da Adista del 18/04/2026
Libertà di stampa e democrazia:
un appello a costruire una rete
Nel nostro Paese c’è un <<gigantesco problema di libertà di informazione>> che mette a repentaglio i fondamenti stessi della democrazia: nella classifica internazionale relativa l’Italia è scivolata al 49° posto, il più basso in Europa occidentale. Tra influenza del governo sui maggiori network televisivi, pubblici e no, le sempre maggiori limitazioni al diritto di cronaca sancite per legge, il proliferare di querele temerarie in aumento, miranti a mettere il bavaglio al giornalismo di inchiesta, la mancata tutela delle fonti e giornalisti spiati con Paragon, oggi si assiste a un attacco inedito all’informazione e al pensiero critico. Per questo è stato diffuso un appello a tessere alleanze con tutti i soggetti in campo per il rispetto e la difesa della Costituzione, della democrazia, delle libertà e del diritto internazionale, firmato già da centinaia di giornalisti/e.
Contro l’attacco all’informazione
Giornalisti/e per la Costituzione
La libertà di stampa è un bene costituzionale primario su cui poggia la democrazia. E sempre più vediamo che in Italia c’è un gigantesco problema di libertà di informazione. La posizione del Paese nel ranking internazionale ci vede in discesa al 49esimo posto, il più basso in Europa occidentale; moltissimi spazi di informazione dei principali network, Rai e Mediaset, sono sotto l’influsso diretto di Palazzo Chigi; numerose testate quotidiane in mano a politici dell’area di governo; il diritto di cronaca sempre più limitato per legge; le querele temerarie bavaglio in aumento, usate dalla politica per intimidire e limitare il giornalismo di inchiesta: la mancata tutela delle fonti e giornalisti spiati con Paragon, senza che nessuno da un anno dica da chi e perché; le regole europee disattese, dal Media Freedom Act alla direttiva anti-Slapps; una Authority chiamata a vigilare sul sistema, da ripensare per garantirne un’effettiva indipendenza.
E un problema di sicurezza senza pari. In un Paese che ha dato un altissimo tributo di sangue con i suoi giornalisti/e uccisi, ci sono 516 reporter minacciati – record europeo – 270 sotto tutela e 29 sotto scorta. Con un aumento delle minacce del 78% nel 2025. E ancora: il dilagare di precari e autonomi sottopagati che non può essere garanzia di una stampa davvero libera e che espone giornaliste e giornalisti a rischi e ricatti di ogni genere.
La crisi dell’editoria con il calo di vendite e ascolti, la perdita di credibilità del giornalismo presso l’opinione pubblica e la sfida dell’intelligenza artificiale, unitamente alla crisi dei corpi intermedi che non risparmia le nostre strutture, ci interrogano sulla necessità di una profonda riflessione sui postulati che per decenni hanno cementato l’esercizio della professione giornalistica e il nostro agire professionale e sindacale. Dalla deontologia alle forme di tutela per il lavoro autonomo.
Mai come ora il sistema dell’editoria italiana appare fragile: dismissione dei grandi gruppi, proprietari corsari, concentrazioni e riduzione del pluralismo, leggi di sistema inadeguate, costante espulsione di giornalisti dalle redazioni e l’impoverimento che colpisce soprattutto i giovani e le donne. Mentre perdura la difficoltà di estendere le tutele a giornaliste/i sempre più in balia di un mercato iniquo, con paghe ridicole per i pochi giovani neo-assunti e da fame per il crescente numero di autonomi e precari.