcuni centri, senza nessun tipo di servizio a loro dedicato.