sabato 15 agosto 2026

 da Tempi di Fraternità di agosto-settembre 2026

La lotta per resistere è Vangelo

a cura della Redazione


«Sull'altare della festa di Benedetto, non stendiamo fiori, ma un appello accorato. Un grido a chi compra armi invece di pane, a chi brinda quando un titolo “difesa” sale in borsa, a noi stessi che ci siamo abituati a scivolare sulle notizie come pioggia su pietra.

Se l'Europa tollera ancora campi incendiati e sirene notturne, è perché qualcuno ha deciso che il sangue rende più del grano. Se il Sud del mondo conta bambini gonfi di fame mentre nei summit si sfoggiano cravatte di seta, è perché si investe nella morte come in un titolo sicuro.

Benedetto griderebbe. Direbbe che ogni missile è un'eresia contro l'uomo, che ogni bilancio militare approvato è un atto di apostasia civile. Ai governi direbbe: avete violato la Regola del vivere - quella vera, che mette l'altro al centro e il denaro fuori dal tempio. Agli azionisti dell'industria bellica direbbe: state falsificando il Vangelo. State trasformando il ferro dell'aratro in schegge per dilaniare innocenti.

E noi? Noi non possiamo cavarcela con un sospiro devoto. È tempo di sangue freddo e lingua di fuoco. Di chiamare i droni con il loro nome: fucilazioni telecomandate. Di dire che “danni collaterali” vuol dire bambini senza volto. Di urlare che una spesa per la difesa più alta di quella per scuola e sanità non è sicurezza. È suicidio collettivo» (da: Don Domenico BATTAGLIA, Pace per un ‘umanità’ stanca ed inquieta).

Nei giorni in cui ci siamo posti a pensare ai contenuti di quest'editoriale, siamo stati colpiti dall'attenzione rivolta da alcuni social d'ispirazione cristiana a queste parole di don Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli. In effetti le parole di Don Mimmo sono una lettura chiara e senza mezzi termini della realtà attuale, una lettura fatta alla luce autentica del messaggio che ci ha lasciato Gesù. Un' analisi delle realtà drammatiche che vediamo quotidianamente sulla scena mondiale, che non possiamo non analizzare secondo la logica delle parole del Discorso della Montagna. E lì il nostro parlare può essere solo <<sì, sì; no, no>>; poiché il di più viene dal maligno» (Mt 5,37).

Parole come quelle di don Mimmo Battaglia dicono molto a noi credenti "di una certa età" che nei decenni passati in vari casi abbiamo avvertito il dovere di coscienza di esprimere dubbi e perplessità su alcune tematiche dell'insegnamento ufficiale della Chiesa. Invece dal nuovo clima a cui ha dato il via papa Francesco, le "parole" della Chiesa ci appaiono sempre più spesso illuminanti e indicatrici della giusta via.

Per contro la Chiesa cattolica in Italia e più in generale in tutto l'occidente sembra oggi avere una capacità di incidere nel dibattito pubblico molto più limitata rispetto al passato e, spesso, le sue prese di posizione non solo non ricevono l'attenzione che meriterebbero, ma sono sovente apertamente osteggiate dai poteri forti. Ma questa minore incidenza può, a nostro avviso, essere il segno di una "buona notizia", un segnale di chiara presa di distanza dalle logiche umane del potere.

Non solo i papi, ma sempre più di frequente anche numerosi alti prelati nominati da papa Francesco hanno espresso con grande chiarezza e fermezza una posizione critica nei confronti della guerra e solo pace e giustizia possono cambiare la sostanza, la realtà di questo mondo.