da La Repubblica del 20/08/2026
Il Vaticano conferma la rimozione di don
Biancalani: “Non sono morto”
di Valentina Tisi
La Santa Sede ha bocciato il ricorso presentato contro il provvedimento avviato dall’ex vescovo di Pistoia, monsignor Tardelli.
Nella voce di don Massimo Biancalani si sente tutta la delusione per la bocciatura che arriva dalla Santa Sede, un colpo inatteso il provvedimento che da Roma conferma la sua rimozione dal servizio pastorale nelle parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, a Pistoia. C’è la consapevolezza di essere più solo a combattere una battaglia che non porta certo consensi, più esposto alle critiche dei detrattori, soprattutto politici, a partire dal vice premier Matteo Salvini che ha subito commentato la notizia sui social. Ma c’è anche la voglia di non arrendersi: «Siamo indeboliti ma non morti» dice il sacerdote. Il Dicastero per il Clero ha rigettato il ricorso presentato da don Biancalani, il prete diventato un simbolo dell’accoglienza dei migranti, contro il provvedimento avviato dall’ex vescovo di Pistoia e Pescia, monsignor Fausto Tardelli. Un percorso avviato l’estate del 2024, con l’ipotesi del trasferimento del sacerdote all’Ufficio missionario diocesano, trasferimento rifiutato dal parroco, che aveva spiegato di voler portare avanti l’attività di accoglienza in parrocchia. Poi la decisione di togliergli la rappresentanza legale di Vicofaro, affidata temporaneamente a monsignor Patrizio Fabbri. A quel punto il sacerdote aveva deciso di fare ricorso, provvedimento per cui è arrivata adesso la risposta negativa da Roma. «Eravamo preoccupati per la pronuncia su Vicofaro, ma eravamo sicuri di poter salvare dal provvedimento Ramini — sono le prime parole di don Biancalani dopo la notizia — Lì non c’erano motivi per farlo, è stata una rimozione preventiva. A Ramini ci sono una cinquantina di persone, è una Vicofaro in piccolo, molti ragazzi fragili, alcuni vengono da Firenze e dall’area metropolitana, il mio primo obiettivo è proteggere loro». È ancora incredulo don Biancalani commentando la decisione della Santa Sede: «La mia non era una provocazione, un capriccio, seguivo le sollecitazioni di Papa Francesco, che seguiva quello che facevamo, e lo stesso Papa Leone parla spesso di accoglienza». Il sacerdote, non si nasconde, sa bene che, al di là dei malumori politici, la situazione che si era creata a Vicofaro stava diventando difficile da gestire, troppi i migranti accolti, ma, spiega, la responsabilità è di quella politica che si volta dall’altra parte: «C’era un problema di sovraffollamento — ammette — tante volte abbiamo provato a chiedere aiuto allo Stato, ma questo è un sistema che caccia le persone ai margini. La linea politica ormai è la disumanità, ma anche il centrosinistra talvolta è stato titubante. In questi anni siamo stati nel mirino dell’amministrazione di Pistoia, di Questura e Prefettura, ho avuto due comitati vicini a Lega e Fratelli d’Italia che hanno lavorato ai fianchi, persone che adesso potranno usare questo provvedimento, parlando di una mia delegittimazione». Parole che effettivamente non si sono fatte attendere. Il ministro e leader della Lega Matteo Salvini dai suoi canali social scrive: «Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo». Il sacerdote intanto non si arrende, ha 60 giorni per decidere se ricorrere all’assegnatura apostolica: «C’è rimasta quest’ultima possibilità e la stiamo valutando insieme agli avvocati. Però voglio essere chiaro, anche se sarò bloccato sulla parte pastorale, ci sarò sempre per i ragazzi che hanno riposto fiducia in me». Una partita delicata anche per il nuovo vescovo di Pistoia, che ha ereditato la vicenda e sta cercando di gestirla abbassando i toni. Proprio oggi alle 18 monsignor Mascagna sarà a Vicofaro per la funzione eucaristica «per accompagnare — spiega la Diocesi — il nuovo avvio della comunità>>.