da Pressenza del 20/08/2026
Nazionalismo e riammissioni di richiedenti asilo, misure di solidarietà tra Stati o verso le persone?
di Fulvio Vassallo Paleologo
Dopo l'Austria che chiede di riammettere richiedenti asilo transitati dall’Italia, sulla stessa linea anche la Finlandia. Nei rapporti con questi paesi, come con la Svizzera, non sarà facile chiedere “compensazioni” dagli sbarchi di naufraghi soccorsi dalle Ong, tentativo già fallito con la Germania. L’effetto domino non finirà qui e potrebbe presto estendersi ad altri paesi europei, dopo l’ennesima sospensione della libera circolazione Schengen da parte dell’Italia, da ultimo nei confronti della Spagna.
Il problema non deriva soltanto dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento gestione frontiere (UE) 2024/1351 "ex Dublino", frutto del Patto UE sulla migrazione e l’asilo, ma esplode oggi a causa delle pregresse inadempienze del governo Meloni, che dal suo insediamento nel 2022 ha “sospeso” le “riammissioni” dagli altri Stati membri, sulla base di una “emergenza” inesistente, e lo confermano i dati sugli sbarchi in questi ultimi anni forniti dal Viminale, “chiudendo la porta” di fronte a persone comunque in cerca di protezione, in nome di un sovranismo che adesso si ritorce contro di noi.
In realtà nella comunicazione pubblica, anche sulla vicenda dei “dublinanti” come questi richiedenti asilo “rifiutati” vengono impropriamente definiti, piuttosto che “dublinati”, perché vittime di scelte politiche prese sulla loro testa, dietro questa logora bandiera della “difesa dei confini”, si stanno rafforzando posizioni apertamente nazionaliste e suprematiste che, ad ogni scadenza elettorale, con un evidente supporto e coordinamento internazionale, rischiano di travolgere la già traballante democrazia europea.
Le trattative bilaterali tra singoli Stati membri per concordare un regime particolare di gestione delle frontiere interne sono già un fallimento evidente dei principi di “solidarietà flessibile” e di gestione condivisa al centro del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo del 2024, e dei Regolamenti che ne sono derivati. Sembra che sia in corso una trattativa con la Germania del cancelliere Merz, alla vigilia di importanti elezioni regionali. Emerge però una base negoziale totalmente sbagliata ad evidente scopo di propaganda, da entrambe le parti.
Il contributo di solidarietà, come supporto finanziario, o altre misure compensative, non può essere stabilito sulla base di accordi bilaterali, ma è frutto di una decisione adottata dalla Commissione europea e dal Consiglio sulla base di una analisi approfondita su molteplici indicatori, che non può tenere in conto soltanto il numero dei naufraghi soccorsi dalle Ong, peraltro una modesta percentuale (20%) degli arrivi via mare. Il Regolamento (UE) 2024/1351 sulla gestione delle frontiere, che abroga il vecchio Regolamento Dublino III del 2013, indica altri criteri, che non possono essere oggetto di trattativa bilaterale tra Stati membri.
In ogni caso stiamo assistendo alla solita bolla mediatica contro gli operatori umanitari delle ONG, contro i “dublinati”, e più in generale contro i richiedenti asilo. Il loro numero effettivo è molto più esiguo di quanto “sparato” da certi giornali, perché il nuovo Regolamento gestione non riguarda casi registrati in data anteriore al 30 giugno 2026, che rimangono regolati dalla vecchia normativa, che richiedeva il consenso dello Stato membro ricevente per la esecuzione effettiva della riammissione nel paese di primo ingresso.
Nel caso dell’Italia, a fronte della riduzione degli arrivi via mare vantata dal governo, frutto di accordi con paesi che hanno intercettato naufraghi in acque internazionali ed internato in campi lager decine di migliaia di persone, con migliaia di morti in mare, non si può sostenere la ricorrenza di una pressione migratoria o di una situazione migratoria significativa. Se di emergenza si deve parlare, e se ne deve parlare, si dovrebbe affrontare la questione delle vittime degli accordi di esternalizzazione, e delle politiche di cooperazione con paesi terzi che non rispettano i diritti umani, con le limitazioni alle attività di soccorso delle navi umanitarie delle ONG, frutto degli accordi con i libici (da Berlusconi a Gentiloni, e Minniti) e di leggi nazionali come il Decreto Piantedosi del 2023 (legge 15/2023). Non si possono neppure ignorare i respingimenti immediati che già da tempo si verificano dalla Francia e dall’Austria, soprattutto a Gorizia, frutto di una crisi ormai generalizzata del sistema Schengen, ed anche in questo caso, di precise scelte politiche.
Nessuna norma dei nove Regolamenti attuativi del Patto europeo sulla migrazioine e l'asilo del 2024 cita espressamente le ONG, ed i soccorsi operati dalle navi umanitarie con riferimento alla mobilità secondaria ai confini interni ed alle azioni di compensazione richieste agli Stati membri quando si tratta di concretizzare il principio di “solidarietà flessibile” che è alla base del Regolamento sulla gestione delle frontiere interne (UE) 2024/1351.