venerdì 21 agosto 2026

 Solidarietà delle Comunità Cristiane di Base Italiane a don Massimo Biancalani e alla comunità di accoglienza di Vicofaro e Ramini dopo la decisione del Vaticano e l'attacco politico.

L'Evangelo della strada contro le ragioni del potere e della gerarchia.


La storia di Vicofaro (Pistoia) negli ultimi dieci anni ha rappresentato una delle esperienze più luminose, scomode ed esigenti della Chiesa italiana contemporanea. Di fronte alla progressiva distruzione del sistema pubblico di accoglienza, all'inasprimento delle norme sull'immigrazione e all'abbandono di centinaia di giovani migranti per strada, don Massimo Biancalani ha scelto di applicare senza mediazioni la parola dell'Evangelo: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35).
La parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro ha spalancato la chiesa, la canonica e i locali parrocchiali per trasformarli in una casa comune. Un’esperienza di accoglienza radicale che ha ridato dignità a centinaia di ragazzi invisibili, ma che ha simultaneamente scatenato un feroce assedio mediatico, politico e istituzionale, culminato a luglio 2025 con lo sgombero della struttura da parte delle forze dell'ordine e nella decisione definitiva del Dicastero per il Clero della Santa Sede di respingere il ricorso canonico di don Massimo, confermando la sua rimozione dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini.

Dal punto di vista politico, Vicofaro è stata per anni il bersaglio prediletto della propaganda xenofoba e del "decoro urbano". L'accoglienza di don Massimo è stata criminalizzata, derubricata a "degrado" nonostante ci sia a Pistoia da quest’anno un nuovo sindaco di centrosinistra.

Le recenti dichiarazioni di esponenti di governo e della maggioranza — che hanno salutato la decisione del Vaticano esultando («Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo») — mostrano tutta la miseria morale di una politica che costruisce il proprio consenso elettorale sulla discriminazione degli ultimi. Chi oggi festeggia per la punizione di un prete accogliente festeggia l'abbandono dei poveri sul marciapiede e la sconfitta dei principi fondamentali della Costituzione e dei diritti umani.

Ancora più doloroso è l'atteggiamento espresso dalle istituzioni ecclesiastiche, dall'ex vescovo diocesano Mons. Fausto Tardelli, dal nuovo vescovo Augusto Mascagna sino alla Curia Romana. La gerarchia ha scelto di dare ascolto alla logica del sospetto, al malcontento dei "parrocchiani tranquilli" preoccupati dal "calo dei sacramenti" o dalla presenza di giovani stranieri, e all'ossessione per il decoro burocratico-canonico.

Mentre a parole si invoca la "Chiesa sinodale", la "Chiesa in uscita" e l'attenzione alle "periferie umane", nei fatti la gerarchia censura e rimuove chi quelle periferie le ha portate nel cuore stesso della comunità ecclesiale. Quando la carità diventa profezia che disturba il potere costituito, il diritto canonico viene trasformato in uno strumento di normalizzazione e di disciplinamento clericale

Questa vicenda dimostra che quando la Parola di Dio viene calata nella vita degli ultimi, il luogo sacro cambia natura: a Vicofaro la liturgia si è fatta condivisione del pane e del giaciglio con i migranti. L'istituzione ecclesiastica punisce don Massimo perché ha preferito stare con gli ultimi alla sacralità burocratica dei paramenti, delle norme igienico-sanitarie strumentalizzate e dei registri parrocchiali.

La cacciata di don Massimo rivela la natura strutturalmente autoritaria del potere clericale. Quando una comunità locale non si limita ad obbedire alle direttive episcopali, ma decide autonomamente di farsi casa degli ultimi, la gerarchia percepisce questa autonomia come una minaccia da reprimere. La condanna di Vicofaro è la condanna della sovranità del Popolo di Dio a favore del centralismo romano e diocesano.

Vicofaro mette a nudo lo storico compromesso tra il potere ecclesiastico e il potere politico: di fronte a leggi disumane e xenofobe, don Massimo ha praticato la "disobbedienza evangelica", ricordandoci che la fedeltà al Vangelo richiede spesso di “andare contro” il Codice di Diritto Canonico e i decreti di governo.

Come Comunità Cristiane di Base Italiane abbracciamo don Massimo, le volontarie e i volontari e la comunità dei migranti di Vicofaro e di Ramini, riconoscendo in loro la parte migliore della chiesa e della società civile, capace di resistere all'odio istituzionalizzato e alla solitudine del rifiuto.

Nessun atto amministrativo della Curia o blitz di polizia potrà cancellare la verità storica e teologica di ciò che è stato realizzato: l'esperienza di Vicofaro vive nella coscienza di chi vi ha partecipato e continua ovunque ci si opponga all'oppressione dei migranti.

Rivolgiamo un appello a tutta la rete del laicato critico, ai movimenti di base, al mondo dell'associazionismo e alla società civile affinché non si consumi nell'indifferenza l'ennesimo atto di normalizzazione clericale e politica. Invitiamo tutte le comunità e i gruppi di base a moltiplicare i luoghi di accoglienza e di resistenza, continuando a denunciare l'alleanza la “cattiva politica” e silenzi ecclesiastici.